domenica 22 settembre 2019

Nuovi inizi

A casa Corie settembre si riconosce settembre dagli inconfondibili odori di casa:
quello del bucato, steso ovunque ci sia posto per uno stendino,
e quello delle merendine al cioccolato in forno.

Tuitti sembrano voler cominciare al meglio:
Bimbo sta sparecchiando e mettendo tutto in lavastoviglie (lo scrivo perchè un domani potrei non crederci, e invece, per ora è tutto vero), ha scoperto finalmente una valida alternativa ai videogiochi e al calcio in soggiorno, e si dedica con passione compulsiva ai film di Ficarra e Picone;

Bimba sta rifacendosi il suo letto tutte le mattine, rimettendo a posto i suoi vestiti, e facendosi la scorta di mascara per l'inverno (così facendo ne avrà per tre di inverni). Inoltre, deve aver fatto anche lei un qualche proposito mantra, perchè ultimamente ai miei predicozzi risponde "Hai ragg. (gione)", il che mi fa sentire leggermente presa per i fondelli (...);

Corie sta preparando i menu settimanali da qui fino a Natale,  ripete formule magiche tutta la giornata per non sclerare per il disordine, e cerca ricette di dolci vegan e di detersivi fatti in casa, tanto per complicarsi la vita;

Gugu sta finalmente (pare, ma non lo direi ad alta voce) ritrovando i suoi ritmi.
Insieme ala suo inseparabile Capitan Chiappino (alias Capitan Uncino dei Playmobil) sta affrontando con molta dignità il ritorno a scuola.
Il suo amico immaginario Tommy è sempre con lui, rassegnato a prendersi la colpa di tutti i disastri che combina (ho una parte del soggiorno che sembra un murales astratto).
Kotikò, qualunque cosa fosse quest'estate, invece, sembra sia scomparso. Ultimamente sale meno sulle librerie, ma di contro ha questo strano senso dell'ordine per cui tutti i giochi devono essere spalmati sul pavimento della sua stanza (...).

I cesti della biancheria sono di nuovo stracolmi, il frigo pieno fino al giovedì e le liste della spesa riempiono l'intea pagina dl block notes. L'ultima volta Bimbo mi ci ha disegnato una corona,  e scritto una dedica: Sei la regina della spesa.
Avanti, neanche abbiamo iniziato e ho già un podio.




venerdì 20 settembre 2019

L'unico ricordo di Flora Banks, Emily Barr

E anche questo si conquista un posto nel podio dei migliori libri letti nel 2019.
Finalmente uno young adult che riabilita il genere.
Un libro pieno di tenerezza e di speranza, che ho consigliato a chiunque mi incontrasse sulla spiaggia (sono abbastanza indietro con le recensioni, in effetti). Spero di non aver spoilerato troppo nella foga di raccontarlo.
Flora Banks soffre della sindrome della memoria a breve termine, e già questo mi ha fato simpatia, perchè mi ha ricordato 50 volte il primo bacio  (e anche un po' il mio Gugu, diciamolo).
Flora è una ragazzina che conquista con la sua dose di coraggio e la sua peculiare ingenuità.
La memoria a breve termine da cui è affetta le ha insegnato che tutto vale la pena di essere scritto, dalla propria età, ai nomi degli amici, alle cose fatte il giorno prima e  a quelle da fare il giorno stesso. Che un quaderno e una penna possono insegnarti chi sei, e che cosa vuoi.
Dietro tutti questi impicciosi limiti, Flora ha un cuore grande. Si innamora, e prende la sua prima sbandata, e noi vorremo proteggerla, aprirle gli occhi, dirle che quello mlì non è affatto un principe azzurro, ma Flora ha 17 anni, e a quell'età è giusto che anche lei incontri il poco di buono di turno. Grazie alla sua sbandata si fa largo in lei una possibilità di guarigione 

Lo so anch’io che è successo. Me lo ricordo. Ricordo cose successe prima della malattia, e ora ricordo di aver baciato Drake. Ora so di non essere una bambina perché ho baciato un ragazzo sulla spiaggia, e quel ragazzo mi ha chiesto di passare la notte con lui. Non ho dieci anni. Ne ho diciassette

