sabato 20 febbraio 2016

Come le mosche d'autunno, Irène Némirovsky

Titolo: Come le mosche d'autunno
Autore: Irène Némirovsky
Traduttore: G. Cillario
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 2007
Pagine: 99

Ero molto curiosa di leggere questo lungo racconto della Némirovsky, un po' perché so che la sua scrittura è sempre una garanzia, un po' perché anche chi non conosce bene questa scrittrice lo considera un classico della letteratura europea.
Quando poi esco da una lettura che non mi ha convinta del tutto, allora preferisco andare sul sicuro.
Ambientato tra la Russia e la Francia nella prima guerra mondiale, al tempo della guerra civile tra Bianchi e Rossi, la storia ha per protagonista una vecchia tata cresciuta fin da ragazza in una nobile famiglia russa. Tre generazioni si sono affidate a lei e alle sue fedeli cure. E lei, pur non dimenticando di essere una governante, ama quella famiglia come sua.
Dopo la partenza dei due ragazzi per la guerra, la famiglia Karin deve scappare ad Odessa, lasciando la bella dimora in Russia alle cure dell'anziana tata.
Sarà poi lei a raggiungerli a piedi nella neve fino ad Odessa, per portare loro i gioielli che gli permettono di partire prima per Marsiglia e poi per Parigi. Dove la famiglia prova a ricominciare: nella miseria, certo, con una grande ferita per la perdita di uno dei ragazzi, ma almeno apprezzando il fatto di essere sani e ancora uniti.
Invece Tatjana non resiste, non ce la fa. Rimane ancorata alla nostalgia, al passato dorato: alle belle feste, ai sani costumi di un tempo, ai begli abiti. E soffre, soffre in silenzio, chiusa nei fantasmi dei suoi bei ricordi. 
So che qualcuno ha voluto attribuire una valenza politica a questo racconto, che tratta della Rivoluzione d'Ottobre, e che vede gli eventi dalla parte di chi quella Rivoluzione l'ha persa. 
Sicuramente l'estrazione sociale della scrittrice, figlia di ricchi banchieri russi, fuggiti dalla Russia e approdati a Parigi, ha un peso non da poco nelle storie che racconta.
Lo spessore del racconto, però, non è nella politica, ma nell'umanità del personaggio di Tatjana.
Sarà che in questo periodo ho una debolezza per le nonne, ma la sua fragilità mi ha  suscitato tenerezza. 
Sembra di essere lì, ad assistere impotenti alla fine di un'epoca, tra le macerie delle ville nobiliari distrutte, tra le macerie dei valori di una generazione oramai allo sbando. Come non provare empatia con questa vecchina, disorientata dalla nuova vita di Parigi e dalle nuove abitudini della famiglia.
La capacità di rendere quest'atmosfera di disfacimento morale e materiale con gli occhi di chi assiste con sofferenza e incapacità è senz'altro il tratto caratteristico di questo racconto.
Nel suo stile inconfondibile, asciutto, la Némirovsky riesce comunque a  commuovere.

Questo post partecipa alla Reading challenge LGS come libro di autore preferito.
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