martedì 30 novembre 2010

C'é sempre un motivo

Non cè niente di cui arrabbiarsi. C'é solamente da impazzire.
So di avere un appuntamento notturno fisso ormai tra l'1.00 e le 3.00. Ed è un appuntamento esclusivo. Nessuno ancora si è mai offerto sua sponte di presentarsi al mio posto.
Puntuale arriva il primo richiamo. Mi alzo fiduciosa.
Con un po' di biberon tutto si risolverà in pochi minuti.
5 minuti dopo sono di nuovo nel mio letto caldo caldo, sotto il piumone. Non faccio in tempo a ricordare quale sogni stavo facendo. Arriva il secondo richiamo.
Mi alzo, un po' meno fiduciosa, ma ripetendo a me stesso che amo il mio Bimbo, anche se non riesce a riaddormentarsi da solo. Idem come sopra.
Terzo richiamo. Questa volta, è inutile girarci intorno, sono incavolata nera. La sveglia suonerà tra appena 4 ore e io sono in giro per la casa a cullare Bimbo con un freddo spaziale. Bimbo non si concilia in nessun modo: non in braccio, non nel letto, neanche le ninna nanne funzionano. Sono a pezzi, alle due del mattino non mi viene nessuna idea originale per farlo addormentare.
Paul mi è di grande aiuto: "Lascialo piangere nel suo letto!" (Tanto Bimba stanotte è dai nonni)
Non aspettavo altro. Piccolo particolare. Se lui continua a piangere nel suo letto, io non riesco a dormire nel mio. Mi alzo ancora, ma la mia pazienza è ai minimi termini.
Non è colpa sua, lo so. ... ma allora di chi??? ... e non è il momento di autocolpevolizzarsi.

Quando la sveglia suona alle 6.00 siamo io e Bimbo addormentati sul divano con una coperta di fortuna. Tutto sommato un paio d'ore ho dormito.

Se la vita mi sembra tutta in salita, se tutti ce l'hanno con me, se non riesco a programmare neanche cosa farò per cena, se solo il pensiero di dover fare una telefonata mi fa innervosire, se diventa un problema anche accompagnare Bimba a vedere Cenerentola, adesso so il perché.

domenica 28 novembre 2010

Il compleanno della mamma

So di aver sempre ammirato la sua forza, la sua coerenza, la sua determinazione. So di aver spesso invidiato le sue certezze, la sua capacità di distinguere così facilmente il bene dal male.
So di non aver ereditato la sua naturale vocazione all’ordine e alla pulizia, tanto da aver rinunciato al confronto con lei.
So di averle spesso conteso l’uomo che entrambe amiamo, anche se in modo diverso.
So che a volte sono stata con lei troppo severa. So di averla provocata spesso: di aver sfidato la sua pazienza, le sue idee, la sua femminilità, il suo modo di essere e di amare. So di averla qualche volta ferita.
So di assomigliarle anche: la professionalità; la sbandierata indipendenza; la capacità di guardare alla sostanza delle cose;  il modo diretto di parlare; l’ostinazione a voler sempre fare tutto;  una certa capacità di amare, a volte ironica e distaccata, ma senz’altro incondizionata.
La mamma è sempre la mamma, ieri è stato il suo compleanno, e da qui, da qualche chilometro di distanza ho pensato che la donna che sono nel bene e nel male, la devo a lei.

venerdì 26 novembre 2010

All'antica

"Mamma, che cos'é il collegio?"

"E' un posto dove ci sono tanti bimbi monelli ... che dormono nella stessa stanza, e stanno tutto il giorno insieme agli educatori senza i genitori ... E mamma e papà li vedono solo il sabato e la domenica ... "

"Mamma, ci voglio andare."

giovedì 25 novembre 2010

Santa Rosalia

I bambini devono stare con i bambini.
I bambini devono andare al nido: si divertono, giocano, imparano subito le regole dello stare insieme.
I nidi sono luoghi sicuri, progettati proprio per i più piccoli.
Il nido ci sarà sempre, non si ammalerà mai, non avrà problemi familiari per cui assentarsi.
Il nido è un notevole risparmio economico.
Se in casa non c’è nessuno, in casa non ci sono consumi.
Il nido non vuole la tredicesima.
A settembre il nido comunica quali saranno i giorni in cui dovrai prenderti le ferie,  piazzarli ai nonni, o portarteli in ufficio, o scongiurare la vicina di casa di tenerseli.
Il nido risolve tutti i problemi di competizione femminile tra mamme  e baby sitter.

