mercoledì 23 dicembre 2015

Natale sull'Isola

Non é facile scrivere post dal telefonino, ma per ora non posso fare altro. Qui nell'Isola di Paul non ho connessione, quindi niente Tablet e pc.
Avrò più tempo per i bimbi
Avrò più tempo per il Kobo
Mi sono appena iscritta ad una sfida librosa di cui posteró tutte le info appena tornati alla cittadinadinare.
Avrò tanto tempo per le mie amiche. Il turbillon delle tombolate e delle merendine é già iniziato. Paul infatti mi sembra già confuso.
Avrò più tempo anche per lui.


Buon Natale  anche a voi!

mercoledì 16 dicembre 2015

Buon compleanno a te

Si siede comodamente sul divano. Ruba la copertina al fratello. Scappa.
Bimbo (pazientemente) si alza per recuperarla. Lui la molla e in un attimo si butta sul divano rubandogli il posto.

Bimbo dorme sereno sul divano. Lui  prende la sedia, gli si siede accanto con la favola di Biancaneve, e gliela legge. 

Non guarda la TV senza una sedia per appoggiare i piedi, 
non si addormenta se non ha dato a tutti il bacio della buonanotte, 
non passa davanti un quadro della Madonna senza buttare un bacio,
non scende dalla macchina se non si è seduto al posto del guidatore per parcheggiare, 
non finisce la sua lezione di nuoto se non si lancia almeno 5 volte dalla scivolo.

Quando lo vai a prendere al nido, ti chiederà dove sono tutti, fino alla terza generazione,
quando Bimba esce di casa, chiede di lei 5 volte al minuto,
quando programmo la lavatrice, deve essere lui a premere start,
quando vede i nonni su Skype vorrebbe entrare nello schermo del portatile.

Questo è il nostro piccolo Gugu. E i ‪#‎terribletwo‬ sono iniziati appena oggi. 

Tanti auguri a lui, e anche un po' a tutti noi.

martedì 15 dicembre 2015

Un e-reader per Natale

Non avete ancora pensato al regalo di Natale, e mancano meno di 15 giorni.
Sapete, però di avere unamma/un papà/un compagno/un figlio/uno zio... book addicted. Entrate in libreria, nella speranza che qualche copertina vi illumini sul da farsi.
Un momento, come si chiamava quel libro che cita sempre? E l’ultimo che ha letto? Non mi parlava poi di una serie che gli/le era piaciuta? E ancora, di quale libro usciva ora il film che non aveva ancora letto
Molto difficile entrare nella mente e nei desideri di un lettore forte.

...To be continued on Baby Bazar Magazine

(Fresco fresco l'ultimo contributo di Corie sul BBMag).

sabato 12 dicembre 2015

Conto alla rovescia.

Tra una settimana si parte per l'Isola di Paul.
I bambini fanno il conto alla rovescia ogni giorno. A Bimbo veramente i conti non tornano mai (Come mai se partiamo tra 10 giorni, non ne mancano 7 alla partenza???).
Le partenze impongono delle chiusure si sa. Non si può mica andare via senza aver finito i compiti delle vacanze.
Intanto, i regali di Natale. Sembra che questa sia l'unica cosa conclusa. Manca solo di fare i pacchetti.
Albero di Natale, (ri)comprato e addobbato, almeno qui alla cittadinadimare. Bimba è ufficialmente la vetrinista di casa Bratter.
Presepe, fatto. Bimbo è ufficialmente il responsabile della posizione dei pupini.
Nel frattempo Gugu si diverte a rubacchiare palline e a spostare i pastori. Li abbiamo trovati annegati nel pozzo del presepe insieme alle pecore (...). Per fortuna Bimbo ha il senso dello humor.
C'è da consumare tutta la roba del frigo. E poichè non si butta via niente in settimana bisognerà fare un'infornata di muffin con mele e cioccolato, e forse ci uscirà anche una torta e un gateau di riso. Praticamente arriveremo all'Isola con 3 kg in più a testa e il diabete.
C'è stato il compleanno di Paul qualche giorno fa.
Corie gli ha regalato un calendario con le foto di famiglia.
Tra qualche giorno ci sarà quello di Gugu, poi quello di Corie.
Paul le ha regalato un tablet.
Ok, non è esattamente bello come avere un calendario, ma Paul, si sa, non ha fantasia, e si affida ciecamente alla lista desideri di Amazon di Corie. Per puro caso, ha trovato questo.
Rimangono la torta in classe di Bimbo, i mercatini di Natale della scuola, le recite di Bimbo e
Per fortuna la squadra di Paul sembra aver avanzato il pericolo della serie B.
Sembra preannunciarsi un Santo Natale niente male.
 Bimba, un articolo da scrivere per il notiziario della biblioteca.

