venerdì 16 settembre 2016

Serenata senza nome, Maurizio De Giovanni

 
Titolo: Serenata senza nome: notturno per il Commissario Ricciardi
Autore: Maurizio De Giovanni
Pubblicazione: Torino : Einaudi, 2016
Pagine: 374


...tutt''o turmiento 'e nu luntano ammore,
tutto ll'ammore 'e nu turmiento antico...

Un giallo lirico.
La serenata che fa da preludio al racconto, con l'intonazione di Voce 'e notte, accompagna il lettore fino all'ultimo pagina.
Malinconia, nostalgia, senso della perdita, amarezza, sospensione, attesa.
Napoli negli anni '30: la sua mondanità, le sue feste, i balli, la lirica, le belle terrazze panoramiche. E poi la pioggia: una pioggia battente dall'inizio alla fine. Aggiungiamo gli intermezzi a cui l'autore ci ha abituati.
Pura poesia.
Ecco che cosa amo della serie del commissario Ricciardi: questo languore nostalgico, rispetto al quale il giallo perde, inevitabilmente, la sua forza.
Non importa, lo spessore del libro non è nel caso da risolvere, che comunque è ben costruito. Giunti all'undicesimo episodio lo schema lo conosciamo, e ce lo aspettiamo. Un bel caso da risolvere, innanzitutto: un ragazzo partito da Napoli durante la precedente guerra, riesce a fare fortuna in America diventando un pugile di fama internazionale. Torna a Napoli per ritrovare la ragazza che ha lasciato tanti anni prima, e viene accusato dell' omicidio del marito di lei. E poi i bei personaggi cui siamo affezionati. Sono anime belle i protagonisti di queste storie: non è un mistero che io adori il brigadiere Maione, la sua dedizione alla numerosa famiglia e alla moglie, il suo pugno di ferro, la sua lealtà, perfino quando ha a che fare con i delinquenti. Poi c'è Bambinella, e la sua sfortunata storia d'amore: come si fa a non palpitare per lei.
Il tormento invece appartiene tutto al commissario. E l'attesa, anche. Uomo dall'indubbio fascino, miete vittime tra le più belle donne della città. Il suo cuore appartiene ad un'unica donna, è vero, ma soprattutto appartiene al suo dolore. Un dolore difficile da confessare, che probabimente non riuscirà a mettere da parte per lasciarsi andare. A questo punto io ci ho anche un po' perso la speranza: dopo 11 episodi vorrei una svolta, una qualsiasi.

"L'amore è un sentimento vigliacco, guaglio'. E' come un liquido: pensi di tenerlo in mano e quello ti scivola attraverso le dita. L'amore è sempre disperato, però ha sempre qualche speranza. L'amore non si rassegna. E allora, anche se non vuole darle problemi, anche se pensa di averla perduta, anche se è notte ed è autunno e tra il mare e il cielo non c'è una linea di confine, lui sache lo scoglio è là, al suo posto. Così glielo dice come se la schiaffeggiasse, perchè uno schiaffo e una carezza sono lo stesso movimento, hanno solo forza diversa."

venerdì 2 settembre 2016

Agatha Raisin e il veterinario crudele, M.C. Beaton

Titolo: Agatha Raisin e il veterinario crudele
Autore: M.C. Beaton
Traduttore: Marina Morpurgo
Pubblicazione: Milano : Astoria, 2011
Pagine: 219




Secondo episodio delle serie. 
Agatha Raisin è una single, ex pubblicitaria di successo che lascia Londra per trasferirsi in un cottage di Cotswolds, nella campagna inglese. Realizza così il suo sogno d'infanzia che, come tutti i desideri che si trasformano in realtà,  le riserva non poche soprese. Innanzitutto deve fare i conti con la vita di provincia, dove tutta la vita mondana si svolge in un unico pub o presso il circolo delle dame di beneficenza della moglie del pastore.
Adoro questa protagonista: una signora di mezza età, buffa, maldestra, vanitosa quanto basta, dignitosa ma con una gran voglia di vivere e di ridere. E di conquistare, anche. Sapevo che il suo bel vicino sarebbe ricomparso, e diciamo la verità, qualche segnale di leggero cedimento lo aveva dato. Confesso di aver fatto il tifo per Agatha più volte, che ha tanta voglia di sentirsi ancora seducente; e di aver insultato il suo bel vicino, James Lacey, militare in pensione e scrittore a tempo perso  

“Stava scrivendo una storia militare, e come la maggior parte degli scrittori passava le sue giornate alla ricerca di pretesti per non lavorare”

per non aver apprezzato le potenzialità di questa donna. Certo, certe volte è stato pure da compatire: la scena di Agatha a gambe all’aria nel bagno del pub non la dimenticherò facilmente. Eppure lei non si arrenderà, questa è una certezza, dovessi aspettare il 10. episodio della serie.
E veniamo a questo, di episodio. Un veterinario avvenente, che fa strage di cuori tra le signore di Carsely, viene misteriosamente assassinato. Diciamoci la verità, l’istinto investigativo della nostra protagonista questa volta viene risvegliato dall’allettante prospettiva di condurre le clandestine indagini con il suo fascinoso vicino di casa. Tra i co-protagonisti una bibliotecaria un po’ sciapita che finisce male, il poliziotto Bill Wong(che rimane tra i miei preferiti, nonostante la sua bizzarra famiglia, che ci presenta una sera a cena: altra scena da non perdersi), e i due gatti, di cui uno viene adottato dalla protagonista a Londra, in un pomeriggio di pioggia, quando pensava di aver perso il suo. Il cuore di Agatha si sta intenerendo. Comincia perfino ad apprezzare la vita di provincia e le dame di carità.
“Tutta quella amicizia e quella solidarietà la facevano sentire debole”

