lunedì 11 aprile 2016

La pianista di Vienna, Mona Golabek

Titolo: La pianista di Vienna
Autore: ,
Traduttore: Anna Carbone
Pubblicazione: Milano : Sperling & Kupfer, 2016
Pagine: 307

Un libro che mi ha conquistata piano piano.
Non è stato amore alla prima pagina, ho dovuto aspettare per subire il fascino di questa storia.
Lisa Jura è una piccola ebrea scampata all'olocausto. Dopo la notte dei cristalli a Vienna,  grazie alla Kindertransport, un'associazione che si adopera per mettere in salvo i bambini dalla persecuzione nazista,  parte con un treno diretto in Inghilterra. Il romanzo fa luce su un aspetto poco esplorato nei libri che trattano di olocausto: la vita di tutti quei bambini che riescono a fuggire, e di tutto ciò che li aspetta.
La consapevolezza che non sarebbe più tornata a casa accompagna Lisa fino a destinazione. 
In Inghilterra trova chi si occuperà di lei: una casa famiglia per bambini rifugiati , la Willesden Lane, diventerà la sua nuova famiglia. Una famiglia atipica, con una grande madre, la signora Cohen, severa ma affettuosa,  e tanti coetani accomunati dalla stessa storia e dalle stesse ferite.  
Lisa si ritrova sola ad affrontare il mondo. Il ricordo della sua famiglia d'origine non l'abbandonerà mai. A tenerla legata al pensiero della madre lontana c'è l'amore per la musica e il pianoforte. 
La ragazza ha un vero talento. 
Il pianoforte della Willesden Lane diventa il suo rifugio, e la costante compagnia delle serate con i suoi nuovi amici. La sua musica li consola e li conforta anche durante i bombardamenti che subisce Londra negli anni '40. Molte scene mi hanno ricordato molto "La bambina che salvava i libri": anche per lei  e per chi le stava intorno l'immaginazione, il vagare della mente, diventava un necessità durante le fughe nei rifugi che proteggevano dalle bombe.
I pensieri di Lisa durante le esecuzioni al pianoforte sono tra i passi più belli del libro: la forza e la passione che mette nella musica sono direttamente proporzionali alle emozioni che prova nei ricordi della sua terra e della sua famiglia.
Grazie alla sua determinazione, al talento, e alla collaborazione dei ragazzi del centro, Lisa riuscirà a realizzare il suo sogno. Il sogno di Lisa è vissuto da tutti i ragazzi con sincero affetto: il mondo di questa ragazza è fatto anche di primi amori, delusioni, civetterie, confidenze, piccole rivalità tra coetanei.
Nel racconto di Lisa  viene fuori il ritratto di un una Londra anni '40, che tra bombardamenti,voglia di ripresa, riscoperta di patriottismo, desiderio di svago e divertimento nei caffè, affronta una guerra dolorosa e lacerante.
Tra i  momenti più toccanti del romanzo c'è la scoperta di quanto era successo agli ebrei sul continente durante la guerra: affiorano quelle atrocità inimagginabili che fanno venire la pelle d'oca anche al lettore che le conosce.
Lo stile molto scorrevole della traduzione non mi ha conquistato subito: dalle prime pagine l'ho giudicato un po' superficiale. Invece la storia di Lisa è molto emozionante, anche perchè raccontata dalla figlia, talmente emozionante da non riuscire a nascondere le lacrime. Quello che forse è mancato un po' è stato lo scavare nella personalità di Lisa: ne viene fuori una giovane donna determinata ma anche vanitosa, che va rendensosi conto del potere che può esercitare sugli uomini. Il tutto rimane un po' sospeso, però, affidato all'intuizione del lettore: mi sarebbe piaciuta qualche parola in più sul passaggio dallamragazzina che era alla donna che è diventata.
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