.

venerdì 11 dicembre 2015

#Cosedabibliotecari

Lavoro ad una donazione fatta negli anni '80 alla biblioteca. Una donazione mai abbastanza valorizzata, da cui, naturalmente, stanno uscendo delle vere perle.
Mi imbatto in un libricino ben rilegato, che scopro essere una tesina di maturità.
Una tesina di maturità classica degli anni '70 rilegata con tanto di copertina, sui cui campeggia il nome del giovane autore e il titolo della tesina. Un nome già altisonante. Presumo, all'epoca, avesse intorno ai 18 anni. 
Non è passato poi molto tempo. 
Cerco su Google il nome dell'(allora giovane) autore. 
Chi è diventato ora quel ragazzo appassionato di cultura ellenistica? 
Trovo il suo profilo FB. Vado a guardare. Non essendo amica ovviamente posso vedere poco. Gli ultimi post sono del 2011. 
"Poi avrà capito come funziona la privacy" penso.
Tutto torna. Certe volte nel nostro nome di battesimo c'è il nostro destino: post sulla Storia, musica classica, appassionato di Tolkien, molti post sulla Patria. Nelle indicazioni degli studi c'è il Liceo Classico citato in copertina. Sembra proprio lui.
Mentre mi chiedo se non sarebbe bello fargli sapere che in una biblioteca non troppo lontana da lui c'è la sua tesina di maturità, comincio a valutare se sia il caso di cercare una mail per contattarlo. 
Ne parlo con qualche collega.

E se fosse un megalomane. E se fosse un fanatico. E se fosse un maniaco. E se te lo ritrovi qui. E se fosse uno stalker. E se fosse un fascistone. Se fosse un violento, un ricattatore. Che ne sai.

Mi pare parzialmente sensato. Che ne so. Cerco di saperlo, allora. Torno su Google, per cercare di vedere oltre fb. Scopro che era un tenente colonnello, probabilmente non era sposato.
Due o tre riferimenti dopo rieccolo ancora, è lui. Questa volta su uno strano sito, una specie di social network per defunti . A quanto pare ha lasciato questa terra da qualche tempo.

Niente da fare, il nostro uomo ha già raggiunto l'onniscienza, non c'è bisogno di avvertirlo.

"Peccato, sembrava così un brav'uomo."

....

 

venerdì 4 dicembre 2015

Venerdì del libro: Per mano mia

Ho scelto di parlare di questo libro per due ragioni.

1. Si avvicina Natale e volevo qualcosa in tema

2. Stanno preparando la fiction su Rai 1 della serie del Commisario Lojacono, ma io ho letto la serie di Ricciardi. (anche i lettori hanno le loro leggi di Murphy), perciò non mi rimane che proporvi questa.

Si tratta di un giallo, un giallo colto. Insieme ad una storia appassionante, come devono esserlo i gialli, De Giovanni ci riporta nella Napoli degli anni '30, nella Napoli fascista, e ci guida per mano per le sue logiche, le su strade, per i suoi vicoli, per i suoi personaggi, i suoi pescatori, e ci insegna i mille significati del presepe. Piccolo, grande, minuscolo, opera d'arte: ogni napoletano ne ha uno in casa. De Giovanni ne conosce ogni simbologia.

Questo romanzo non è il primo della serie, ma il sesto, almeno a  volersi fidare di Wikipedia. (D'altronde io non li ho letti in ordine.). Quello che mi piace delle serie in genarele è proprio ritrovare i personaggi: e certo, Ricciardi mi piace (come non potrebbe, la sua tristezza è a tratti commovente, a tratti irresistibile), ma ho adorato il brigadiere Maione, la sua spalla. Un vero naoletano, senza essere macchietta. Padre di una famiglia numerosa, marito di Lucia, donna del popolo, cuoca di un ragù spettacolare, dotato di senso pratico e di grande buon cuore. Una presenza rassicurante e sorniona. 
Insieme a Bambinella (ma non vi dico chi è), il personaggio più riuscito. 

Questo post partecipa ai Venerdì del libro di Homemademamma.

mercoledì 2 dicembre 2015

Il Natale si avvicina

"Mamma, esiste Babbo Natale?"

Corie glissa. Tecnica poco efficiente, ma abbastanza efficace nel prendere tempo.

"Gli hai scritto la letterina? Cosa gli hai chiesto?"

"Una stella marina, e una collezione di conchiglie."

Ah.

"Ma siamo a dicembre."

"Eh, ma Babbo Natale è Babbo Natale!"

Cosa altro bisogna aspettarsi da questa generazione di ottenni, lo scopriremo solo vivendo.

lunedì 30 novembre 2015

Basta un attimo


C'é una scena che si ripete puntualmente tutti i venerdì, appena i Bratter varcano la soglia del supermercato. Bimba corre verso il reparto cancelleria, sceglie un quaderno (di solito con copertina viola).

E Corie puntualmente finisce per comprarli, senza neanche troppe insistenze (ma non ditelo a Tata Lucia).

