venerdì 30 marzo 2018

#Cinema: Maria di Magdala


Non c'è Natale senza un bel film della Disney.
Non c'è una Pasqua senza un film su Gesù.
Mi sembra giusto.
Prima che la mia adorata figlioletta si trasformi una erinni adolescente, che accetterà i miei inviti solo a condizione che venga con noi metà del mio stipendio, mi godo ogni volta che posso, la compagnia della mia bella decenne.

 Scelgo un film che parla di una donna anticonformista e coraggiosa. Guardo il trailer: ho l'impressione di una buona ambientazione storica, cosa che, mi illudo, mi tornerà utile la prossima volta che mi dirà che studiare Storia è noioso. Mi informo sui contenuti, e mi sembra adatto alla sua età. Siamo a Pasqua, e il soggetto ci sta tutto.
In ultimo, guardo gli altri titoli del Multisala: niente che le possa far cambiare idea all'ultimo momento.


Lunghissimi silenzi, intervallati da brevi frasi e molti musi lunghi.
Un Cristo austero, che sorride una sola volta in tutto il film, quando vede la madre.
Per il resto, sembra che abbia una paralisi al viso.
Gli apostoli fanno la figura di stolti che non capiscono, fino alla fine, le parole del loro Rabbi. Credono in una rivoluzione, in un riscatto dai Romani, parlano di strategie e di rivolte.
Maria di Magdala insinua in loro il dubbio che forse non era quello esattamente il messaggio, ma minimizzano, come di costume, le parole di una donna.
Forse è stato il modo per esaltare la figura femminile, molto più probabilmente le cose stavano così, in effetti.
Seguire un predicatore con un gruppo di uomini, lasciare la famiglia di origine, non per formarsene una propria, ma per fare l'apostolo delle genti, non deve essere stata cosa facile nell'anno zero.
Volevo la temerarietà, l'audacia, il carisma, la fede e la ragione di una donna che perde tutto per trovare tutto. E questo è mancato, come se il personaggio mancasse di forza. C'è il tormento, magari l'ostinazione, ma non c'è stato quel fascino che conquista lo spettatore.

E niente, ho dovuto rimediare con cotoletta e patatine fritte al ristorante sotto casa. Per questa volta.

martedì 27 marzo 2018

Maria la sanguinaria, Carolly Erickson


Titolo: Maria la Sanguinaria. Miserie e Grandezze alla corte dei Tudor
Autore: Carolly Erickson,
Traduttore: Maria Pia Lunati Figurelli

Pubblicazione:  Mondadori, 2002
Pagine: 533


Strano poter parlare di un libro letto senza temere di spoilerare il finale.
Ho riscoperto da poco la mia sopita passione per la Storia.
Dopo Maria Stuarda e la storia di Costanza d'Altavilla, questa è la terza biografia di regine che leggo.  
Maria Tudor è stata la prima figlia di Enrico VIII, avuta con Caterina d'Aragona, la prima moglie che egli ripudiò per sposare Anna Bolena, dando così inizio alla scisma con la Chiesa cattolica e alla fondazione di quella anglicana.
Amata e/o isolata dal padre e dalla corte, a seconda del vento politico e delle passioni amorose di Enrico, la vita di Maria non fu affatto semplice. Promessa sposa prima a tre anni al delfino di Francia e poi a nove all'imperatore Carlo V, educata ad essere regina consorte per tutta la sua giovinezza, vive i suoi anni migliori con la speranza disattesa  di trovare un matrimonio che potesse convenire alla ragion di stato inglese.

La morte del fratellastro Edoardo in giovanissima età fu l'occasione per Maria per salire al trono a furor di popolo, osannata e incoraggiata dalle folle. 
Maria diventa regina all'età di 37 anni. E' sola, e si trova a fronteggiare una corte piena di intrighi, complotti e gentiluomini in malafede, turbolente rivolte interne e minacce esterne al regno, scarsità di raccolti e penuria di danaro. In più, non ha nè un consorte nè un erede. Sposerà a 39 anni Filippo II, fglio di Carlo V, e si illude per ben due volte di rimanere incinta. Le esigenze dell'Impero faranno sì che il consorte la lasci sola per lunghissimi periodi. Muore giovanissima, a soli 42 anni, sola, come è sempre vissuta.
Una donna di grande fede, coraggiosa e determinata, che ha saputo farsi valere grazie alla sua oratoria e alle sue certezze. Purtroppo è stata vittima del suo stesso essre donna, sia nella considerazione che gli altri avevano di lei, sia per l'educazione ricevuta.
Certamente la Storia con lei non è stata generosa. La sua umanità e la sua sfortunata esistenza, in ogni caso, viste così da vicino, insinuano il dubbio che il giudizio sia stato su di lei troppo severo.
Cercavo una biografia che la riscattasse, e sono pienamente soddisfatta.
Giudicare il passato con gli occhi del presente, senza tener conto che la Storia viene spesso scritta dai vincitori (in questo caso Elisabetta I, sua sorellastra, non meno sanguinaria di lei) non sempre è la chiave giusta per ricostruire i fatti.