 In nome dell'amore parte per un'avventura coraggiosa, che dimostrerà la sua determinazione e il suo commovente romanticismo.
Flora ha anche un fratello più grande, a cui vuole un gran bene e che le vuole un gran bene, che la vorrebbe libera e coraggiosa, che si fida di lei e fa di tutto per sostenerla; 
e poi ha una madre, che fa quello che fanno la maggior parte delle madri dei figli speciali: vorrebbere tenerla al sicuro sotto una campana di vetro, risparmiarle sofferenze e colpi di testa, farla rimanere bambina.
Quello che ci fa entrare nella testa di Flora è la scrittura di Emily Barr. Una ripetizione continua, che fissa nella nostra mente l'identità e le credenze di una diciassettenne alla continua ricerca di sé stessa.
Non assomiglia affatto ad un thriller psicologico. Ho trovato invece una storia delicata e toccante sulla diversità e sulla voglia di crescere.

Titolo: L'unico ricordo di Flora Banks
Autore: Emilt Barr
Traduzione: Alessandro Peroni
Pubblicazione: Salani, 2018
Pagine: 304

venerdì 13 settembre 2019

Quando arrivi chiama, Anna Mittone

 
Titolo: Quando arrivi, chiama
Autrice: Anna Mittone

Pubblicazione: Mondadori, 2019 
Pagine: 173

È mia figlia e, allo stesso tempo, una sconosciuta che spadroneggia in casa con modi che vorrei tanto sapere chi le ha insegnato. È disordinata, sgraziata, insolente e, allo stesso tempo, l'essere umano più prezioso della mia vita.

Onestamente non sarei riuscita a essere più sincera.

Mentre la Mittone raccontava delle monosillabiche risposte di questa insopportabile diciassettenne, delle sue improvvise e spiazzanti crisi di gelosia un minuto dopo aver alzato la bandiera dell'indipendenza, riconoscevo i primi (...) sintomi nella mia piccola adolescente.
Mi consolavo beata nel mezzo gaudio del mal comune, quando mi sono resa conto che mi stavo commuovendo. 
Non solo per la tragica storia che racconta, ma per come scava nel suo ruolo di madre, senza farsi sconti.

Emma è all'ultimo anno di Liceo, è diretta in Canada con la scuola per frequentare a Vancouver l'ultimo anno. Durante lo scalo all'aeroporto di Parigi si ritrova coinvolta in un attentato terroristico.  
Silvia, la madre, parte subito in macchina con il padre di un compagno della figlia appena conosciuto, e con il quale stava spensieratamente flirtando al bar quando arriva la notizia dell'attentato. 
 E lì cala il buio. 
La lucidità con cui, da questo momento, analizza la sua vita e il suo matrimonio, o meglio la sua separazione 

"Emma era la mia ferita aperta e sanguinante, l'amplificatore del dolore che non volevo sentire, il dito puntato contro la mia scelta. Stavo prendendo a picconate il suo piccolo mondo per ricostruireil mio e non facevo che chiedermi se avrebbe mai potuto davvero perdonarmi".

stride apertamente con il delirio comportamentale delle ore che precedono l'arrivo a Parigi. Silvia perde il lume della ragione, si colpevolizza, sbarella, si frena e poi si lascia andare, flirta, si pente, completamente preda dell'inquietudine e dell'ansia. 

Un romanzo breve che passa dall'ironia spregiudicata sulle madri ( e sulle figlie) di ultima generazione, raccontata con spassosa leggerezza al tormento delle ultime ore, che il lettore vive con la stessa ansia di Silvia. Un bel giro sulle montagne russe.




sabato 31 agosto 2019

Il pianto dell'alba, Maurizio De Giovanni


Si conclude la serie di Ricciardi. E con un finale così devo per forza dirgli addio.
Tutto era rimasto ancora in sospeso nel dodicesimo episodio (Il purgatorio dell'angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi), o almeno, io così ricordavo. 

Difficile scrivere del finale senza spoilerare, vediamo cosa riesco a fare.

Meno giallo del solito  e un po' più storico. 
I giochi sporchi della politica sono iniziati, siamo nel 1934, e i nostri personaggi dimostrano ancora una volta l'onestà e il coraggio che ce li ha fatti amare.
Meno tragico e meno lirico di  quello che mi aspettavo. Forse più sentimentale, questo sì. 
Un Ricciardi meno sensitivo, messo alla prova nei suoi affetti più cari. La volontà di proteggerli e la necessità morale di conoscere la verità. 