Metti che poi il sabato mattina Corie decida di non andare in piscina coi pargoli.
Le sembra una scelta sensata vista la pioggia battente, raffreddori vari e la piacevole prospettiva di una pigra giornata in casa.
Cosa potrà mai succedere in un quarto d'ora.


I giocattoli di Gugu sono infilati nella lavatrice.
Fogli e pennarelli sono i padroni di ogni scaffale della libreria, e i pupini di Bimbo hanno invaso tutti i letti e i divani disponibili.

Corie in un attimo può diventare irriconoscibile. Ne ha una per tutti.
Tra le altre cose che ha urlato esclamato: "Bimba, è l'ultima volta che ti compro quaderni!"

Un'ora dopo. Ordine ristabilito. Storia ripetuta. Tocca al quaderno di italiano.
Tema: "La mia famiglia".
Omamma. Corie è preparata al peggio.
E invece si sbaglia, ci sono solo belle parole.
Parole commoventi, quelle che difficilmente Bimba pronuncerà mai ad alta voce. E poi c'è un disegno.
Lo aveva fatto il giorno prima a scuola: Bimba che chiede un quaderno al supermercato, e Corie che le dice sì.
Ecco qui. Una fitta al cuore. E una allo stomaco.
Non è un film, la lacrima deve aspettare.
E il rewind non c'è in questi casi.

venerdì 27 novembre 2015

Venerdì del libro: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome


In biblioteca, l'altro giorno, la tirocinante fantasticava sul suo futuro in una casa editrice.
"Potresti fare la ghostwriter" le ho detto, scherzando.
"Magari" mi ha risposto, prendendomi sul serio.
A quanto pare è un mestiere molto ambito tra i giovani autori di oggi, pieni di talento, ma sconosciuti ai più.
E così mi è tornato in mente questo libro.
L'ho odiato per le prime 50 pagine. 
Vani, la protagonista, è il più lontano possibile da me. Veste sempre di nero, saccente, asociale, volutamente antipatica, non fa nulla per rendersi gradevole agli altri.
Poi l'ho amato. La storia è leggera e ironica. I personaggi ben studiati. Un giallo niente male fa da sfondo alle avventure amorose e alle amicizie della protagonista, che di mestiere fa la ghostwriter.
I riferimenti letterari sono tantissimi, tanti da accendere qualche curiosità su qualche (parecchie) lacuna, e vengono sempre proposti tra le righe.
Lei stessa, Vani, a poco a poco mette a nudo le sue fragilità e si finisce per fare il tifo per lei, e per il commissario. Dopo aver letto il libro capirete e mi direte.


Questo post partecipa ai venerdì del libro di Homemademama.

mercoledì 25 novembre 2015

Vacanze romane (in Partenope)

Quando Corie pensa a Audrey Hepburn le viene sempre in mente quella volta che Bimbo, guardando una sua foto, la guardò e disse:
 "E' la tua caricatura, mamma?". 
Soddisfazioni che solo i figli maschi quattrenni possono darti.
 
Partire per Partenope la domenica pomeriggio per andare a vedere a teatro il musical di "Vancanze romane", soddisfazioni che solo una figlia femmina, dagli otto anni in su, può darti. 

Bimba aveva visto il film l'anno scorso. Pur lamentandosi che fosse in bianco e nero, con grande stupore di Corie, lo ricordava perfettamente. 
E poi i musical le piacciono: non è il primo che vede. Corie è andata a colpo sicuro.
A incorniciare l'evento al femminile delle Bratter, una passeggiata nel cuore di Napoli fino al Palazzo Reale. A Bimba Piazza del Plebiscito è sembrata immensa (da sola è forse la metà della cittadinadimare). 
Il negozio dove Corie ha comprato l'abito da sposa, le luci della strada a forma di pizza, la galleria Umberto, la fila per la sfogliatella di Mary e, in più, una tappa obbligata da Gayodin. Questi bambini devono pure imparare ad assaporare le gioie della vita. Ecco, la cioccolata di Gayodin è una di queste, imprescindibili, gioie. Mi sembra che Bimba sia sulla buona strada.

