venerdì 18 ottobre 2019

Fiammetta, Emanuela A. Abbadessa

Era da tanto che aspettavo il momento giusto per leggere questo romanzo. Come spesso accade, quando scego un libro e lo metto nella mia wish list, aspetto poi tanto di quel tempo che la trama cambia nella mia mente.
In due parole, non era quello che mi sarei aspettata di leggere. 
Quella di Emanuela Abbadessa è una scrittura raffinatissima. Uno stile assolutamente appropriato a raccontare una storia di fine Ottocento. Si avverte uno studio stilistico con il quale si è divertita, lo ha ammesso lei stessa, a riprendere la maniera ottocentesca.
Il romanzo è ispirato ad una storia vera di Giselda Fojanesi, aretina, moglie del poeta catanese Mario Rapisardi e amante del Verga.
Qui c'è storia di una donna che cerca l'emancipazione attraverso lo studio, e spera di cambiare il mondo. Una femminista ante litteram, a suo modo un'eroina tragica. Una donna combattente, una gran sognatrice. 

Ci avete sempre costrette nei ruoli stabiliti da voi relegandoci solo a dispettose, pudiche, astiose,  insolenti, pettegole, caste, gelose, facili. Ma ditemi voi: quali di questi appellativi hanno mai tenuto conto della nostra mente e della nostra anima nella stessa misura? Vi siete accontentati delle vostre categorie per la paura che, accettandoci simili a voi, un giorno avremmo potuto superarvi in scienza e sapienza. I ruoli riservateli a burattini e colombine della commedia veneziana, signori: noi siamo donne.

Fiammetta ha 22 anni e fa la maestra a Firenze. Cresciuta in orfanotrofio, ora ha un piccolo appartamento dove scrive i suoi primi versi e sogna il grande amore. 
Corteggiata dal facoltoso collega Stefano, non si cura del suo amore  e dell'avvenire rassicurante che le propone: lei vuole la passione travolgente. E la trova. Incontra il poeta catanese Mario Velastro, e lo sposa dopo (poche) infuocate lettere d'amore. Sull'onda del sentimento e dell'entusiasmo va a vivere a Catania. Qui dovrà fare i conti con la madre e la zia di suo marito con le quali convive nel grande appartamento al centro della città. Un legame morboso tiene i fili dei rapporti familiari. La "sposina del Continente" viene trattta come una nemica, non come una figlia. 
Più che le folcloristiche sorelle Strazzeri, impegnate a rendere la vita impossibile e Fiammetta, emerge la servetta di casa, Iana. 
 Sebastiana La Rosa, di aspetto irriducibilmente popolano, era una sedicenne procace, ultima di sette sorelle tutte da sposare, mandata a servizio dal paese su consiglio del parroco Perciapalle, cui era stata segnalata dal collega di San Pietro a Mineo come brava lavoratrice. Modesta, poco pretenziosa e timorata di Dio, le sorelle Strazzeri avevano deciso di prenderla in casa. Pur essendo infastidite dai suoi fianchi invitanti e dal seno alto e sodo, avevano risolto che, con un irrilevante salario e una mezza giornata di libertà alla settimana, sarebbe stato bene avere a portata del loro controllo una con cui Mario poteva fare i suoi comodi.
Iana è esattamente il contraltare femminile di Fiammetta. Appagata dal suo ruolo, e tratteggiata perfettamente, è disposta ad adempiere ad ogni compito richiesto, e rimane confusa e interdetta di fronte a questa donna, che a tavole le rivolge la parola e che vorrebbe spiegarle i diritti e la dignità di un lavoratore.
E in suo marito non trova certo il compagno delle mille battaglie che sogna di combattere nella nuova città, nè tantomeno il complice che sembrava in luna di miele. 
Cerca espedienti per sopravvivere, si butta a capofitto in un circolo di dame di carità, non rinuncia alla sua libertà, continua a comporre versi. 
Ma la violenza del maschio la sopraffae, e la soffoca. E questa claustrofobia il lettore la avverte bene. Mi sono sentita in gabbia per tutta la seconda metà del libro.
Una storia di amore e violenza, di disillusione, che poi è quella cha fa più male di tutto.

Titolo: Fiammetta
Autore: Emanuela E. Abbadessa
Pubblicazione: Rizzoli, 2016
Pagine: 382

giovedì 17 ottobre 2019

Storie di tutti i giorni

Tutta colpa dei Pink Floyd.
Cosa aveva di così sbagliato l'infanzia omologata, quei piccoli soldatini obbedienti invece  degli originali creativi che faranno la differenza in questo mondo. Uno a caso, Bimbo. Il novenne dalle soluzioni sempre fuori della righe.

