Il treno dei bambini, Viola Ardone

Un libro da cinque stelle. 

Quello che non ci siamo detti non ce lo diremo più, ma a me è bastato saperti dall'altra parte di quei chilometri di strada ferrata, per questi anni, con le braccia strette a croce sul mio cappottino.  

Esco da questa lettura davvero scossa. 
Questo libro è meraviglioso e commovente. Ha una scrittura pregna, che ci porta direttamente nei vicoli di Napoli, in quelle strade strette con poca luce e senza mare, nei bassi dove la vita si affronta in comunità, dove tutti sanno tutto, ma nessuno conosce la verità. 
La penna della Ardone porta con sè non solo una lingua, ma un modo di vivere che non si è ancora del tutto perso in certi quartieri della città. Mi è sembrato davvero di sentire l'odore della frittata di cipolle della Zandragliona. Porta con sè l'universo affettivo di certe donne del sud: fatto di poche parole, di sguardi severi; è un affetto che non conosce smancerie, che non offre baci e carezze. Ma implode. E non tradisce mai. Credo che la forza del libro derivi davvero dal rapporto tra madre e figlio, da tutto quello che c'è stato di non detto, dalla fedeltà con la quale questa madre ha amato, rispettato e amato questo figlio.

Una storia che non conoscevo: si parla di circa 70000 bambini partiti tra il 1945 e il 1952 dal Sud più povero, al limite della sopravvivenza, per essere affidati alle famiglie del Centro nord, famiglie soprattutto dell'Emilia, su iniziativa del Partito Comunista. 
Per una madre è una possibilità raggelante: solo la disperazione e la fame possono consentire un gesto così estremo.
A organizzare i treni a Napoli era Gaetano Macchiaroli, un libraio molto conosciuto del quartiere Chiaia. Ci sono passati davanti tutti i giorni negli anni del Liceo, e non sapevo niente di questa iniziativa.
Amerigo Speranza è uno di questi bambini. Vive con sua madre Antonietta, sarta; di  suo padre non si sa niente, è forse partito per l'America a cercare fortuna. 
In Emilia Amerigo conosce tuttoi quello che non ha avuto a Napoli: una casa vera, una camera, un albero di Natale, delle scarpe, dei fratelli, un padre. Scopre di essere bravo in matematica, e di poter suonare il violino. E il richiamo della vita, di questa vita nuova, delle opportunità che offre, è più forte delle sue radici. Eppure sua madre accetta, e continua ad amare, e ad aspettare.
Viola Ardone ha la mia età, è nata e cresciuta a Napoli, nel mio stesso quartiere, e forse il suo nome mi dice qualcosa. So di sicuro che ho imparato molto dalle sue parole.

Titolo: Il treno dei bambini
Autore: Viola Ardone
Pubblicazione: Einaudi, 2019
Pagine: 248

Commenti

  1. Bellissima recensione. Ho appena intrapreso la lettura di questo libro ed ho ancora più voglia di conoscere la storia.

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