E infine lo spettacolo: Bimba ha battutto forte le mani. Bravissimi gli attori, meravigliosi i costumi. 
Certo che certe magie del film non è facile metterle in scena (vi ricordate il bagno nel Tevere?) , ma Corie non fa testo in questo: lei ha iniziato a sognare con i libri senza le figure, e con le vecchie commedie americane in bianco e nero. 
Tocca contribuire ai piccoli sogni di una piccola ottenne del 21. secolo, come incipit non ci possiamo lamentare.

venerdì 20 novembre 2015

Venerdì del libro: Il diario di Jane Somers

Sarà perchè sono due settimane che cammino senza smartphone, ma con il telefono della mia cara nonnina (il famoso Brondi modello siccomechesonocecata), qualche giorno fa mi è tornato in mente questo lbro della Lessing.
Un libro un po' fuori genere per me, che cerco nella letteratura sempre grandi emozioni e belle storie. 
E' la storia di un'amicizia nata per caso tra una giovane donna in carriera e un'anziana, povera, signora. Un romanzo di formazione, che porterà entrambe a fare un passo avanti nell'uscire da sé stesse. 
Ambientato a Londra, ho scoperto con questo romanzo che in Inghilterra sono previsti per gli anziani un assistente sociale, una Buona Vicina (una volontaria che si offre di far compagnia agli anziani soli per un'ora al giorno) e un aiuto domestico, oltre che visite mediche a domicilio.
Ci saranno scene che vi faranno rabbrividire per i particolari repellenti di incuria personale che la Lessing non risparmia. 
Ma il libro è soprattutto l'analisi spietata dela psicologia degli anziani, del loro costante complesso di abbandono e di inutilità, dei loro evidenti limiti, della loro diffidenza, delle loro profonde paure, e della loro effettiva solitudine.  Riconosceremo in certe dinamcihe proprio gli stessi atteggiamenti che conosciamo negli anziani che conosciamo, e che amiamo: certi piccoli egoismi, quei sottili ricatti morali, dei quali ci sentiamo prigionieri, ma a i quali è tanto difficile dire di no.

giovedì 19 novembre 2015

Chi sposerà Gabriellina

In un tempo che sembra una vita fa Corie aveva un fidanzato, che poi è diventato un ex. E questo ex aveva una madre (ce l'ha ancora, spero). 
Di lei Corie ricorda molte cose belle (tra cui la pizza, gli gnocchi e la pasta con le vongole), ma soprattutto ricorda la propria espressione quando le parlava. 
Corie, il più delle volte, non capiva un bel niente.
Nata e cresciuta nel cuore della storica Partenope poco prima della guerra, quando non era necessario un titolo sopra la quinta elementare, la signora madre del mio ex non parlava italiano, bensì partenopeo. 
Un partenopeo d'altri tempi, dinanzi al quale Corie rimaneva affascinata Ne coglieva la sintassi, ma molti termini li ha dovuti imparare, perchè si fa presto a dire di saper parlare napoletano, ma quei termini sono antichi, e non li conosce più nessuno. Il dialetto della madre del suo ex era un dialetto puro. 
Non so come avesse fatto, ma non si era lasciata contaminare dalla televisione. 
Per dire orecchini lei diceva  "sciucquagl'", i lividi erano "mulignan".

Una lingua che Corie, nata e cresciuta nella Partenope moderna (anche se i figli hanno qualche dubbio), che pure  imparato sui banchi di scuola pezzi di "Natale in casa Cupiello" e intere poesie di De Filippo a memoria, che conosce intere sequenze dei film di Troisi, non ha più sentito. Una lingua che si è persa.

Anche questa è globalizzazione.

Qualche giorno fa Corie ha raccontato ai suoi bimbi la trama di Non ci resta che piangere.  
Sembravano divertiti e incuriositi.
Così, incoraggiata, Corie prende il dvd e si accomoda sul divano con loro.
10 minuti di silenzio.
Poi Bimba timidamente dice: "Non sto capendo niente, che lingua parla?"

Ma come, neanche il livello base del partenopeo? 
Come si può crescere sani senza i film di Troisi?
Qui urge rimediare. 

 A Corie è toccato di spiegare la scena di Gabriellina, di Benigni che vuole piazzarla a Troisi ("te la vuò spusà tu a Gabriellina?" ).
E la condanna ha avuto inizio.
Bimbo e Bimba preferiscono la versione di Corie della scena a quella originale di Beningni e Troisi. 

#macirendiamoconto. 


lunedì 16 novembre 2015

Come si cambia



Mi sento un po' in imbarazzo a scrivere il blog oggi.
Mi spinge solo il fatto che , rileggendolo tra qualche tempo, possa ripensare a queste giornate senza che la strage di Parigi abbia lasciato un segno.

Sabato sono andata a vedere con Paul "Gli ultimi saranno gli ultimi".
Ho pianto per metà film.
Poi siamo andati a mangiare una pizza. E mentre ragionavamo della nostra quotidianità, Paul mi ha detto di guardare sugli schermi Tv del locale.
Sono venuti i nonni Bratter questo fine settimana.
Si è discusso sul mandare o meno Bimba a Roma per la gita di dicembre.
Bimba ha depennato un'altra città dalla sua wishlist:
"Quindi, i posti dove non andrò mai sono:
Pompei, perchè c'è stata l'eruzione del Vesuvio,
Parigi, perchè c'è il terrorismo."
[E nessuno le ha mai ancora raccontato dell'11 settembre, dell'Egitto, della Siria, del Libano, etc etc.]
Io sono sempre senza smartphone. In compenso ho acceso il computer domenica mattina, contravvenndo ad uno dei miei più radicali tabù, per sapere se i miei 4 amici che vivono a Parigi stanno bene.
La nostra vita è già cambiata.