Gugu mi chiama spesso ultimamente. Ha imparato a dire "mamma" invece che urlare. Non è poco. Ha trovato questo nuovo gioco di salire a piedi le scale e aspettarmi mentre io prendo l'ascensore. Arriva prima lui, e mi chiama "Mamma, mamma". Attimi di pura felicità.

 "E' normale, sei la mamma!" Mi ha detto Bimba l'altro giorno, mentre rifiutavo il ruolo di  poliziotta sequestratrice di telefoni e pc di giovani adolescenti.

Mannaggia, ho dimenticato di verificare l'inventario del periodico in biblioteca.

A questo e ad altre facezie del genere pensava Corie mentre era ferma allo stop, dopo aver lasciato Bimba, Gugu e Bimbo nelle rispettive scuole. Si guardava intorno cercando un parcheggio: nove ore di telelavoro l'aspettavano, meglio inziare presto. 
Una signora con un bambino le si avvicina allarmata: 
"Signora, ha un gatto nel cofano!" 
Ah. 
Nessuno può rimanere impassibile ad un gatto in pericolo. Corie sicuramente no, e neanche la signora che è appena passata, e a quanto pare neanche il pescivendolo all'angolo. In pochi secondi una folla ispeziona il cofano di Corie nel tentativo di ripescare il gattino miagolante.

Le cinque macchine in fila allo stop dietro Corie evidentemente non hanno la stessa sensibilità. In che mondo viviamo. 

Corie si rimette in macchina con il cuore in gola. La vita del gatto nel cofano è nelle sue mani. Pensa velocemente a dove possa andare a passo d'uomo prima che il micio trovi la pace eterna nel radiatore. 
E intanto prega ad alta voce e pensa a quanto è fortunata Mia, a casa al calduccio, viziata e coccolata, che non deve neanche miagolare per avere le sue crocchette.
Alla pompa di benzina. Lì avranno qualcosa per alzare la macchina. Ce ne è una abbastanza vicina del papà di un compagno delle elementari di Bimba. Simpatico, buono, sempre sorridente, con due gatti all'attivo in casa: è l'uomo della mia giornata. 
V. si infila sotto la macchina, e lo prende con la mano. 
E' un micetto piccolo piccolo, tutto biondo. Scappa spaventato. Non c'è tempo per riprenderlo e portarlo indietro dove penso sia salito.
"Starà bene qui, c'è una bella colonia di gatti a cui diamo da magiare tutti i giorni".
In effetti uno di questi randagi ha il collarino antipulci.
Uh che bello, alla fine è stato fortunato. In che bel mondo viviamo.


venerdì 4 ottobre 2019

Questione di fede

Ore 8, in macchina.
B(imba): "Mamma, ho dimenticato il panino per pranzo".
C(orie): "Non ti preoccupare, te l'ho messo io in cartella, insieme all'acqua."
B.: "Quando? Io non ti ho vista."
C.:" Bimba, non tutto quello che non si vede non accade o non esiste".
B.:"Infatti, mamma, allora non dire più che non studio."

#Celapossofare

venerdì 27 settembre 2019

Frida. Una biografia di Frida Kahlo, Hayden Herrera



Giunta sull'Isola di Paul, ero determinata a portare i ragazzi a vedere una mini mostra dedicata a Frida Kahlo. 
Un'artista appassionata, anticonformista e rivoluzionaria con una passione per i selfie. Bimbo e Bimba non sarebbero rimasti indifferenti.
E così tra i libri letti quest'estate c'è stata anche questa biografia. Non potevo certo farmi trovare impreparata.

Frida Kahlo ha raccontato moltissimo di sè nei suoi diari, perciò è lei stessa che ci guida per mano nella lettura dei quadri. Ha affidato alla scrittura, come alla pittura, tutta se stessa.
Se si conosce la sua vita, i suoi dipinti sono lo specchio della sua anima

Non ho mai dipinto sogni. Ho dipinto la mia realtà.

