lunedì 14 settembre 2015

Vento dell'est, vento dell'ovest

Adoro quest'autrice. Ha in sè il ricordo dei miei nonni e della loro biblioteca. Era piena di edizioni anni '30 della Mondadori (collana Medusa), e lì ho cominciato a leggere titoli di libri, a segnare nella mente tutto quello che mi affascinava. Sulla poltrona di casa loro avevo letto Ritratto nuziale, una storia d'amore che non dimenticherò facilmente. La Buck mi ha insegnato che la scrittura  può essere di una delicatezza estrema. Anche quando di estremo c'è solo la sofferenza. 
In questo libro, per esempio. Non lo immagnavo così. Non c'è conciliazione. Il mondo sta cambiando in Cina. Il vento dell'ovest mette in discussione perfino gli insegnamenti di Confucio. Le vecchie abitudini, l'antica fede, le certezze dei padri sono spazzate via, in un momento, dalle nuove leve cui è stato permesso di studiare all'estero.
Ai loro occhi adesso è tutto disprezzabile, tutto deprecabile. 
Guardano con occhi nuovi alle incrollabili certezze materne, alle spose fedeli, alle antiche forme di bellezza, alle abitudini contadine. 
E questo scontro generazionale nelle famiglie genera solo sofferenza: in una giovane moglie straniera, in una giovane moglie cinese, in una anziana madre. Le donne, che della famiglia sono i pilastri, ne fanno le spese. Il fatto è che i grandi cambiamenti della storia comportano sempre un periodo di assestamento infelice nella quotidianità. Si legge un manuale di storia contemporanea, e non si immagina la vita di una famiglia alle prese con una scarto generazionale di questa portata. 
La Buck rimane tra le scrittrici che a poco a poco voglio leggere completamente. 
Non mi basterà una vita, di questo passo.



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