So che tra un mese avremo dimenticato: si parlerà d'altro, ci sentiremo di nuovo al sicuro. Ricominceremo a viaggiare nelle grandi città, in Europa, in America. Avrò senz'altro ricominciato  a scrivere di Paul, di Bimba, Bimbo e Gugu sul blog, e a leggere libri e a scrivere le mie recensioni. E loro colpiranno ancora, quando meno ce l'aspettiamo.
La paura camminerà al nostro fianco, impareremo a conviverci, come una ferita aperta, insieme a tante nostre incertezze.
Molte delle mie amiche mamme chiedevano su FB cosa spiegare ai bambini.
Io non lo so. Non lo so talmente tanto che ho lasciato che vedessero, e sentissero.
Bimba, andando a Messa, mi ha chiesto: "E ora, che si fa? come si fa?"

"Si fa meglio di prima, Bimba. Si cerca di essere più gentili di prima, più generosi di prima, più caritatevoli. Si cerca di pregare di più. "
Questa è stata l'unica risposta possibile.

martedì 10 novembre 2015

H-7-25


Le tempeste magnetiche a Casa Corie non hanno pietà.
Basta che ceda un elettrodomestico, gli altri gli vanno dietro impazziti, tipo Go Down.
Per qualche strana ragione, ciò avviene sempre in autunno, quando, è evidente, scendono gli extraterrestri nella cittadinadimare. (riferimento palese all'ultimo film campione di incassi a casa Bratter, Uno sceriffo extratterestre)

Solo a fine settembre Corie era riusucita a sopravvivere ad un attacco Trojan al suo pc, attualmente si ritrova senza Robot da cucina (dato il talento di Corie ai fornelli direi che è una danno non da poco), e da tre giorni anche senza telefono. Gugu ha pensato bene di lanciarlo, dalla vertiginosa altezza di 90 cm., e insieme allo schermo si è rotto anche il touch.
L'assistenza non le ha dato speranze: per almeno una settimana deve fare a meno del suo smartphone.
Niente facebook in tempo reale, niente messenger, niente whatsapp, niente twitter, niente instangram, niente mail da controllare, niente estemporanei e imprudenti acquisti su Amazon, niente foto, niente filmini, niente rubrica.
Per organizzare la pizza di sabato sera Corie è andata a citofonare alla sua amica. Non accadeva da quando aveva 11 anni all'incirca.

Non essendo la prima volta che il telefono la abbandona neli ultimi sei mesi
- è riuscita a imparare a memoria il numero di Paul
- ha ereditato il telefono di sua nonna Dedda, un Brondi effetto "siccomechesonocecata", essenziale ma immortale, con numero annesso.
- ha una buona occasione per disintossicarsi dai social
- ha benedetto la sua linea fissa, anche quella una battaglia (vinta) di Nonna Dedda.

Di contro però,
- non è detto che tutta questa astensione non si trasformi in una sfrenata dipendenza social (lo sapremo solo la prossima settimana)
- non è detto che tutta questa astensione non si trasformi in una sfrenata astensione ascetica dai social (non lo sapremo mai)
- difficilmente di questo passo riuscirà ad elaborare il lutto di sua nonna.

(Sigh).

venerdì 6 novembre 2015

Venerdi del libro: La bambina che salvava i libri

Oggi mi dedico ad un libro celeberrimo.
Di recensioni ce ne sono talmente tante in rete, che tanto vale aggiungere anche questa.

Il libro è ambientato in Germania, all'epoca del nazismo, delle leggi razziali, e poi della guerra.
All'epoca degli avvenimenti, la protagonista, Leslie, ha solo 9 anni. Figlia di un comunista, sarà affidata dalla madre naturale ad una famiglia della periferia di Monaco.
Il furto dei lbri è la trasgeressione di una bambina, ma nelle vicende del romanzo è solo un pretesto per dire di come la letteratura ci può salvare. 
Non la vita, purtroppo quella no.
Nelle notti passate nei rifugi Leslie legge ad alta voce, tra lo stupore iniziale di tutti. Alla fine saranno i suoi compagni di sventura a chiederle di leggere ancora. L'immaginazione, il mondo lontano anni luce da quel dolore e da quella tristezza, diventa la loro salvezza, almeno per qualche ora.
Altro tema portante del libro è l'amicizia. Quella tra Leslie e Rudy, che come ogni buon amico che si rispetti è innamorato fradicio di lei.
Ci sono poi alcune figure molto ben tratteggiate, come quella del padre adottivo, Hans Hubermann: un padre che la consola nei suoi incubi notturni, che le insegna a leggere, a stare al mondo, ad avere il coraggio e la libetà di pensiero, e a prendersi cura di un altro essere umano.
"La bambina che salvava i libri" non è un romanzo che va di fretta. Non gli interessa la suspence, non gli importa se già il lettore avrà intuito come andrà a finire. E' un libro che procede adagio.
Il film, invece, è naturalmente una selezione di scene tratte dal romanzo.
Io l'ho proposto a Bimba, che ora ha 8 anni. 
E' stata un'occasione per raccontarle un po' di Storia del secolo scorso, attraverso le vicende di una bambina della sua età. Nonostante l'argomento, infatti, rimane un film delicato. Doloroso, quello sì, ma in mancanza di nonne che le raccontino la guerra, bisogna pure iniziare da qualche parte.