Ma poi è arrivata lei, Santa Rosalia: viso angelico, modi pacati e sereni. Premurosa, affettuosa, paziente, sorridente. Il mondo ovattato dove ogni bambino vorrebbe vivere. Il mondo disponibile e sicuro che ogni mamma vorrebbe per il suo bambino.
Composta anche davanti le peggiori ringhiate di Bimba.
Infine, il colpo di grazia, quello che ha fatto tornare i cuoricini nei miei occhi: Santa Rosalia non tocca Bimbo se prima non si è lavata le mani  …

I grandi amori smentiscono tutte le grandi teorie.

Santa Rosalia, Tu sarai sempre con noi, e Bimbo conoscerà la scuola a 6 anni compiuti.

mercoledì 24 novembre 2010

Profilo di un capo.

Non avevo mai avuto un capo prima d’ora. Un capo vero s’intende. I miei capi sono stati sempre colleghi per lo più della mia età.
Quando sono arrivata qui me l’avevano detto. “Non ti fidare. Per ora è di buon umore”.
Si presenta riservato e cordiale. Per lo più lavora chiuso nella sua stanza. Ci fa compagnia solo nella pausa caffé, ma è sempre di pochissime parole.
Ma non è questo che fa impressione. Ciò che fa impressione è quello che è successo oggi.
Chiama urlando la mia collega di stanza. Lei è la sua vittima preferita. Forse perché gli è indispensabile. Quello che ha urlato dopo lo abbiamo sentito tutti. Tutti noi della palazzina, intendo. E non solo.
Senza un vero motivo. Senza che ci sia stata una negligenza. Solo per sfogare la propria tensione.
A L. non rimane che stare in silenzio, rispondere è peggio in certi casi.
E poi lo conosce, si è abituata ai suoi modi. Certo, ci rimane male, ma poi le passa.
Lo so, toccherà anche a me prima o poi subire la sua sfuriata. La sua vile sfuriata, penso. I suoi interlocutori non possono usare lo stesso tono che usa lui.
E questo senso di impotenza mi tradirà, so anche questo.
Sembra  tanto la favola della Bella e la Bestia. Solo che qui non si sa se dietro la Bestia si è mai celato un principe.
Devo assolutamente scoprire quale trauma infantile ha causato la formazione di questa personalità maniaco-aggressiva. Non posso correre il rischio che Bimbo mi diventi così. Stasera lo guarderò con occhi un po’ diversi, con occhi indagatori, pronti a cogliere la minima sfumatura di personalità deviata.
Potrebbe già essere troppo tardi.

lunedì 22 novembre 2010

Piani d'emergenza.

Piano d'emergenza per accorciare questa interminabile domenica. Ultimo giorno senza Paul.
1. ipotesi: Fuga. Io al Convegno di Calarossa, e i bambini con i nonni.
Fallito. Il convegno la domenica è dalle 10,00 alle 12,00. Troppo poco.
2. ipotesi: Altra fuga. In agriturismo con amici.Questa volta con figli.
Fallito. Finirà per essere troppo faticoso.
3. ipotesi:
Programmare la giornata:
- 7,00 -10,25: Sveglia. Colazione. Preparare omogeneizzati di verdure per la settimana. Pulizie domestiche (per far trovare a Paul almeno il suo bagno decente e il letto cambiato). Preparare i bambini.
- h 10,30: Messa con bambini. (La suora a gennaio preiscriverà lei stessa i pargoli alla scuola comunale.
- h 11,30: Giardinetti.
- h 13: Casa dei nonni.
- h 18,30: Casa. Cartoni. Attesa di Paul.

Giornata:
- h 7,00 I bambini sono matematicamente già svegli. Il loro orologio interno di domenica è programmato non oltre le 6,30.
 -10,25: Sveglia. Preparazione omogeneizzati di verdure per la settimana.

"Mamma, voglio fare il puzzle. Mio fratello me lo distrugge."
Ergo: "Tienitelo tu in cucina".
Ma Bimbo protesta. Non vuole guardare la mamma che omogeneizza qualisiasi tipo di verdura fermo sul seggiolone (e perché mai?): vuole essere cambiato, intrattenuto con un bel gioco, addormentato.
Vabé la colazione è saltata. Vabé, le pulizie anche.
Cerco disperatamente di vestirmi e vestire Bimba in tempo per la Messa. Ci sono quasi riuscita.
Ma Bimbo è ancora sul seggiolone. E questa volta piange disperato.
h 10,20: Lo prendo in braccio, e si addormenta di colpo.
Vabé, anche la Messa mattutina è saltata. Ci andrò nel pomeriggio.

h 11,00: Il letto non è fatto, la biancheria non è piegata. Il bagno è ancora quello di mercoledì. Ma pazienza. mettiamo un punto.
Tutti al parco.

h 12,30. In macchina, si va dai nonni.
h 13,00: Siamo a casa dei nonni.
Il piano emergenza è dichiarato sospeso. Ora se la vedono loro. 

 h 17,00: SMS di Paul: "Corie, sto tornando. Ci vediamo tra un po'."
"Bene!" Rispondo facendo finta di niente.
Ma la mia mente corre alla montagna di biancheria ammucchiata sul nostro letto non fatto. E, peggio ancora, al bagno (...)
Vado di corsa a cercare una Messa.
h 18, 45: Adesso tutti in macchina. Destinazione casa. Il Piano di emergenza è riaperto.

