giovedì 7 luglio 2016

Le ore, Michael Cunningham

Titolo: Le ore
Autore: Michael Cunningham
Traduttore: Ivan Cotroneo
Pubblicazione: Milano : Bompiani, 2001
Pagine:  192
Premio Pulitzer 1999

Quando voglio una lettura impegnativa, spulcio tra i titoli del premio Pulitzer. So di trovare argomenti forti, poco scontati, so che dimenticherò per qualche giorno che esiste una letteratura leggera e romantica. 
Ogni tanto ci vuole.
Questa volta il romanzo mi era stato consigliato da un'amica che predilige scritture più leggere, e la cosa mi ha tratta in inganno, a questo punto non so se sui gusti reali della mia amica, o sulle aspettative che avevo sul libro.
La storia di tre donne, lontanissime tra di loro, diverse per età, condizioni sociali ed epoca di appartenza, hanno un unico fil rouge che le unisce: un libro. Si tratta di "Mrs. Dalloway" di Virginia Woolf, che diventa, tra l'altro, una delle protagoniste del romanzo. Il trait d'union rappresentato dal romanzo della Woolf è anche la forza di questo di Cunningham: siamo sempre lì: il potere della letteratura di marcare le vite di persone lontane nel tempo e nello spazio.
Conosciamo Virginia Woolf negli ultimi giorni della sua vita, confinata in campagna a causa della sua malattia, proprio mentre scrive il suo ultimo romanzo e combatte con la sua malattia, i suoi mal di testa e le sue inquietudini.
Come nel romanzo della Wolf, anche un'altra delle protagoniste, Clarissa Vaughan, editor di successo, sta organizzando una festa per il suo ex amante, Richard. E' lui che le ha dato a Clarissa  il soprannome della protagonista della Woolf.
Infine c'è Laura Brown. Una donna degli anni '50, appassionata lettrice (ha appena iniziato il romanzo della Woolf), sposata con un reduce di guerra: hanno un bambino di tre anni, e un altro in arrivo.
Si tratta di blocchi descrittivi. Non è tanto quello che succede a queste tre donne: viene ritratta la loro vita, come se fosse il dipinto di un quadro mobile, dove dei protagonosti conosciamo, oltre le fattezze, anche i gesti e i pensieri. E ne vengono fuori dei quadri di insoddisfazione, di leggera infelicità. Nessuna delle donne è quello che voleva essere. Ognuna di loro sente di aver tradito qualcosa di se stessa. Ecco cos'è in definitiva questo romanzo: un trittico sull'angoscia del vivere.
Credo di essere arrivata a questa lettura del tutto impreparata: aver letto prima il romanzo della Woolf mi avrebbe aiutata a gustare meglio i rimandi e le citazioni letterarie del testo originale. Forse avrebbe potuto aiutarmi anche il film (The Hours, 2002, diretto da Stephen Daldry, con Nicole Kidman, Julianne Moore e Meryl Streep), magari a trovare una chiave meno pessimista. 

"Diamo le nostre feste; abbandoniamo le nostre famiglie per vivere da soli in Canada; combattiamo per scrivere libri che non cambiano il mondo, nonostante il nostro talento e i nostri sforzi senza riserve, le nostre speranze più stravaganti. Viviamo le nostre vite, facciamo qualunque cosa, e poi dormiamo - è così semplice e ordinario. Pochi saltano dalle finestre o si annegano o prendono pillole; più persone muoiono per un incidente; e la maggior parte di noi, la grande maggioranza, muore divorata lentamente da qualche malattia o, se è molto fortunata, dal tempo stesso. C’è solo questo come consolazione: un’ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili."
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