Questo post partecipa ai Venerdì del Libro di Homemademamma.



giovedì 5 novembre 2015

Che confusione

Che erano amiche da sempre si sapeva.
Che sarebbero state amiche per sempre si presumeva.
C'erano tutte le condizioni, in effetti, perchè accadesse.
C'era la stima, la complicità, un lungo background comune.
E questa volta Corie non può neanche dare la colpa a Paul.
Nonostante il suo bratterismo, non le ha mai detto "no" ad una serata insieme. Una volta le ha perfino risposto al telefono.
Eppure qualcosa è cambiato. E' cambiato tutto nel giro di qualche mese. Una telefonata non fatta, poi un invito che non c'è stato, che non è mai stato recuperato. E poi. Boh. Quest'estate, quando potevano stare insieme, finalmente passare del tempo spensierato, nello spazio tra l'ombrellone di Corie e quello della sua amica é calato l'inverno.
Il marito di lei, altro modello orso, è stato il più loquace del gruppo.

Se due amiche storiche si guardano e non hanno niente da dirsi qualche problema c'è.

Glielo ha detto anche il suo amico C. che in queste cose è un esperto, e che ovviamente sull'argomento è stato ampiamente consultato.

Sempre lui, l'amico esperto, dice che un'amicizia così non può finire senza un chiarimento.
Solo che Corie, per definizione, non chiude le amicizie. Anche quando sembrano seppellite, in qualche modo le resuscita. Non ci riesce a chiudere con persone con cui ha condiviso più di due risate e una pizza.
 Allora che si fa.
a) Ci si ostina a chiamare, nonostante siano passati due mesi dall'ultimo tentativo di telefonata, e si va avanti facendo finta di niente;
b) Si chiama, e si cerca di capire. Che sembrerebbe, forse, la cosa più ragionevole, ma non per il rapporto tra Corie e la sua amica, fatto sempre più di complicità che di parole;
c) Ci si rassegna, si soffre, si soffre molto, ma forse si rispetta la libertà altrui, evitando di passare per stalker;
d) Si cerca una risposta su Google, o si chiede a Siri, che sul mio Windows Phone si chiama Cortana, e ci si affida a loro come all'oracolo di Delfi

O forse Corie si sta incartando. O forse è solo un grande equivoco.
In attesa di decidere quale busta aprire, c'è una sola preghiera da fare:
se in estate c'è stato l'inverno, può essere che per Natale torni l'estate.
To be continued.




domenica 1 novembre 2015

Sindrome Troisi

Mariangela ha fatto uno stage in biblioteca. Laureata,  specializzata, in cerca di lavoro, con una vita sentimentalmente complicata.
Corie e Mariangela hanno preso spesso il caffè insieme ad altre colleghe, chiacchierato del più e del meno, raccontato aneddoti della propria vita.
Poi un giorno, tra un libro antico e un altro, mentre discuteva di sigle di collocazioni e impronte, dice: "Certo, che se tu e tuo marito aveste un figlio solo, la tua vita sarebbe meno complicata."

Oh bella. E a chi avrei dovuto rinunciare esattamente dei tre.
A Bimba, alla sua intelligenza, alla sua praticità, e alle sue sindromi preadolescenziali, iniziate peraltro all'età di sei mesi.
A Bimbo, alla sua sorprendente fantasia, alla sua naturale allegria, e alle sue frustrantissime opposizioni.
A Gugu, alla sua dolcezza, ai suoi abbracci, alle sue scoperte, e alle sue monellerie.

Sai, è vero.
Sono così stanca che mi addormento mentre la parrucchiera mi fa lo shampoo,

se apro l'armadio mi cadono addosso tutti i panni da stirare,
non ho il tempo di farmi la manicure,
non faccio un viaggio da sola con Paul  da tempo immemorabile,
non esco con le amiche se non due volte l'anno,
non guardo telegiornali, ma solo Masha e Orso, e mi piace pure,
non conosco le nuove boy band, ma canto solo le canzoncine di Masha ("siamo amici davvero" è la mia preferita),
col fatto che Paul è lontano tocca a me mettere regole, sentire piangere e poi consolare, mantenere le regole, e risentire piangere.