In questa biografia c'è ben poco di romanzato.
L'autrice non ha tralasciato di spiegare con precisione la situazione politica europea, soffermandosi su tutti i protagonisti storici che hanno intrecciato le vicende inglesi: dall'Impero ai Francesi, al Papato, alle Fiandre.
E' certamente una lettura impegnativa, non solo per l'approfondimento storico doveroso, ma anche per seguire le vicende a corte, nelle quali tra tutti i gentiluomini nominati, le parentele e le cospirazioni mi sono un po' persa.
Il fascino di questa figura non può essere solo merito dell'autrice, che pure, si sente, nutre per lei una grande stima pari ad una grande compassione.

venerdì 16 marzo 2018

Sospensioni

Due settimane fa.

Immagino che sia perchè è nevicato. Università chiusa, niente lavoro. Scuole chiuse, bimbi in casa.
Tre giorni in cui il tempo si è fermato. 
In altre circostanze non sarei arrivata alle 12:00 sana di mente, invece una strana pace ha pervaso il tutto, il che è un segno senz'altro positivo:  in fondo in fondo mi è rimasto un briciolo di poesia.
La neve sulla spiaggia,  le macchine coperte di bianco, i bimbi eccitati con gli occhi incollati ai vetri per lo spettacolo inusuale in una città di mare.  Gugu non l'aveva mai vista così da vicino.
Un lungo fine settimana, iniziato sabato pomeriggio.
 
I maschi sono stati delegati ai nonni.
 
Io e Bimba ci siamo prese un pomeriggio per noi.
Avere amiche lontane con figlie coetanee che decidono di venire a Napoli per poche ore sono occasioni d'oro.
Mi mancano le mie amiche palermitane. Abbiamo vissuto anni tanto pieni insieme, anni accomunati da gioie parallele, come le nostre belle preadolescenti, ma non solo. T., per esempio, è una divoratrice di libri, nonchè inseusaribile fonte di titoli e autori appetibili.
Una lunghissima passeggiata, che non mi ha fatto rimpiangere neanche per un attimo di non aver portato gli altri due: Monastero di Santa Chiara, il Cristo Velato, due stazioni della metro, il murales di Bansky, la pasticceria di Scaturchio, una cenetta ai Quartieri Spagnoli. Il mio contapassi segnava 15000 già alle 7 di sera, un record che rimarrà nella storia credo.
Che tenerezza vedere queste due undicenni che, si vede, sono abituate a fare le spavalde in famiglia, soprattutto con le mamme, avvicinarsi l'una all'altra con timidezza. 
Confortante sapere che la tua amica sta attraversando con la sua preadolescente lo stesso momento di finte contestazioni e assestamenti di nuove regole su cui ragionare. Rassicurante, però, vedere loro soddisfatte e noi orgogliose.
Menomale che lunedì la biblioteca è rimasta chiusa, che ancora mi dolevano le gambe.
Due giorni in casa, a ritrovare la calma persa, a godermi senza incombenze, la compagnia dei bambini. 
Mercoledì nessuno di noi aveva voglia di ricominciare. 





martedì 13 marzo 2018

Tra le mura del Cremlino, Paul Dowswell

Titolo: Tra le mura del Cremlino
Autore:  
Traduttore: Edy Tassi  
Pubblicazione:  Feltrinelli, 2014  
Pagine: 224

Ho letto diversi romanzi in questo periodo, ma ho voluto aspettare che ne arrivasse uno del quale poter parlare con entusiasmo. 
Quando ho scelto questo, attirata dall'ambientazione nella Russia sovietica, non avevo notato che la Feltrinelli aveva inserito questo titolo nella collana Romanzi ragazzi, cosa che, secondo me, non rende giustizia al lavoro di Dowswell.
Più che un libro per ragazzi direi che è un libro adatto ai ragazzi. 

