mercoledì 19 agosto 2020

Il morso della vipera, Alice Basso

Finalmente posso smentire chi mi ha rimproverata di leggere solo libri di gente morta.

Avevo appena finito La dama delle camelie col mio gruppo di lettura, e io e la mia amica avevamo voglia di leggere ancora qualcosa insieme. 
Poichè è difficile tenere testa a quel capolavoro, abbiamo cambiato completamente genere.
Buttiamoci su una lettura fresca, su un giallo, su una scrittura leggera che ci faccia dimenticare la passione di Armand e Marguerite.
Abbiamo scelto Alice Basso. Conosco bene la sua prima creatura, Vani Sarca (la trovate sul blog qui, qui, e qui ): è una penna carica di humor, è sagace, e insomma, la mia amica si è fidata.

Ed ecco il debutto di una nuova protagonista.
Siamo nel 1935, Anita Bo è figlia del tabaccaio di piazza Statuto a Torino.
Bella, bellissima, furbetta. Una bella che sa di essere bella, che crede di non essere poi molto di più che bella, che si dice  pronta a voler fare l'angelo del focolare di Corrado e dei suoi futuri 6 pargoletti.
Eppure, alla tanto sospirata proposta di matrimonio, risponde che prima preferisce lavorare per sei mesi. "A scopi pedagogogici, spiega. "Per essere una madre migliore".

Finisce così a fare la dattilografa per la casa editrice Monné, che pubblica traduzioni di gialli americani e qualche nuovo giallo italiano che possa compiacere il Duce.

Nel 1935. tutto intorno ad Anita è un Fascio. Tutto sembra essere assolutamente consenziente al Regime. Eppure qualcosa non torna. 
Quando una donna anziana viene brusacamente allontanata da ben sei poliziotti perchè mette in discussione un eroe di guerra,  Anita e il suo datore, Sebastiano Satta Ascona, vogliono andare a fondo. 
E qualcosa scoprono. Se non altro che comincia a serpeggiare una certa diffidenza e un certo malcotento, e che è più diffuso di quanto si pensasse.

Questa nuova serie è una viaggio nell'editoria dell'Italia fascista, il che rende il background del giallo molto interessante. Anche se lo stile è molto scorrevole, si avverte che dietro c'è un bel lavoro di approfondimento.

Per gustarlo davvero ho dovuto superare pagina 100. La necessaria presentazione dei personaggi ha invaso la prima parte, mentre mi aspettavo di giungere subito alla storia vera e propria, ma questo potrebbe essere un mio limite. 
Rimangono  poi due piccolissimi nei, che pure potrebbero essere assolutamente genialate e io non averle capite. Uno è l'utilizzo di similitudini che Anita non può conoscere perchè la storia è del 1935 (.... ma questo non avrebbe potuto saperlo, che ricorre spesso nel testo), e poi l'intento smaccatamente didascalico antifascista, che è assolutamente comprensibile, magari inevitabile, e che naturalmente condivido in pieno. Solo che entrambi gli elementi mi ha creato un senso di straniamento nella lettura, una consapevolezza estranea di chi ha già una visione d'insieme e sa già come va a finire la Storia.

A lettura finita, posso dire che ne esco soddisfatta. Il modo di scrivere della Basso mi piace, la storia è molto ben costruita, Anita mi è più simpatica di  Vani, che invece simpatica non mi è mai stata.
 
Finisce per ora la mia breve incursione nel mondo degli scrittori vivi e in buona salute.
Torno al mio  mondo degli scrittori passati a miglior vita: il prossimo mi sa che sarà Il mare non bagna Napoli della Ortese.

