venerdì 27 marzo 2020

Quel giorno della settimana


Corie aveva già preparato il tubino nero per l'occasione.
Se ha desistito è stato solo per la tromba d'aria che si è abbattuta sulla Cittadina di mare esattamente l'unico giorno della settimana dedicato alla spesa.
Eppure non si è tirata indietro.
Aveva già prenotato tutto: la fruttivendola e la macelleria la stavano aspettando con e buste pronte.
Sfida le intemperie e si mette in macchina. Arriva nella sua amata campagna a km 0 nel pieno di una tempesta di pioggia e di vento gelido.
Scende comunque e fa per entrare. Una signora dall'interno le fa cenno di non avvicinarsi. 
1 alla volta, fa segno.
Praticamente, meglio una polmonite certa che una possibilità di contagio. 
Ci sta.
Per fortuna la fruttivendola ha avuto più pietà, e l'ha invitata ad entrare sul retro.
E speriamo che la primavera non arrivi tutta insieme, ché almeno settimana prossima si possa indossare il tubino d'occasione.

venerdì 28 febbraio 2020

Questione di reponsabilità

In effetti siamo rimasti solo noi.

Non ho mai visto Bimbo e Bimba così tanto interessati alla diffusione di un virus come ora, che al primo caso in ogni Regione hanno deciso di chiudere le scuole.
Sono perfettamente informati sui rischi e la prevenzione. Sanno che sotto i cinquant'anni difficilmente può essere letale, e che colpisce gravemente chi ha un sistema immunitario già basso di suo.

Eppure al nord si lavora da casa, i cuginetti lombardi chiamano spensierati dopo aver fatto colazione al bar, e perfino nell'Isola di Paul non si va a scuola in questi giorni.


Da ieri sera Bimba ha la febbre, tosse e raffreddore.
B(imba): "Mamma, dobbiamo fare subito il tampone."
C(orie): "Vabè, ora non ti far prendere dal panico. Vediamo cosa dice la pediatra."
B.: "Mamma, ho una responsabilità. Tutti gli studenti del Lazio dipendono da me adesso."

Eccola qui, pronta al sacrificio.



giovedì 27 febbraio 2020

Circe, Madeline Miller


Lo avevo tenuto un po' a distanza per via della copertina non proprio accattivante, ma studiare l'Odissea con Bimbo mi ha ispirato il desiderio di prendere in mano questo libro.
Uno stile elegante e forbito,  molto raffinato, che catapulta direttamente nel mito dell'antica Grecia. 
All'inizio, anzi, ho fatto un po' fatica, perchè lo stile riproduce quell'atmosfera rarefatta del mito, che rende la narrazione poco storica e molto leggendaria. Insomma, uno stile a cui non sono per niente abituata. 
Ho scoperto che questa figura, che conosciamo tutti per Ulisse, in realtà è un fil rouge nelle vicende degli dei. 
Figlia del titano Eos, colui che guida il carro del Sole, e della ninfa Perseide, sorella di Pasifae, moglie di Minosse e madre del Minotauro, e di Eete, padre di Medea.
 Punita da Zeus per aver trasformato la bellissma ninfa Scilla nel mostro a sei teste che conosciamo, è relegata per sempre nell'isola di Eea.
 In questo spazio di solitudine senza tempo, impara a poco a poco l'arte della magia, con la quale sfida gli dei e si difende dalla prepotenza degli uomini
Da sempre innamorata di mortali, prima Glauco, poi Dedalo, infine Ulisse, Telemaco, e madre ansiosa e appassionata del mortale Telegono, diventa protagonista e testimone di tante storie presenti nella mitologia greca.
Se la critica classica ce l'ha sempre presentata come un'ammaliatrice, la Miller smonta questa fama e ce la presenta per una donna, semidea, immortale, tenace e coraggiosa, ma sensibile e compassionevole.
Un romanzo bellisimo, che riannoda le fila del mito attraverso storie di fragilità, vendette, esilio, amicizia, femminilità, maternità, amore, abbandoni e solitudini.
E peccato per la copertina .

Titolo: Circe
Autore: Madeline Miller

Traduttore: Marinella Magrì
Editore: Sonzogno, 2019

Pagine: 411


martedì 25 febbraio 2020

C'est pas possible

Corie lo aveva promesso a Bimbo da tempo, ma poi tra una cosa e l'altra

le partite di calcio la domenica
gli adolescenti Bratter litigheranno tutto il tempo?
il brutto tempo
Che facciamo, portiamo anche Gugu?
Gugu riuscirà a stare a tavola?
Bimba non dovrebbe fare i compiti
le lavatrici
E se Gugu comincia con i suoi capricci assoluti?
                                        possiamo farlo qui, perchè farci 100 km.