Ma sai che c'è.
I miei figli mi obbligano a essere migliore. O almeno mi fanno provare.
Mi obbligano a sorridere, quando sono le otto di sera e penso a quanto lavoro mi aspetta ancora.
Mi obbligano a tacere, quando vorrei urlare (a volte urlo, comunque).
Mi fanno alzare la domenica mattina presto per preparare biberon e fargli compagnia, quando vorrei dormire fino alle 11,00.
Mi obbligano a inventare storie, e a raccontarle, quando vorrei solo leggere il finale del mio libro.
Mi obbligano a cercare delle risposte, a domande che la maggior parte delle volte mi spiazzano, che non pensavo arrivassero così presto.
Mi obbligano a divertirmi, a fare bagni che superano i miei proverbiali "solo un tuffo per rinfrescarmi".
Non mi permettono di essere egoista quanto vorrei, fanno a pezzi le mie comodità (a volte anche i miei telefonini, per la verità), diventano lo specchio delle mie mancanze.
Eppure so di essere fortunata. So di essere ricca.
E certo, la mia vita è complicata.
Ma quanto mi piace.

[questo è ciò che avrei voluto rispondere a Mariangela, ma ci ho pensato solo due ore dopo la sua battuta, quando già lei era beatamente a casa sua, e non ricordava neanche più ciò che aveva detto. "Ricomincio da tre" docet.]

giovedì 29 ottobre 2015

Non è mai troppo presto

Su una terrazza che si affaccia direttamente sul mare, in una cornice da sogno, a casa di un compagnetto di Bimba che vive in una torre (sì, ho detto esattamente così, e non è Rapunzel), un gruppo di mamme di ottenni discutono, guarda caso, delle figlie. A maggio faranno la comunione.
Nell'ordine sui telefonini di ciascuna di loro, ci sono:
- una decina di pettinature con trecce che si intrecciano, il cui numero non può essere inferiore alle 5;
- una serie di bomboniere pre-comunione. A quanto pare si usa regalare qualcosa anche solo per l'invito all'evento;
- una serie innumerevole di possibilità di bomboniere e confetti.
- Una serie di location in wishlist per l'occasione (esclusa la padrona di casa, che tra torre, terrazza e giardino non ne ha bisogno evidentemente)

Niente da fare. Non riesco mai a essere sul pezzo. Pensavo che da qui a maggio il tempo fosse infinito. Pensavo che fosse già abbastanza ansiolitico cominciare a pensarci dopo Natale.

Ma soprattutto della mia Prima Comunione non ricordo nessuna treccia acrobatica sulla mia testa, nessun ristorante, nessun invito stile partecipazione al matrimonio.

Guardo i telefonini delle altre mamme con uno sguardo spaesato e un po' perplesso, mentre cerco di reprimere e ricacciare dentro il sermone che già si legge a chiare lettere sulla mia faccia eloquente.
Dò uno spintone al Bratterismo che oramai si è impossessato di me, e sorrido. .
In fondo a Bimba potrebbe far piacere enfatizzare l'evento, cominciando a pensarlo anche come un'occasione di festa. Considerato il fatto che con questo sono 3 anni che  si prepara spiritualmente.

E dal giorno dopo comincio a pensare (con lei) alla pettinatura, alle bomboniere, rigorosamente solidali, alla location (non saremo poi tanti, ma rimane il dubbio se organizzare a casa), confetti, torta(?), etc. etc.


"Mamma, io vorrei i capelli raccolti che mi scendono sulle spalle, per il resto va bene tutto".

Semplice, essenziale.
E' proprio una Bratter.

venerdì 23 ottobre 2015

Venerdì del libro: I giorni del te e delle rose

Oggi mi va di consigliarvi un libro romantico.
Romanticissimo e passionale.
Un libro che mi ha fatto stare sveglia fino alle 2 del mattino, che pur essendo lungo ho finito in una settimana.
E' il primo di una trilogia, e mi hanno detto che i due libri che seguono (Come una rosa d'inverno, La rosa selvatica) sono altrettanto belli, ma per ora mi sono dedicata ad altre letture.
La storia è ambientata tra Londra e l'America, alla fine del XIX secolo. Una ragazza, il suo grande amore, una grande delusione, un grande riscatto, e di nuovo la ricerca del grande amore.
E' un libro che ha tutti gli ingredienti che piacciono: amore, sesso, mistero, suspence, omicidi, cause sociali, ricchezza e povertà. Molti i colpi di scena.
Diciamo che l'editore ha fatto molto bene il suo mestiere.
Quasi quasi si ha l'impressione di essere presi in giro: con questi elementi come si fa a resistere, a posare il libro e pensare ad altro?
Io non ci sono riuscita. E anche se in qualche punto sembra di assistere ad una fiction, ogni tanto sognare così fa tanto tanto bene, specialmente d'inverno.
Questo post partecipa al Venerdì del libro di Homemademamma.

