lunedì 9 novembre 2020

Una vita allo sbando, Anne Tyler

Anne Tyler n. 8.

 Tra i mille mila titoli pubblicati dalla mia autrice preferita, scelgo questo direttamente dalla mia libreria.

L'argomento è quello su cui spesso torno a tormentarmi: l'adolescenza e i suoi perchè.

Con una tredicenne e un decenne preadolescente in casa, ho spesso voglia di leggere storie di chi se la passa peggio della sottoscritta. Consola parecchio, devo dire.

Una mia cara amica, per spiegare al figlio cosa fosse l'adolescenza, gli ha detto che i ragazzi a quell'età assomigliano a degli ubriachi. Vagano così, quasi sempre in preda all'euforia, difficilmente concentrati sulle cose realmente da fare, oppure in preda agli sconforti più totali.

Evie e Drum, i protagonisti di questo libro, sono proprio così. 

Timidi e insicuri, vagano in mezzo a contorni sfumati, e sembra che facciano cose a  caso, guidati da una imprecisata voglia di  agire, non si sa bene in quale direzione.

Lei è una goffa diciassettenne, molto sola, con un padre apparentemente distaccato, ma forse solo incapace di fare il padre; lui, diciannovenne, un musicista narciso  e presuntuoso quanto basta, alla continua ricerca di conferme.

Le trova tutte in Evie queste conferme, desiderosa di vivere, pronta a darsi, a crescere, a non risparmiarsi, a vedere soluzioni ad ogni problema, a vedere il bello di ciò che sarà e non lo squallore del presente. 

Così a soli 17 anni Evie lo sposa, trascura la scuola, va a vivere in una baracca, ricuce tutti i rapporti che lui aveva sfilacciato, comincia  alvaorare per portare qualche soldo a casa.

Come tutte le donne che amano troppo, al limite dell'abnegzione, conosce anche lei la delusione di avere accanto un uomo che non ne è all'altezza.

 La delicatezza di Anne Tyler sa bene dove colpire.

Titolo: Una vita allo sbando
Autore: Anne Tyler
Traduzione: Laura Pignatti
 pubblicazione: Guanda, 2011 
Pagine: 218

venerdì 23 ottobre 2020

Via dalla pazza folla, Thomas Hardy

 

Non si può resistere ad una copertina così. 

Vale per un po' tutte le copertine della collezione (Storie senza tempo, ndr), solo che questo bordeaux proprio mi conquista. 

 Appena l'ho avuto tra le mani, non ho potuto fare a meno di proporlo nel mio gruppo di lettura: pur con le nostre peculiarità, quando si tratta di classici, siamo unite come non mai.

Un romanzo  classe 1874. Piena età vittoriana. Non ci sono  però le belle ville di Londra, la buona società, i pettegolezzi, i matrimoni combinati dalle madri, i facoltosi tenutari inglesi.

Qui siamo in piena campagna, ambientazione prettamente bucolica. Protagonisti: un pastore, un affittuario, un sergente, una bella affittuaria che infiamma il cuore di chi la incontra, Bathsheba Everdene.

Non è proprio una storia d'amore, anche se l'amore compare in ogni pagina di questo libro: quello discreto del pastore Oak, quello ossessivo di Boldwood,
quello ingannevole del sergente Troy.

E' la storia di una donna fiera, indipendente, che in piena epoca vittoriana rifiuta ben due volte il matrimonio, sicura di bastare a sé stessa

"Be', quello che intendo dire, è che non mi dispiacerebbe di fare la sposa a un matrimonio, se potessi farlo senza avere un marito. ma dato che una donna non può mettersi in mostra in quellamaniera da sola, non mi sposerò, almeno per ora."

Eppure Bathsheba finisce per innamorarsi innamora perdutamente.

"Bathsheba amò Troy nel modo in cui amano le donne indipendenti quando abdicano alla propria indipendenza. Quando una donna forte getta volutamente al vento la propria forza è peggiore di una donna debole che non abbia mai avuto neanche un bricolo di forza da gettar via".

In una cosa Hardy mi ha fatto pensare alla Austen: nella pessima figura che fanno i militari inglesi: in un modo o nell'altro, risultano inaffidabili.

 Via dalla pazza folla è un classico che passa un po' in sordina.

Contiene sull'amore delle verità universali, che però non lo rendono stucchevole. E' poetico nello stile, delicato dei sentimenti, intrigante nell'intreccio. Mi ha tenuta col fiato sospeso: non avevo proprio idea di come potesse finire, e di come Bathsheba avrebbe sbrogliato l matassa nella quale era finita. 
La traduzione rimane fedele ad un italiano un po' desueto, anticheggiante, che rende suggestiva la lettura a lungo andare. L'impatto con lo stile mi aveva un po' scoraggiata, bisogna prenderci un po' la mano. 
Dico solo che dopo le prime 50 pagine, la trama e lo stile sono così coinvolgenti che è difficile separarsene.

Titolo: Via dalla pazza folla
Titolo originale: Far from the Madding Crowd
Autore: Thomas Hardy
Traduzione: Enrico Mistretta
Pubblicazione: Rba (Storie senza tempo, 2020
Pagine: 361

giovedì 15 ottobre 2020

Compito di religione (I liceo)

 Conosco Bimba da circa 14 anni, e, in questo periodo, ogni giorno, mi sorprendo a scorgere in lei tratti nuovi, mai visti. 

E' sempre lei, quella bimba autonoma a e collaborativa, a cui piace ridere, poco leziosa, poco espansiva, con quello sguardo penetrante che pretende il suo tempo e i tuoi spazi, ma, indubbiamente, sta diventando donna. 

Erge nuove strategie di difesa, cerca ideali per cui combattere, nuovi spazi di espressione, traguardi piccoli e grandi a cui ambire con la sua determinazione. 