 Frida ha una gran voglia di vivere, dove vita vuol dire allegria, stravaganza, colori, musica, risate, amori, arte.
Ha 18 anni quando rimane vittima di un incidente in tram, insieme al suo fidanzato di allora, Alejandro. L'incidente la spezza letteralmente in due. Rimane viva per miracolo, ma le cambierà la vita.
Immobilizzata a letto, comincia a scrivere lunghissime e appassionate lettere al suo Alejandro (che nel frattempo sta bene e va a studiare in Europa) e a dipingere. Suo padre, per aiutarla a superare il supplizio di rimanere a letto per tanti mesi, le costruisce un cavalletto così da permetterle di dipingere. 
Appena rimessa in piedi, presenta i suoi quadri a Diego Rivera. Diego ne riconosce l'artista, e si innamora della donna. Ne viene fuori una delle storie d'amore più tormentate del secolo, senza bisogno di copioni.

Ho subito due gravi incidenti nella mia vita ... il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il scondo è stato Diego

Il libro è un viaggio attraverso le testimonianze materiali, i dipinti e le lettere, di una donna che non conosceva la resa, che ha conosciuto il dolore nella sua forma più atroce, e la sofferenza nella sua forma più impietosa (i continui tradimenti di Diego, l'impossibilità di portare  a termine le gravidanze), eppure alla vita rimaneva aggrappata, con quella sua voglia di non lasciarsi sfuggire nessuna esperienza, nessuna gioia, meglio se stramba e sopra le righe. Non si è lasciata dietro nessun rimpianto, nessuna occasione persa, ha combattuto con fierezza tutte le battaglie. Otto giorni prima di morire scriveva ancora "Viva la vida".

Questo libro è quasi un documentario: ogni quadro viene spiegato insieme ad aneddoti della vita di Frida. Forse in alcuni punti mi sono un po' persa, perchè non sempre l'ordine cronologico è rigoroso. E' stata una lettura interessante ed esaustiva, che mi ha dato tantissimi spunti di racconto ai miei ragazzi.

Per una serie di motivi alla mostra non siamo più andati, ma ne apriranno a fine ottobre una più grande a Roma, e allora non mancheremo.

Titolo: Frida. Una biografia di Frida Kahlo.
Autore: Hayden Herrera
Traduzione: Maria Nadotti
Pubblicazione: Neri Pozza, 2016


mercoledì 25 settembre 2019

Navigare a vista

Prima o poi sarebbe accaduto.
La telefonata un quarto d'ora prima dell'ora fissata per il rientro del sabato sera. Bimba vuole tornare più tardi. 
"Non so, ci viene a prendere la mamma di S., solo che ora è al ristorante. Credo quando avrà finito." 

Sono ufficialmente la madre di una giovane adolescente.
 
Mentre  si consumava uno dei migliori pigiama party dell'anno (tutti novenni a vedere il derby + maratona della serie Minecraft), Corie si traveste da Tisifone , si arma di chiavi della macchina e va a recuperare la sua Bimba dodicenne.
Non puoi fare come ti pare. Hai ancora solo 12 anni.  La prossima volta rimaniamo che ti vengo a prendere io. Devi tornare 5 minuti prima, non dopo. etc.etc.  
Finalmente le prediche di circa 30 anni fa sono tornate utili.
Se le avessi usate.
 Bimba conosce la versione Tisifone di Corie meglio di quanto la conosca Corie. Entra in macchina, chiede scusa, e via  a raccontare della serata, delle telefonate fatte e mancate, di chi ha incontrato, di chi ha reincontrato, di chi avrebbe voluto incontrare, e di chi non ha proprio visto in giro.
E' briosa, simpatica, chiacchierona. Sta dando il meglio di lei.
Questa piccola paravento fa dileguare la Tisifone che è in me prima ancora che si riesca a manifestare


Non dorme più nel letto con me e Bimbo. Non si fa più abbracciare, né tenere la mano, tantomeno si fa dare un bacio.
Preferisce chiacchierare con la sua amica al telefono piuttosto che vedere un film con Corie (e dire che avevo proposto Antonio Banderas).
E' tornata talmente alta dalle vacanze nell'Isola di Paul che per asciugarle i capelli Corie deve chederle di sedersi.
Da qui a luglio ha già progettato  quattro viaggi in giro per il mondo, e messo insieme una varietà infinita di outfit (molti dei quali con vestiti presenti solo nella sua wishlist).
In ultimo, mangia di tutto, anche gli gnocchi fatti in casa e i dolcetti al cacao.

E adesso, quando la guardo, non devo più abbassare la testa. 

Piccoli colpi bassi, improvvisi e senza proroghe. 
E Corie naviga a vista. Per ora.