giovedì 1 settembre 2016

Ogni giorno come fossi bambina, Michela Tilli

Titolo: Ogni giorno come fossi bambina
Autore: Michela Tilli
Pubblicazione: Milano : Garzanti, 2015
Pagine: 232



Leggo questo romanzo per una challenge. Il titolo non mi ispira granché, ma desidero comunque farmene un'idea.
Le prime pagine mi conquistano, soprattutto quelle dedicate ad Arianna. L'autrice racconta con delicatezza e altrettanta precisione i pensieri e le relazioni difficili di una giovane ragazza obesa. L'inadeguatezza che sente di avere verso il mondo, l'imbarazzo della madre, le difficoltà nei rapporti di amicizia e d'amore, che pure alla sua età dovrebbero essere vissuti come una scoperta. Arianna è una book blogger, tutte le sue amicizie sono virtuali. Può, nei libri, scappare dalla sua realtà. Può, nel blog, parlare di sé filtrando tutti i suoi lati oscuri.
La svolta avviene nella sua vita nell'incontro con Argentina, un'anziana signora, cui la madre le chiede di fare da badante. Argentina ha la scorza dura: non ha peli sulla lingua, spesso è addirittura arrogante, a tratti offensiva. Inaspettatamente proprio questa schiettezza diventa la chiave per comunicare con Arianna. La devastante sincerità con cui Argentina parla del suo corpo ingombrante, la aiuta a prendere consapevolezza di sé, mettendosi in gioco, non potendo più nascondersi. Essere costretta a fare i conti con quei piccoli gesti quotidiani, come comprare il pane, andare dal giornalaio, controllare la posta, parlare con la badante del vicino, la costringono a uscire dal suo guscio.
Ma Argentina, sotto la scorza, ha uno strato sentimentale. Sogna ancora il suo primo amore, di cui conserva gelosamente le lettere che ancora le arrivano. La condivisione di questo segreto crea la complicità giusta tra Argentina e Arianna. Comincia così un viaggio verso il paese di origine di Argentina, che metterà entrambe alla prova.
La parte più bella del libro rimane il rapporto di Arianna con la madre: pieno di contraddizioni, di bene che non riesce a trovare un canale, di imbarazzi, di confini.
Comincia proprio dal viaggio, invece, la parte per me più deludente del libro. Tutto scade nel sentimentale. Innanzitutto Argentina. Questo suo lato nostalgico melenso è davvero insopportabile, e cede tropo allo stereotipo della fragilità nascosta sotto l’orgoglio.
E poi, l’incontro di Arianna con i suoi amici blogger, mai visti prima, che non fanno una piega nel conoscersi come corpi, oltre che come pensieri oltre uno schermo. Non una perplessità, non una battuta, non un riferimento. Si dimostrano aperti e sinceri, disponibili all’inverosimile anche con Argentina. Con il blogger fotografo Arianna ha anche una mezza storia. Poco reale, per me. Passare da un rapporto virtuale ad uno reale non è mica così semplice, soprattutto se la realtà riserva delle sorprese. E’ uno young adult, mi sento rispondere. Sì, certo, proporre ai ragazzi modelli di amicizie positive, ma senza fuggire dalla complessità dei rapporti umani. Un tempo a diciotto anni si leggeva Dostoevskij, dove non c’era niente di semplice e scontato nell’animo umano. Amo gli autori che scandagliano i lati oscuri dell’uomo, senza cedere alle lusinghe del semplicismo e degli stereotipi. Qui si è ceduto, un po’ troppo per me.


 
"Fuori di lì non c'era niente per lei. C'erano le strade che si scioglievao d'estate, le panchine rotte dei giardinetti, i palazzoni, le macchine, gli sguardi cattivi della gente, i parrucchierri con le loro lozioni odorose, la luce artificiale dei centri commerciali, l'ottimismo delle scale mobili, i Mc Donald's dal gusto rassicurante, lo scarafaggio che correva veloce, la voglia di vomitare e non riuscirci, non riuscirci mai. Ma non aveva replicato, perchè con la loro mancanza di immaginazione i suoi genitori avevano già tracciato i confini della verità, lasciando fuori tutto quello che per lei era importante e aveva valore."
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