I gatti, infine, come si conviene in un giallo che ha nel titolo un veterinario, determinano la vera svolta delle indagini. E ad una gattofila questo non può che inorgoglire.

Stile leggero e arguto. Assolutamente consigliato.

giovedì 1 settembre 2016

Ogni giorno come fossi bambina, Michela Tilli

Titolo: Ogni giorno come fossi bambina
Autore: Michela Tilli
Pubblicazione: Milano : Garzanti, 2015
Pagine: 232



Leggo questo romanzo per una challenge. Il titolo non mi ispira granché, ma desidero comunque farmene un'idea.
Le prime pagine mi conquistano, soprattutto quelle dedicate ad Arianna. L'autrice racconta con delicatezza e altrettanta precisione i pensieri e le relazioni difficili di una giovane ragazza obesa. L'inadeguatezza che sente di avere verso il mondo, l'imbarazzo della madre, le difficoltà nei rapporti di amicizia e d'amore, che pure alla sua età dovrebbero essere vissuti come una scoperta. Arianna è una book blogger, tutte le sue amicizie sono virtuali. Può, nei libri, scappare dalla sua realtà. Può, nel blog, parlare di sé filtrando tutti i suoi lati oscuri.
La svolta avviene nella sua vita nell'incontro con Argentina, un'anziana signora, cui la madre le chiede di fare da badante. Argentina ha la scorza dura: non ha peli sulla lingua, spesso è addirittura arrogante, a tratti offensiva. Inaspettatamente proprio questa schiettezza diventa la chiave per comunicare con Arianna. La devastante sincerità con cui Argentina parla del suo corpo ingombrante, la aiuta a prendere consapevolezza di sé, mettendosi in gioco, non potendo più nascondersi. Essere costretta a fare i conti con quei piccoli gesti quotidiani, come comprare il pane, andare dal giornalaio, controllare la posta, parlare con la badante del vicino, la costringono a uscire dal suo guscio.
Ma Argentina, sotto la scorza, ha uno strato sentimentale. Sogna ancora il suo primo amore, di cui conserva gelosamente le lettere che ancora le arrivano. La condivisione di questo segreto crea la complicità giusta tra Argentina e Arianna. Comincia così un viaggio verso il paese di origine di Argentina, che metterà entrambe alla prova.
La parte più bella del libro rimane il rapporto di Arianna con la madre: pieno di contraddizioni, di bene che non riesce a trovare un canale, di imbarazzi, di confini.
Comincia proprio dal viaggio, invece, la parte per me più deludente del libro. Tutto scade nel sentimentale. Innanzitutto Argentina. Questo suo lato nostalgico melenso è davvero insopportabile, e cede tropo allo stereotipo della fragilità nascosta sotto l’orgoglio.
E poi, l’incontro di Arianna con i suoi amici blogger, mai visti prima, che non fanno una piega nel conoscersi come corpi, oltre che come pensieri oltre uno schermo. Non una perplessità, non una battuta, non un riferimento. Si dimostrano aperti e sinceri, disponibili all’inverosimile anche con Argentina. Con il blogger fotografo Arianna ha anche una mezza storia. Poco reale, per me. Passare da un rapporto virtuale ad uno reale non è mica così semplice, soprattutto se la realtà riserva delle sorprese. E’ uno young adult, mi sento rispondere. Sì, certo, proporre ai ragazzi modelli di amicizie positive, ma senza fuggire dalla complessità dei rapporti umani. Un tempo a diciotto anni si leggeva Dostoevskij, dove non c’era niente di semplice e scontato nell’animo umano. Amo gli autori che scandagliano i lati oscuri dell’uomo, senza cedere alle lusinghe del semplicismo e degli stereotipi. Qui si è ceduto, un po’ troppo per me.


 
"Fuori di lì non c'era niente per lei. C'erano le strade che si scioglievao d'estate, le panchine rotte dei giardinetti, i palazzoni, le macchine, gli sguardi cattivi della gente, i parrucchierri con le loro lozioni odorose, la luce artificiale dei centri commerciali, l'ottimismo delle scale mobili, i Mc Donald's dal gusto rassicurante, lo scarafaggio che correva veloce, la voglia di vomitare e non riuscirci, non riuscirci mai. Ma non aveva replicato, perchè con la loro mancanza di immaginazione i suoi genitori avevano già tracciato i confini della verità, lasciando fuori tutto quello che per lei era importante e aveva valore."