Titolo: Il morso della vipera
Autore: Alice Basso
Pubblicazione: Garzanti, 2020
Pagine: 302



lunedì 17 agosto 2020

La signora delle camelie, Alexandre Dumas


La signora delle camelie è il romanzo più straordinariamente romantico che abbia mai letto. 
E ora che l'ho fatto, mi chiedo perchè mai ho aspettato tanto. 
L'ho trovato sublime, insuperabile nella sua raffinatezza.
Un romanzo che va letto due volte: la prima, per la storia, passionale e incalzante, la seconda per l'eleganza dello stile.
 Non dimenticherò facilmente Marguerite e Armand, e sarà difficile dopo tanta bellezza riprendere un'altra lettura. 
Terminato questo romanzo, ho dovuto scartare tanti titoli che sono in wl  perchè mi è rimasta dentro troppa bellezza per passare a storie drammatiche o dolorose. 
Non che questa non lo sia, drammatica. Eppure in questo dramma c'è un deiderio di redenzione tale che si esce pieni d'amore.
 
Sarà che a volte nascere nei drammi aiuta a coltivare la genialità. Alexandre Dumas è infatti figlio illegittimo del noto padre, riconosciuto solo all'età di 6 anni e nel frattempo cresciuto in collegio.
Lui stesso ebbe una relazione con una prostituta, morta di tisi al'età di 26 anni.
Un tipo, dunque, che qualcosa da raccontare ce l'aveva.

Siamo a Parigi, intorno alla metà del 19. secolo e Marguerite è una mantenuta. Tutto inzia con la fine di questa giovane donna, protagonista assoluta del racconto. 
Nonostante il finale della storia sia svelato nelle prime pagine, si arriva al termine della lettura con il cuore in gola.
 Marguerite ha vissuto nel lusso: carrozze, gioielli, begli abiti: i suoi amanti facoltosi le permettono una vita agiata. Ma non ha mai fatto i conti con l'Amore, quello vero, che arriverà con Armand.
Un giovane brillante e appassionato, ma non certo facoltoso. 
Eppure finalmente lei intravede con lui la speranza di una vita diversa. Un rifugio sicuro, la possibilità della normalità, di coltivare un sogno comune. 
Dumas dimostra tutta la sua modernità di pensiero. Marguerite rimarrà vittima dei pregiudizi sociali, eppure lui la riscatta, le restituisce la dignità che merita in quanto donna, dimostrando un'altissima sensibilità e un'apertura mentale che non mi aspettavo da un autore di quell'epoca.
 
Delicato, profondo, sensibile, moderno  nello scardinamento di ogni pregiudizo che riguardi il diritto di amare e di lasciarsi amare, descrive l'innamoramento in modo sublime. 
Ogni tanto bisognerebbe rileggersi i capitoli dal 10. al 12. de La signora delle camelie per riconciliarsi col mondo.
 
Un'altra chicca che senza il mio gruppo di lettura mi sarei persa.

Titolo: La signora delle camelie La Dame aux Camélias
Autore:Alexandre Dumas (figlio) 
Traduzione: Cinzia Bigliosi
Pubblicazione: Feltrinelli, 2013
Pagine: 280




giovedì 18 giugno 2020

Eredità della DAD


Oggi esce La strada verso casa di Kent Haruf .

Autore tra i preferiti: asciutto, senza giri di parole, riesce a rendere la prosa pura poesia.
E insomma, Corie ha letto tutti i suoi libri.
Paradossalmente, su quello che ha amato di più, Le nostre anime di notte, non ha scritto nemmeno una riga, mentre ha scritto su Benedizione e Crepuscolo.

La settimana scorsa la sua amica di Amanti dei Libri scrive sul gruppo che la NN ha proposto ai lettori di partecipare all'uscita di Haruf inviando un audio di 60 secondi di un passo tratto dai suoi romanzi.

Si alza la mattina presto, e alle 7.05 l'audio è pronto. Ora, bisogna inviarlo dal telefono al pc. Mesi di didattica a distanza non sono passati invano.
Sicura di quello che faceva, invia l'audio al gruppo solitario creato per le foto dei compiti (creazione della Tredicenne sul telefono di Corie). Whatsapp web ha fatto  il resto. 
Corie invia l'audio. Contenta, un po' emozionata, leggermente insicura, ma ci sta,
avverte via messenger l'editore.

h. 14,30
Il gruppo whatsapp di Bimbo ha superato i 100 messaggi. Corie va per svuotare la chat.
C'é qualcosa che non la convince.
Per caso nota il suo nome e quello di Bimbo. Scorre i messaggi a ritroso e ...

