giovedì 14 aprile 2016

L'amante giapponese, Isabel Allende

Titolo: L'amante giapponese
Autore: Isabel Allende
Traduttore: Elena Liverani
Pubblicazione:  Feltrinelli, 2015
Pagine: 245
Collezione: I Narratori

Lo dicevo io che i libri si chiamano tra loro.
Dopo una storia di salvezza e redenzione dagli orrori dell'olocausto, eccone un'altra. Un'altra storia che inizia con la partenza di una piccola bambina polacca, di soli otto anni.  Alma Mendel trova la salvezza in America, presso un ricco zio e la sua famiglia. E da qui, da questa villa californiana, che parte l'epopea della sua vita. Una vita vissuta molto intensamente, con pochi rimpianti e un grande amore.
Il romanzo parte da una residenza per la verità molto più modesta, una casa per anziani, sebbene ben organizzata e dignitosa, nella quale Alma decise di passare gli ultimi anni della sua vita. Incontra qui Irina, una giovane moldava cui chiede di prendersi cura di lei. Anche Irina ha un passato molto vissuto alle sue spalle, ma con pochissimo amore e molto orrore.
La storia procede parallelamete presentandoci le due protagoniste.
L'impatto emotivo del libro è molto forte: la Allende sa bene che corde toccare per fare breccia nel lettore.
Il viaggio temporale che parte dalla seconda guerra mondiale descrive un volto oscuro dell'America: quello dei campi di concentramento e del razzismo verso i Giapponesi, quello immondo della pedopornografia e tocca argomenti scottanti e irrisolti: eutanasia, aborto, tradimenti, omosessualità. Non ci risparmia niente questa storia: ci propone ad ogni pagina una nuova emozione: una volta ci travolge con l'amore assoluto tra Ichimei e Alma, ci intenerisce con la storia di Nathaniel, il marito-cugino, cui la lega una profonda amicizia e molta stima, ma ben poca passione, ci fa vibrare di rabbia per la storia di Irina, ci inorridisce con la descrizione dei campi  per giapponesi, e ancora di più per gli accenni alle perverse fantasie dei pedofili.
E ancora, ci fa sperare in un amore da Cenerentola per Irina e Seth, commuovendoci con questo paziente corteggiamento, che sa rispettare e attendere.
Forse è un po' troppo però. Sotto le speglie di uno stile scorrevole e semplice il lettore è messo di fronte a troppe emozioni e troppe decisioni. Troppe volte mi sono immedesimata nei personaggi e ne sono uscita bruscamente quando mi si presentavano scottanti tematiche trattate in poche righe, date per scontate e banalizzate.
E poi, questo triangolo amoroso: troppo facile, eh. Troppa accondiscendeza per essere un amore proibito: sembrava lo sapessero tutti e andasse bene a tutti. Eh no: se la storia d'amore totalizzante ed eterna deve essere al centro di un romanzo, allora pretendo che non si soprassieda al lato b della  passione , ovvero sulla sofferenza che essa comporta. Onestamente, mi é sembrato che la vita che si sono scelti stava bene un po' a tutti: amanti, coniugi, nipoti etc.
L'ho apprezzato più come romanzo storico che come vibrante storia d'amore, anche se ammetto che le descrizioni degli incontri clandestini sanno davvero emozionare. La scrittura dà il meglio di sè nelle rievocative immagini dei grandi dolori del 20. secolo, ma che perde punti proprio in quello che doveva essere il suo punto di forza, le storie d'amore delle protagoniste.
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