Bieche scuse, neanche delle più originali.
Per fortuna Mr Mad domenica mattina ha avuto un moto di entusiasmo. Sarà stato perchè sabato sera si rievocava quella buonissima pizza fritta che avevamo gustato l'ultima volta che ci eravamo stati.

L'aquolina in bocca
un febbraio che sembra primavera
nessun impegno domenicale
Gugu in macchina con noi
e pazienza per le lavatrici 
la speranza che il corona virus abbia dimezzato il traffico
Tutti a Napoli a mangiare la pizza fritta. 

Incredibilmente non c'è stato nessun capriccio assoluto, Gugu è rimasto a tavola per due ore, gli adolescenti Bratter hanno posticipato i loro filosofici alterchi, e Bimba alle 15,30 si è sponatneamnete ricordata che doveva fare i compiti.
Tutto merito della pizza fritta.

giovedì 20 febbraio 2020

La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante


 Titolo: La vita bugiarda degli adulti
Autore: Elena Ferrante
Pubblicazione: E/O, 2019
Pagine: 336

Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta.
 [Incipit]

Giovanna ha 13 anni. E' nata a Napoli alla fine degli anni '70. Vive al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri.

«L’adolescenza non c’entra: sta facendo la faccia di Vittoria».

Questa frase malriuscita, pronunciata a bassa voce dal padre, quel padre leggero e devoto che lei credeva che fosse, rende friabile tutto il precario castello di credenze costruito fino ad allora.
Si insinua il sospetto che i suoi genitori non siano chi dicano di essere, e che le loro parole e i loro atteggiamenti d'affetto non corrispondano al vero. 
L'incontro con zia Vittoria è devastante per Giovanna. La sorella del padre vive in un quartiere industriale, da dove proviene la famiglia paterna a lei finora sconosciuta.
Tutto nella vita della zia è distante anni luce da quello che Giovanna ha vissuto finora: un mondo dove lo scandalo è vanto, la promiscuità è lecita, il linguaggio è esplicito, la sensualità trasuda dai gesti e dai corpi burrosi, l'espansività è libera. 
Una realtà tenuta a debita distanza da quel padre intellettuale che passa le sue giornate nello studio a leggere e a studiare.
Giovanna trova in zia Vittoria l'antitesi alla vita controllata e per bene della sua famiglia. Tutto lì si sta sgretolando, eppure tutto sta avvenendo senza un grido, una parola fuori posto, nell'assoluta apparente civiltà. Sua madre si consuma nel dolore, e Giovanna la osserva con il feroce giudizio dei suoi cinici tredici anni.
In questo silenzioso ma incombente sfacelo, questa giovane donna deve gestire il suo passaggio all'età adulta, la scoperta della sessualità, nuove distanze nelle amicizie. 
Impara a mentire, si incarta nelle sue stesse bugie. Del suo corpo fa un'esperienza viscida:  si offre, si misura, si ritrae. Lo spazio dell'autonomia passa attraverso la solitudine e l'amarezza.
Cerca un posto nel mondo: lo trova, forse, nel platonico innamoramento di un intellettuale in cerca di riscatto (come il padre tutto sommato), che comincia  a dar forma alle sue smanie.
Un romanzo di formazione molto doloroso. Naturalmente c'è questo e molto altro: per esempio ci sono le amiche, Ida e Angela. Ci vorrebbe un saggio per commentarlo  davvero.

Posso dire che da quando ha citato il Rione Alto e San Giacomo dei Capri (terzo rigo), io mi sono sentita a casa. Sono i luoghi dove sono nata e cresciuta. E ho riconosciuto
ogni angolo, ogni strada, ogni quartiere nominato, ogni personaggio e ogni espressione del volto e del volgo. Una scrittura complice con chi quei posti li ha vissuti, difficilmente esportabile agli estranei alla città.

Le loro zie e cugine e nonne erano signore agiate del Vomero, di Posillipo, di via Manzoni, di via Tasso. Io invece collocavo fantasiosamente la sorella di mio padre in una zona di cimiteri, di fiumare, di cani feroci, di sfiammate di gas, di scheletri di edifici abbandonati.

Il divario sociale, che si misura sui quartieri, è una distanza feroce nel modo di sentire e affrontare mondo. Certi modi, certi atteggiamenti, una certa mentalità è collocabile solo lì, nella strada in cui la Ferrante li ha rappresentati.
Ho ritrovato il clima viscido e laido de L'amore molesto, una viscerale carnalità, un compiacimento del dolore, quella sfiducia nella redenzione che lei stessa confessa nell'incipit, una malinconia costante, e la limpida profondità nella scrittura della tetralogia che l'ha resa celebre.