Ma ...
Che cos'è?
Deve essere una favoletta per Gugu che poi Bimbo ha inoltrato
No, ma Bimbo non sta a casa, sta sull'Isola con il padre
Ma se non è Bimbo ... allora è stata Corie ..
Vabbè, comunque è stato rilassante!

Corie ha inviato l'audio anche sul gruppo delle uscite di classe di Bimbo (...)

Ecco qui, con questa breve lettura, che doveva essere un piccolo spazio di protagonismo, Corie si è congedata dai compagni di classe di Bimbo, con i quali Bimbo ha condiviso 8 anni di avventure e disavventure, e che dall'anno prossimo saranno in prima media.
E all'emozione, all'insicurezza, alla contentezza, si è aggiunta la nostalgia.

PS: Questo il passo scelto, casomai doveste sentire poi il collage degli audio dei lettori realizzato dalla NN:   

Prese la bambina avvolta nelle copertine bianche dell’ospedale e la guardò, impaurito, tenendosela davanti alla faccia come fosse un piatto di porcellana, rigido eppure fragile.
Oh Gesù, disse dopo un minuto. Gli occhi della bimba lo fissavano senza battere le palpebre. Oh Dio. Dio santo.
Mentre lui aveva in braccio la bambina, Harold entrò nella stanza. Mi hanno detto di venire qui, disse. Stai bene?
Sì, disse la ragazza. È una bambina. La può prendere anche lei.
Harold aveva ancora addosso gli abiti da lavoro – sulle spalle del giubbotto di tela grossa c’erano pezzetti di paglia – e portava con sé l’odore di aria aperta, bestiame e sudore. Meglio se non le sto troppo vicino, disse.Sono tutto sporco.
Può avvolgerla meglio nella copertina, disse Victoria. La piccola dovrà pure abituarsi a lei, a un certo punto.
Allora anche lui prese in braccio la bambina, mentre Raymond si sedeva e dava dei buffetti sul braccio alla ragazza. Lei era stanca e pallida.
Molto bene, disse Harold guardando la piccola, molto bene. Se la teneva davanti e lei lo fissava senza battere le palpebre, proprio come aveva guardato l’altro fratello, come se stesse studiando il suo carattere. Sai che c’è?disse Harold. Abbiamo appena raddoppiato le donne di casa. Ma penso proprio che ci abitueremo.

giovedì 28 maggio 2020

L'amore paziente, Anne Tyler

Credo  che la cosa fuorviante di questo libro sia il titolo.
Illude.
O almeno, mi ha illuso che tutto avrebbe preso una piega lenta, ma confortante.
E invece a metà, quando tutto sembra andare finalmente bene, tutto invece si destabilizza.
Conosciamo Jeremy a 38 anni, il giorno della morte della madre, con la quale ha sempre vissuto.
Vive in una grande casa dove si fittano stanze, e dove ogni inquilino è un universo di stramberie.
Lui, però, da quella casa non esce. Dopo aver finito la scuola non è mai andato oltre il proprio isolato. Non risponde al telefono, lascia le frasi a metà, non sente la necessità di comunicare, soffre di attacchi di panico.
Passa le sue giornate nel suo studio ad assemblare oggetti che poi  il suo amico Brian rivende come opere d'arte.
Jeremy è un artista, un genio, o è solo un uomo disconnesso con la realtà, che vive in un mondo tutto suo. Fino all'ultima pagina mi è rimasto il dubbio.


