Un'estate in montagna, Elizabeth von Arnim

Non ho mai riso tanto con un libro della von Arnim come con questo. Ne ho già letti tanti suoi (due di questi sono qui e qui), quindi conosco la sua ironia e la sua modernità. Sa ridere di sé stessa, dei difetti altrui e delle relazioni umane. 

Ho riconosciuto i suoi temi preferiti: la natura innanzitutto, i libri, l'ospitalità, la natura dell'amore, l'amicizia al femminile. 

Tutto il romanzo è un divagare tra aneddoti e riflessioni sulla varia umanità. Più di tutto, è il trionfo del suo sarcasmo sulle cose del mondo.

Si sorride sempre, ad ogni pagina, e ridendo si scopre di aver imparato qualcosa sull'arte del vivere.

Naturalmente una trama c'è. Siamo nel 1919, la guerra è appena finita, e tutti sentono ancora gli strascichi degli orrori e dei dolori che essa ha imposto. 

La montagna in questione è uno chalet svizzero di proprietà della protagonista, arroccato e isolato. E' un'oasi di pace, il luogo dove poter guarire dalla malattia della guerra, dove la protagonista arriva spossata nel fisico e nella testa.

 Un'estate in montagna è un diario scritto in prima persona, che racconta un'estate, dall'arrivo di Elizabeth allo chalet  il 22 luglio, fino alla partenza, il 15 ottobre.

Proprio il giorno del suo compleanno, il 31 agosto, Elizabeth incontra due vedove inglesi, con le quali stringe amicizia e che infine ospita a casa sua per tutto quello che resta dell'estate. Le sorelle, altruiste e molto formali, nascondono però un segreto. Un segreto che non è poi così poco scandaloso, almeno per l'epoca. L'arrivo inatteso dello zio Rudolph, decano anglicano, crea quel giusto scompiglio che infine risolve la situazione.

E' quindi più di tutto, una storia di guarigione e di speranza.  Ed è anche la storia di chi crede nell'amore e nell'armonia, di chi crede che in nome dell'amore, i pregiudizi e le colpe non abbiano motivo di esistere. 

Conosco i ritmi di scrittura della Von Arnim, e so che più che intrecciare i fatti, a  lei piace divagare e discutere, proprio vagabondare con i pensieri.

Bellissime le prime pagine dedicate ai libri e al potere salvifico non solo della lettura, ma proprio del contatto fisico con essi. Chi non ha mai provato piacere nel dedicarsi a riordinare la propria libreria?

La Von Arnim ebbe veramente uno chalet in Svizzera, e qui si rifugiò  proprio nel 1919, dopo la separazione da Stanley Russell, suo secondo marito.

  "L'importante è credere, non girarci intorno in punta dei piedi, con cautela, prima di credere e fidarsi che la tua preziosa convinzione sia al sicuro. Al sicuro! In amore non c'è sicurezza. Si rischia mettendo in gioco tutta la vita. La cosa più importante è proprio rischiare; credere e correre il pericolo di perdere tutto. E anche se in fondo non troviamo niente, se ci accorgiamo di aver immaginato nell'altro tutte quelle cose belle e genrose, splendide e gentili, che importa? Non c'erano? Le abbiamo immaginate, ne siamo stati capaci, e per un momento ci siamo trovati lassù tra le stelle, toccavamo il cielo con un dito."

Se questo non è guarire...

Ho comprato questa edizione per sbaglio, poichè della Von Arnim sto collezionando i titoli della Bollati Boringhieri. Pensavo che questo titolo mancasse, e invece è tradotto diversamente, come Uno chalet tutto per me, con una traduzione diversa, affidata a Simona Garavelli. 

Non è detto che non lo recuperi un domani, ma intanto mi sono goduta questo, che merita davvero cinque stelle.

Autore: Elizabeth Von Arnim
Titolo: Un’estate in montagna
Traduzione: Sabina Terziani
Pubblicazione: Fazi, 2018
Pagine: 189

 

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