Bimba è incantata davanti ai cartoni. Finalmente Bimbo è libero di andare in giro e distruggere tutti i puzzle che vuole, tanto la sorella non se ne accorgerà. E io ho appena il tempo di fare il letto, e piegare quella montagna di panni.
Troppo tardi per le pulizie. E' già ora di cena per Bimbo.
Primo cucchiano di pappa e ... driiiin .... E' tornato papà!!!

Paul è tornato. Il letto è a posto, la biancheria nche. Mi dipiace, Paul. Il bagno sarà uguale a quando l'hai lasciato. Un tantinello peggio, forse. La cena non è pronta.
Ma adesso il piano emergenza è ufficialmente chiuso.

venerdì 19 novembre 2010

Senza di te.

Senza di te non si cucina pesce.
Senza di te niente pizza taxi e pollo taxi.
Senza di te i pomeriggi non passano mai.
Senza di te a tavola si parla solo di favole.
Senza di te esiste solo la spesa a domicilio.
Senza di te Bimba guarda i cartoni animati dopo cena.
Senza di te i bambini la sera piangono mentre io cucino.
Senza di te nessuno comunica più i risultati delle partite.
Senza di te ogni pranzo e ogni cena diventano un pic nic.
Senza di te è impossibile la raccolta differenziata porta a porta.
Senza di te dormono tutti nel nostro letto, tranne la sottoscritta (...).
Senza di te non è possibile parlare al telefono il pomeriggio (neanche con te ...).
Senza di te in casa c'è un'adulta che deve dimenticare di essere tale per giocare 24 ore su 24.
Senza di te c'è un'adulta che quando i bambini dormono e vorrebbe tornare alla sua età, è troppo stanca per essere un'adulta.
Torna a casa, Paul.

mercoledì 17 novembre 2010

Sì, c'ero anch'io ...

Sì, è vero, c’ero anch’io l’altro giorno. In fondo a tutto, seduta timidamente, mi nascondevo dietro mio marito. Ti sarai senz’altro accorto di me, a causa della mia voce. Nella confusione delle preghiere recitate per te, ce ne era una un po’ stonata, che non seguiva la cadenza della tua Terra e della tua amata città. Aveva una inconfondibile flessione partenopea.
No, non ci siamo conosciuti di persona. Ero lì perché conosco tuo figlio, e tua nuora. Loro hanno la mia età, quello che è successo a loro potrebbe capitare anche a me. E questo mi confonde, e mi atterrisce…
Avevo fretta di tornare a casa, era ora di pranzo per il mio bimbo, eppure sono rimasta fino alla fine. Ti sarai commosso per le parole del tuo amico sull’altare. La cosa strana è che mi sia commossa io. Che non ti ho conosciuto, che non ho vissuto  i tuoi proverbiali scherzi: che non ti ho visto essere marito e padre esemplare, che non sono venuta in montagna con te, e tantomeno in trasferta e allo stadio. Ma nelle parole del tuo amico riconoscevo tanti volti familiari. I volti dei padri delle mie amiche e dei miei amici, quelli con i quali sono cresciuta, e … ho paura a dirlo… anche quello di mio padre.
Vi somigliate un po’ tutti, voi della vecchia generazione: passioni totalizzanti, grandi lavoratori, padri spesso presenti, padri sempre disponibili, che non hanno mai perso il gusto di sentirsi raccontare le storie dei loro figli, padri severi, ma magnanimi.
Uomini che non hanno conosciuto la noia, che non hanno vissuto realtà virtuali, che non hanno mai perso di vista i loro veri amori.
Per questo rimanete delle colonne. L’ago della bilancia del nostro generazionale precario equilibrio. Per questo non potete permettervi il lusso di stare male. Non potete permettervi il lusso di lasciarci soli.
Per questo piangevo a dirotto, pur non sapendo niente di te. Per questo la mia stonata preghiera partenopea non hai potuto fare a meno di sentirla anche tu.
Riposa in pace.