martedì 29 marzo 2011

Fare filosofia

Corie modestamente é una figlia d'arte.
Suo padre infatti é un professore di filosofia. E avere un padre filosofo é molto impegnativo per un figlio, figuriamoci per una figlia.
La Corie liceale ha vissuto la sua adolescenza sapendo che suo padre le leggeva nel pensiero, perché era forse la milionesima adolescente che aveva davanti agli occhi, e a cui insegnava a vivere. 

Un padre serio, non incline al compromesso ma pronto alla comprensione, non disposto a cedere ma sempre a parlare, un padre poco complice ma molto ironico, molto dolce e molto chiacchierone.

Come ogni figlia d'arte che si rispetti non ha ereditato il suo talento, ma solo le sue passioni.

Quando parla suo padre si spianano nuovi orizzonti di vita, quando parla Corie le riflessioni sulla vita e sull'identità sembrano più attacchi di panico ansiogeno materno, che nella migliore delle ipotesi producono  facce eloquenti, e nella peggiore cambiamenti di discorso.
 
Tuttavia, tra fare la spesa, cambiare il pannolino, risolvere un capriccio, andare alle  festicciole, sostenere i colloqui con la maestra,  cercare disperatamente una baby sitter per concedersi una pizza con Paul, Corie ha ogni tanto il bisogno di astrarsi, e chiedersi il perché e il fine della storia, la sua e quella del mondo.

Per raccontarsela, questa storia, per scoprire se le piace o meno, per provare a cambiarla, oppure provare a farsela piacere.

Sabato mattina Corie ha rinunciato a fare la spesa, cambiare pannolini, risolvere capricci, andare alle  festicciole, sostenere una riunione con la suora direttrice (essì, sono sacrifici) per concedersi una giornata di studio con altre 30 ragazze circa sulla propria identità virtuale e su quella (futura) dei suoi figli.

Non ha smesso di rifletterci su, ma ha temporaneamente calmato qualche spasma ansiogeno.
Per una figlia d'arte senza troppo talento non é male.
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