lunedì 20 giugno 2016

La storia di un matrimonio, Andrew Sean Greer

Titolo: La storia di un matrimonio
Autore: Andrew Sean Greer
Traduttore: Giuseppina Oneto
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 2008
Pagine: 224

Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo.
Nostro marito, nostra moglie. E li conosciamo davvero, anzi a volte siamo loro: a una festa, divisi in mezzo alla gente, ci troviamo a esprimere le loro opinioni, i loro gusti in fatto di libri e di cucina, a raccontare episodi che non sono nostri, ma loro. Li osserviamo quando parlano e quando guidano, notiamo come si vestono e come intingono una zolletta nel caffè e la guardano mentre da bianca diventa marrone, per poi, soddisfatti, lasciarla cadere nella tazza. Io osservavo la zolletta di mio marito tutte la mattine: ero una moglie attenta.
Crediamo di conoscerli, di amarli. Ma ciò che amiamo si rivela una traduzione scadente da una lingua che conosciamo appena. Risalire all’originale è impossibile. E pur avendo visto tutto quello che c’era da vedere, che cosa abbiamo capito?



Ditemi se c'è un incipit più ammaliante di questo.
Mi ha conquistata subito.
Una prosa elegante, sofisticata. Non ho mai evidenziato tanto il mio Kobo cme con questo romanzo. Ogni pagina ci regala una perla.
Non credevo onestamente che l'autore fosse così giovane; sono rimasta stupita quando l'ho visto su google, credevo fosse una riedizione di un romanzo anni '30.
Un tema delicatissimo, come lo è l'equilibrio e il non detto di due persone che percorrono lo stesso cammino.
Tutto è vissuto dal punto di vista femminile. Una vita che sembra normalissima, una moglie premurosa, un marito molto silenzioso. All'improvviso, a rompere l'equilibro, un vecchio amico di lui che irrompe nelle loro vite proponendosi come amico di famiglia. E il vaso di Pandora si scoperchia.
Niente sarà come prima per lei, che inizia  a conoscere il marito in una prospettiva del tutto nuova. Cosa vuole veramente suo marito, cosa desidera.
Anche il lettore è costretto a decostruire una personalità, e poi a ricostruirla pezzo per pezzo, frammento per frammento.

L’oggetto del nostro amore esiste soltanto per frammenti, una decina se la storia è appena cominciata, un migliaio se l’abbiamo sposato, e con questi frammenti il nostro cuore fabbrica una persona intera. Ciò che creiamo, supplendo alle lacune con l’immaginazione, è l’uomo che vorremmo. E meno lo conosciamo, più l’amiamo, ovviamente.

Non vi aspettate un romanzo che vi terrà incollati alle pagine, e non c'è neanche niente di romantico e appassionato. Al contrario: delicatezza e pacatezza sono i punti di forza di questa scrittura, che riflette per tutto il libro su cosa è un legame, e su chi sono i suoi protagonisti. Qualche volta vi stancherà, ma saprà riprendersi con  qualche colpo di scena, e vi stupirà sul finale.
Cinque stelle.

venerdì 17 giugno 2016

La figlia perfetta, Anne Tyler

Titolo: La figlia perfetta
Autore: Anne Tyler
Traduttrice: Laura Pignatti
Pubblicazione: Milano : Guanda, 2007
Pagine: 291




Le vite di due famiglie si intrecciano al'aeroporto di Baltimora, mentre aspettano l'arrivo delle due piccole figlie adottive dalla Corea. Da quel momento le due giovani coppie cominciano a frequentarsi, conoscersi, e inevitabilmente, paragonarsi. 
L'una di orgine iraniana, l'altra americana: si guardano, si confrontano, spesso si giudicano, provano a comprendersi. Molti i protagonisti, di cui si raccontano il passato, i pensieri attuali, le insicurezze. 
Questa coralità, però, non riesce ad essere un punto di forza, bensì di frammentarietà. La storia, che pure avrebbe dei temi importanti da raccontare, come l'integrazione, la maternità adottiva, l'educazione, la cultura americana vista dagli immigrati, si perde poi in una miriade di racconti quotidiani e nella moltitudine di personaggi. L'impressione finale della lettura è che sia leggermente inconcludente. 
Scritto molto bene, forse un po' lento nella seconda parte, originale nelle sue riflessioni, ha il difetto di non mantenere quello che promette. Pur conoscendo bene la delicatezza dell'autrice, che rimane tra le mie preferite, mi aspettavo, forse ingannata dal titolo, più pathos, più conflitto. Invece no, tutto sembra scorrere nell'apparente tranquillità, senza colpi di scena, soltanto la penna dell'autrice ci suggerisce i moti dell'animo dei personaggi.
Tra tutti, la protagonista più complessa, con mia grande sorpresa, è stata la nonna iraniana, Maryam, l'unica di cui è difficile decifrare gli atteggiamenti. In lei, più che in altri personaggi, vive il conflitto dell'integrazione, ma sempre con levità, senza enfasi.
Non è certo un romanzo che entusiasma, rimaneper me uno in più letto della mia autrice preferita.

martedì 7 giugno 2016

Quando eravamo femmine, Costanza Miriano

Titolo: Quando eravamo femmine
Autore: Costanza Miriano
Pubblicazione: Milano : Sonzogno, 2016
Pagine: 176

Un capolavoro di divertimento e profondità.
Tra gag familiari, aneddoti di quotidianità, valanghe di autoironia, la Miriano riesce anche a parlare di cose serie.
Si rivolge alle figlie, scrivendo loro delle lettere che sono tesori della loro vita familiare, ma anche testamento spirituale di una madre che vuole prepararle a  diventare donne.
Parla loro di femminilità, di femminismo, di relazioni con gli uomini e di sessualità, di specificità e genio femminile, di maternità, di padri e figlie.
A metà tra romanzo epistolare e saggio, affronta i temi dell'identità, di indipendenza di giudizio, di relazioni paritarie (sì, proprio lei che ha scritto Sposati e sii sottomessa), della fatica di amare, di trovare un posto nella relazione che non sia materno nè filiale. 
"Noi siamo la casa dell'uomo, siamo lo spazio in cui lui può sentirsi accolto e ricevere la propria essenza da noi. Noi non diamo solo la vita ai figli, la diamo anche al loro padre, aiutandolo a guardare se stesso, a capire chi è, a capire, soprattutto, chi può diventare."
Mette in luce la straodinario potere della femminilità di fare spazio all'altro, di ascoltare, di accogliere e ricevere, l'interesse (anche un po' pettegolo) per le persone.
Affronta con onestà le nostre  fragilità, delle donne protese a soffrire in quantità industriale, di quelle che soffrono di attacchi d'ansia insensati, di complicazoni, manie dell'ordine e delle pulizie, di permalosità, di quelle troppo suscettibili alle parole, allo sguardo e al gudizio degli altri.
La Miriano lo fa offrendo una narrazione gustosissima sul piano umano, ma anche un secondo piano di lettura dell'amore e delle peculiarità femminili: parla costantemente di fede e di preghiera, di perdono, di sublimazione degli affetti. Provare con la preghiera ad essere donna senza recriminazioni. Un'utopia, praticamente, per una come me.