Ha di bello che conosce molto bene l'autoironia; ha di grande che, se crede di fare il bene, non si perde in false timidezze. 

Ha di rischioso che la sua ostinazione può facilmente diventare testardaggine, che stenta a scendere a compromessi  a sentire ragioni diverse dalle sue, come d'altronde è normale alla sua età. C'é di affascinante per me che, mentre la osservo fare le sue scelte e prendere strade tutte sue, che io mai avrei battuto, rimango qui, ferma, guardandole sempre le spalle, però.

 

Parlate, in poche righe, di vostra figlia.

martedì 13 ottobre 2020

Questione di tempo (ma anche no)


Chi le  doveva dire  a febbraio scorso che il  Diversamente sabato sarebbe stato la normalità per tre mesi. 

C'è stato, in quella quarantena da marzo a maggio,  il tempo della goduria: gatti, tea, film con i ragazzi.

Corie ha letto tanto, e visto le prime due stagioni di The crown, ma scritto pochissimo il blog.

Ha ordinato il cassetto della scrivania, riordinato la libreria (e comprato un sacco di libri cartacei), pulito un numero di volte imprecisato i mobili della cucina e il balcone, preparato una quantità industriale di meringhe, coppe del nonno, budini, plum cake, gnocchi e crocchette. In compenso non ha mai fatto il pane e la pizza.
Ha stirato, pulito il forno, steso e piegato panni un numero a sei zeri di volte.
 

Ma, tra tre didattiche a distanza, di cui 1 speciale,  è riuscita a lavorare pochissimo. 

Ha preso, in quarantena, tutti i congedi possibili, compreso qualche giorno di ferie. 

 Ha cercato di contenere le crisi adolescenziali amplificate del  decenne e della tredicenne, pronti a esplodere o a implodere, ma comunque consapevoli di essere in gabbia, dorata, ma pur sempre tale.

Ha collezionato numeri di telefono di tutti gli artigiani della zona (vetraio, falegname, e sentito tanto la mancanza di nonno S.) per tutta l'energia di Gugu che non è riuscita a contenere.

E poi c'è stata l'estate, un'altra parentesi sospesa in una diversa routine: telelavoro, mare, telelavoro, mare, telelavoro, mare.

 E finalmente da questa settimana: la svolta.

Ieri Corie ha lavorato da casa, da sola. Una sola ora, ma è già qualcosa.

Bimba ha fatto finalmente il suo ingresso in prima liceo in presenza, e Bimbo in prima media. L'inserimento in prima elementare di Gugu sta procedendo. Contro ogni legge scaramantica, a Corie sembra che anche quest'anno l'insegnante di sostegno sia in gambissima. Supplente, ma bravissima.

Il decenne ha ripreso basket, la tredicenne equitazione, Gugu ha iniziato a portarsi la bici al parco, i gatti stanno riprendedosi i loro silenzi (e i loro divani). Corie ha ripreso il caffè con le amiche dopo aver lasciato i ragazzi a scuola.

E adesso che questo tempo dilatato comincia finalmente a restringersi un po', adesso che Bimbo è a dieta e non è possibile cucinare meringhe, coppe del nonno, budini, plum cake, gnocchi e crocchette, adesso che ha acquistato una meravigliosa lavasciuga che le permette non stendere i panni, non ci vuole proprio pensare che ...

No, grazie, anche no.

 

lunedì 12 ottobre 2020

Il mare non bagna Napoli, Anna Maria Ortese

Dimentichiamo completamente la pizza e il mandolino. 

Dimentichiamo Pulcinella e il sole.

E pensiamo invece al Monastero di Santa Chiara. Quello della canzone, quello ditrutto dai bombardamenti.

Il mare non bagna Napoli comprende 6 racconti che ritraggono la città nel dopoguerra. Un periodo storico che in genere coincide con la ricostruzione, ci presenta invece  i cocci della distruzione.

Una Napoli sciatta e rassegnata, in ginocchio, come difficilmente ci viene presentata. Il lato B del sole e del mare.

Il primo racconto, Un paio di occhiali,  rimane senz'altro il capolavoro: metaforico,toccante, commovente, espressivo, feroce. Vale la pena acquistare il libro solo per questo.

Il racconto dei Granili il più tosto. Quella dei Granili di Portici è stata una storia, una ferita della mia città, che non conoscevo. Violenza, sporcizia, grettezza. Non viene risparmiato niente. Il linguaggio asciutto della Ortese viviseziona  una parte di città abbandonata, che non conosce nessuna redenzione.

E' difficile dire se la vocazione giornalistica della Ortese sia stata mossa dalla denuncia. A me è sembrato che fosse una neorealistica necessità di raccontare. E basta. 

Come pure nell'ultimo racconto, il più lungo, Il silenzio della ragione. Mi ci ero accostata con tutto l'entusiasmo possibile. Ha per protagonisti autori napoletani: Prisco, La Capria, Pratolini. Ho avuto serie difficoltà a finirlo, e più volte ho rischiato di abbandonarlo. Ancora oggi, a quasi due mesi dalla lettura,  ripensandoci, non ne ho compreso il senso. Si dice che gli intellettuali napoletano non abbiano reso molto bene la pubblicazione del racconto, e che per questo la Ortese non sa tornata più a Napoli.

Il mare non bagna Napoli è un classico, sicuramente. Nella sua prima pubblicazione, 1953, non stento a credere sia stata un lettura necessaria e miliare. Adesso risulta dolorosa, e ancora necessaria. Non credo indispensabile, però.

Titolo: Il mare non bagna Napoli

Autore: Anna Maria Ortese

Pubblicazione: Adelphi, 1994

Pagine: 176