Molto scorrevole nella scrittura, la ricostruzione storica che fa da sfondo alla vicende è ricostruita in maniera fedele e affascinante.
E' la storia di un'amicizia nata tra figli adolescenti di funzionari dell'URSS, che lavorano fianco a fianco con Stalin. Le sparizioni al Cremlino sono all'ordine del giorno, una parola fuori posto può costare la vita. Lo stesso Misha, il protagonista, ha visto scomparire la madre da un giorno all'altro senza nessuna spiegazione.

Il romanzo racconta molto bene lo stridore tra la propaganda sovietica e la triste verità storica, le paranoiche purghe staliniane e quanto la paura abbia il potere di condizionare anche i rapporti più spontanei tra giovani coetanei. 
Nonostante il clima di terrore, Misha e Valja provano a fidarsi l'uno dell'altra, e affrontano insieme l'invasione nazista del 1941, la celebre Operazione Barbarossa.
Il loro mondo, quello costruito dai loro genitori, convinti di voler fare del bene, che loro stessi difendono, e in cui loro stessi credono, sta andando in pezzi. Ne prendono coscienza a poco a poco, pagando un prezzo molto alto per la loro giovane età. Non cedono al cinismo, nè alla delusione, non si autocommiserano, non cercano colpevoli. Mantengono la dignità di chi è consapevole di star partecipando alla Storia.
Ho divorato questo libro.

venerdì 16 febbraio 2018

Un ragazzo d'oro, Eli Gottlieb


Vorremmo tutti sapere chi sono realmente le persone autistiche.
Che cosa pensano, che cosa provano, che cosa selezionano dei discorsi e delle cose intorno a loro, da cosa nascono le loro paure.
Eli Gottlieb ci prova, parlando in prima persona, e provando a dare voce a dei pensieri che sono, quasi per tutti, un mistero.


Todd Aaron  non ha le eccellenze di un asperger (come Rain man, per interderci), né alte funzionalità, ma possiede una grande carica affettiva, e una gran forza di volontà.
Todd ha 50 anni, e vive da 40 in una comunità per disabili mentali.
E' pienamente consapevole di essere un soggetto autistico, conosce bene i suoi limiti: ce ne accorgiamo dallo stridore tra i suoi pensieri  e le sue azioni. Ha imparato ad autocontrollarsi, mette in atto strategie di difesa verso il mondo che lo circonda, è perfettamente autonomo nella gestione di se stesso, sa leggere, sa cosa pensa, anche se non è sempre capace di esprimere i suoi pensieri, sa decifrare le sue emozioni (stanchezza, ansia, tristezza, delusione), comprende discorsi relativamente complessi, sa affrontare l'imprevisto.
Sono delle grandi conquiste, ma, vissute così dal di dentro, sembra sempre che abbiamo a che fare con una bomba a orologeria, come se tutto questo equilibrio fosse precario e potesse esplodere da un momento all'altro.
Si fa amare, quest'uomo capace di dire solo la verità, e incapace invece di qualsiasi rancore, nonostante abbia ricordi molto nitidi delle violenze subite. Viene così naturale odiare suo padre, provare diffidenza verso suo fratello, e amare invece sua madre, per il fatto stesso che lui l'ama tanto. 
 Dopo 40 anni ha ancora nostalgia di casa, compra mappe, elabora un'Idea che lo faccia tornare dove viveva con la sua famiglia, e questo ci commuove, nonostante la scrittura non sia per niente compassionevole. Eli Gottlieb parla con la semplicità dei pensieri di Todd.

Il tempo si dilata insieme a lui, seguiamo il ritmo lento della sua mente.
E mentre lo seguiamo, ci chiediamo se sia giusto che viva in una comunità, invece che in famiglia, se sia giusto che prenda o meno le sue medicine, o semplicemente se sarà in grado di rispondere ad una domanda, di tornare a casa da solo, di superare la paura del cane.
Le risposte non sono per niente scontate, non abbiamo verità in tasca: nella semplicità dei pensieri di Todd, nella sua vita abitudinaria, trapela tutta la complessità della sua fragilità.
 
Sfido chiunque a non versare una lacrima.


Titolo: Un ragazzo d'oro
Autore: Eli Gottlieb
Traduttore: A. Martinese
Pubblicazione:  Roma : Minimun Fax (Sotterranei), 2018
Pagine: 274