Eppure, in tutta questa fragilità, in questo pasticcio da cui sembra difficile venirne fuori, avviene che Jeremy si innamora. E avviene che viene ricambiato. Mary è giovane e già madre di una bambina. E Jeremy diventa padre, per ben quattro volte. E sembra andare tutto bene, perchè Mary nella cura di quella famiglia un po' strampalata, che include anche gli anziani inquilini, gli studenti di medicina di passaggio, o una giovane ragazza che conosce tramite autostop, ricopre il ruolo di grande madre. E sembra che ci stia bene. Sembra che l'amore paziente del titolo sia il suo.
E invece no. 
E non posso spoilerare questa debole trama. Perchè la trama nella Tyler è quasi sempore debole, ma i sentimenti sono potenti. E qui c'è un colpo di scena che fa riflettere. Non riesce a ribaltare i ruoli, ma ci avvicina a Jeremy, e si impara a capire come e perchè Mary lo ha amato, fino a che ci troviamo a implorarla di cambiare idea, anche se, in fondo, di lei non ci siamo mai fidati del tutto.

Titolo: L'amore paziente
Autore: Anne Tyler
Traduzione: Lura Pignatti
Pubblicazione: Guanda, 2003
Pagine: 267

martedì 26 maggio 2020

Amore, Elizabeth von Arnim

La Von Arnim si merita il cartaceo. 

Le copertine della  Bollati Boringhieri con le donne di Isaac Maimon mi hanno conquistata al punto di volerle (a poco  poco) collezionare tutte.

 Ho proposto questo romanzo nel gruppo di lettura tra amiche nato da poco.
Volevo mettere alla prova la mia scrittrice femminista ante litteram con un argomento più passionale che non fossero i fiori e la società inglese
Ero curiosa di sapere come avrebbe trattato la passione.
E non mi ha delusa, perchè lo ha fatto a suo modo.

Senza miele, senza indugiare nel sentimentalismo, con molto humor, e un pizzico di cinismo. Quel tanto che riesce a suggerire la realtà delle cose, senza essere brutale.

Amore è la storia di Catherine e Christopher, lei 47 anni, vedova, lui 25, scapolo. Siamo nella Londra degli anni '20. E con questo dovrei aver detto tutto. 
Se si ha alle spalle un solo libro della Von Arnim si sa che già che avrà smantellato ogni luogo comune sui ruoli delle donne e sulla famiglia. E sì, ovviamente sì, lo fa, ma non c'è solo questo.
Ci sono, uno a uno, tutti volti dell'amore: il rassicurante primo matrimonio di Catherine, con George,  il tenero (ma formale) rapporto tra Catherine e la figlia Virginia, il compiacente amore tra Virginia e suo marito Stephen, quello  rigido della madre di Stephen, quello comprensivo e accogliente degli amici di Catherine, e infine quello potente e irragionevole di Christopher.
Il romanzo si divide in due parti. La prima, nella quale ogni personaggio viente presentato per ciò che appare, tanto da sembrare che insceni una commedia. la parte senz'altro più  divertente. Rigidi nel proprio ruolo, i protagonisti creano una serie di equivoci che agli occhi del moderno lettore non possono che far sorrdiere. Nella seconda parte, invece, ogni personaggio acquista umanità e profondità. Impareremo ad rivalutare molti di loro.

Catherine è una donna tranquilla e amabile, una donna che non sa difendersi, incapace di arginare la vitalità di Christopher. Si lascia trascinare  poco a poco dall'energia della volontà e della vitalità di lui. Conosce con lui una nuova giovinezza, a cui aspira con tutte le sue forze, ma cui non riesce a stare dietro. Diventa così schiava della sua insicurezza. Perde completamente il buon senso, travolta dall'instabilità e dall'orgoglio. Si insinua in lei il pensiero che in fondo non sia tutto un inganno della vanità.
Che dire di lui. E' talmente assetato di vita a e di giovinezza che non conosce la ragione. Non ha limiti nella sua arroganza giovanile, e ci vogliono tutte le pagine di questo romanzo per convincersi ( o meno) della sua sincerità.

In definitiva, il potere dell'amore è salvifico e devastante.

Titolo: Amore
Autore: Elizabeth Von Arnim
Traduttore: Ilaria Dagnini Bray
Pubblicazione: Bollati Boringhieri, 2018
Pagine: 331