Casa dolce casa

Da circa due settimane era impegnata a tempo pieno nell'inserimento al nido del (per ora) più piccolo dei suoi nipoti.
Lassù in Brianza non è che prendano le cose tanto alla leggera. Ci vogliono ben 20 giorni prima di lasciare il bimbo al nido [follia pura], e così Nonna Uanna è partita a soccorrere Sorellina Fashion, che non può certo permettersi tre settimane di ferie ad ottobre. Di ora in ora, il piccolo ciginetto ha cominciato la sua lunga (lui non sa quanto) avventura scolastica.
La seconda settimana l'ha raggiunta anche Nonno Filosofo.

Sono tornati sabato, carichi di nostalgia (per i suoi tre figli prestati al Nord), affetto (degli altri 8 npotini che è riuscita a coccolare un po'), qualche regalino (per gli altri tre che la aspettavano impazienti nella cittadinadimare), molti panni da lavare e stirare, e un gran mal di gola.

Nelle varie telefonate che si sono scambiate in 15 giorni, Corie non ha fatto altro che mentire, spudoratamente:
"Ma certo che ce la faccio, mamma. Qui va tutto bene, è tutto organizzato. E' una macchina che cammina da sola ormai. Non ti preoccupare, preparo io il pranzo per la domenica, che vuoi che sia. Ma certo,tu riguardati con quella gola, mettiti a letto appena torni, e pensa alle tue lavatrici."

Sabato sera alle 19,00 Corie si accingeva a fare la spesa con i tre piccoli Bratter al seguito.
Sabato sera alle 20,30 Corie, tornando dalla spesa, ha bucato la gomma della macchina.
Domenica mattina, nonostante la spesa del sabato, Corie non aveva neanche pensato a che cosa si potesse mangiare per pranzo.
Uno dei tre piccoli Bratter vagava ancora in pigiama a mezzogiorno, l'altro rovesciava costruzioni su tutti i pavimenti liberi.
Lunedì Nonna Uanna non aveva più la macchina, l'aveva presa Corie in cambio della sua, che Nonno Bratter stava portando dal gommista.
Lunedì pomeriggio Nonno Filosofo è partito.
Martedì Gugu si è ammalato: tonsillite acuta con mal d'orecchi e febbre. Nonna Uanna assoldata per tutta la settimana.
Mercoledì aveva, oltre alle sue, altre due lavatrici di Corie da fare, e mooolti panni di Corie da stirare.

Nel treno di ritorno aveva forse osato sognare la sua casetta, il suo letto, il suo tea caldo, il suo panorama, le sue lavatrici, i suoi armadi ordinati, il silenzio. Non lo sapremo mai. Non ha fatto in tempo a sognarlo.
E' stata fagocitata dai Bratter prima ancora di aver realizzato di essere tornata a casa.

Non ha neanche più il mal di gola, si è fatto da parte da solo.

martedì 20 ottobre 2015

Amatissima



Non è che io scelga i libri a caso. Guardo la copertina, leggo la trama, le recensioni degli altri lettori. E non è che mi spaventino i libri dolorosi o pesanti. 
Solo che a questo bisogna essere un po' preparati, o forse io sono arrivata impreparata. 

La trama mi piaceva, ho letto poco sull’argomento.

Il fatto è che è una lettura faticosa: tutta la vicenda non è mai narrata chiaramente: i fatti non sono narrati, sono allusi. Tutto ha una forma poetica di detto e non detto, tutto è velato da una sorta di pudicizia. 
Leggendolo, ho capito che cos'è un romanzo evocativo. Lo stile narrativo è la forza di questo libro, che per me ha rappresentato però un forte limite. A ciò si aggiunge la presenza costante di una dimensione surreale, alla quale forse non ero pronta.
La storia è ambientata durante la guerra di secessione americana, e ha per protagonisti un gruppo di schiavi fuggiaschi, in particolare una giovane schiava, Sethe, e le sue figlie. La vicenda, a quanto pare, è un fatto storico. Questa giovane donna, pur di non lasciare che sua figlia vivesse nelle condizioni che lei stessa ha dovuto subire, la uccide quando la piccola ancora non camminava.
I ricordi del tempo della schiavitù si intrecciano a quelli presenti, narrati diciotto anni dopo l’infanticidio.
I sensi di colpa di Sethe, e la memoria di ciò che non si può cancellare si materializzano in Amata, o nel suo fantasma. Sono fantasmi della mente, o forse sono reali. Tutto è un po’ nebuloso. Tutto rimane onirico. La luce nel libro viene dalla sensazione della scoperta della libertà.
Bellissima la scena della pattinata sul ghiaccio di Sethe e le figlie.

Amatissima / Toni Morrison. - Milano : Sperling, 1996.