martedì 20 ottobre 2015

Amatissima



Non è che io scelga i libri a caso. Guardo la copertina, leggo la trama, le recensioni degli altri lettori. E non è che mi spaventino i libri dolorosi o pesanti. 
Solo che a questo bisogna essere un po' preparati, o forse io sono arrivata impreparata. 

La trama mi piaceva, ho letto poco sull’argomento.

Il fatto è che è una lettura faticosa: tutta la vicenda non è mai narrata chiaramente: i fatti non sono narrati, sono allusi. Tutto ha una forma poetica di detto e non detto, tutto è velato da una sorta di pudicizia. 
Leggendolo, ho capito che cos'è un romanzo evocativo. Lo stile narrativo è la forza di questo libro, che per me ha rappresentato però un forte limite. A ciò si aggiunge la presenza costante di una dimensione surreale, alla quale forse non ero pronta.
La storia è ambientata durante la guerra di secessione americana, e ha per protagonisti un gruppo di schiavi fuggiaschi, in particolare una giovane schiava, Sethe, e le sue figlie. La vicenda, a quanto pare, è un fatto storico. Questa giovane donna, pur di non lasciare che sua figlia vivesse nelle condizioni che lei stessa ha dovuto subire, la uccide quando la piccola ancora non camminava.
I ricordi del tempo della schiavitù si intrecciano a quelli presenti, narrati diciotto anni dopo l’infanticidio.
I sensi di colpa di Sethe, e la memoria di ciò che non si può cancellare si materializzano in Amata, o nel suo fantasma. Sono fantasmi della mente, o forse sono reali. Tutto è un po’ nebuloso. Tutto rimane onirico. La luce nel libro viene dalla sensazione della scoperta della libertà.
Bellissima la scena della pattinata sul ghiaccio di Sethe e le figlie.

Amatissima / Toni Morrison. - Milano : Sperling, 1996.
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