"Aveva paura, sì. Ma l'amore non può essere egoista. L'amore spinge, non trattiene; altrimenti non è amore."

Tutto l'episodio è un addio. 
Poichè è stato annunciato senza ripensamenti, leggere questa volta ha il forte sapore della malinconia.
Ovvio che per il Commissario ho un debole, ma ho sofferto di più nel dire addio a Maione e Bambinella. Tanto tradizionalista tutto famiglia e lavoro lui, tanto fuori dalle righe lei. Personaggi opposti ma straordiari insieme. Prima o poi farò un collage delle loro conversazioni: un concentrato di umorismo e complicità che li rappresenta benissimo. 
E poi, chi se l'aspettava che Maione avesse la stoffa del piacione: la scena a casa della duchessa Maria Giulia Previti di San Vito (cap. XXIII) lo rende un coprotagonista eccezionale e risolutivo.
Il dottor Modo e Bambinella   sono quelli che mi preoccupano di più: che posto troveranno la dissidenza dell'uno e la trasgressione dell'altra negli anni rigidi che il fascismo sta preparando loro?
  Infine, so bene che sono (o sono state) donne di carattere, ma continuo ad avvertire un'aurea dantesca e rarefatta nelle figure femminili di Ricciardi. 
O almeno, raferefatta in confronto a lei, Nelide, la roccia del Cilento, votata completamente al signorino e alla sua famiglia.

"Noi siamo donne e non abbiamo studiato, mica siamo uomini che possono sbagliare. Noi dobbiamo fare le cose opportune, perchè vediamo oltre".

Rimane la serie più riuscita di De Giovanni, sia per il contesto della Napoli fascista, sia per gli intermezzi lirici che ha accompagnato lo stile della narrazione, sia per l'enigmatico protagonista. Seguirò la fiction con la consapevolezza che non potrà darmi quello che mi ha dato l'autore in questi 13 episodi.

Nel fiume di lacrime nel quale mi hai lasciata, caro Maurizio De Giovanni, mai titolo fu più centrato.

Titolo: Il pianto dell'alba
Autore: Maurizio De Giovanni
Pubblicazione: Einaudi, 2019
Pagine: 263


venerdì 16 agosto 2019

Un caso speciale per la ghostwriter, Alice Basso

Vani Sarca è una delle protagoniste femminili più antipatiche della storia dei sequel letti finora. E' una che non ha pietà,  è saccente, un po' arrogante, irruenta all'eccesso, anche un po' snob.
Per giunta a una così le cose le vanno fin troppo bene.
Magari è malpagata, magari non ha un perfetto equilibrio familiare, magari ha un capo (o un ex capo) bastardo senza gloria, magari lei non manca di lamentarsi di tutto ciò, ma, diciamolo, ha un bellissimo lavoro, e lo fa egregiamente, su questo tutti chinano la testa, e ha un fidanzato figherrimo e superinnamorato.
Ora, giunta al capolinea dei suoi episodi, o almeno così ha annunciato la sua autrice, Vani saluta i lettori mostrando il suo lato umano. 
Un lato riconciliatore che non mi ha convinta per niente.
 Ho seguito le avventure della ghostwriter dall'inizio (qui e qui) , e mano mano mi è diventata sempre più insopportabile. 
La vera forza di questa serie è nella  sua autrice.
Se sono arrivata in fondo lo devo solo alla penna di Alice Basso.  
Le ho ammirato moltissimo quelle lunghe disquisizioni clinico psicologiche che schiacciano l'avversario facendone un quadro impietoso. Monologhi pungenti, acuti, ironici.
 Dietro gli affronti a viso aperto di Vani, come quello all'agente immobiliare, c'è il sunto di un secolo di sociologia e antropologia, da Cesare Lombroso in poi.
Alice Basso ha il dono di raccontare  aprendo gli orizzonti. Sembra leggera, ma il suo è solo il dono di chi ne sa molto più del lettore. Parla con nonchalance di musica e di libri (spaziando tra classici, fantascienza, fantasy), oracoli, virtù teologali. Te li butta così, qua e là, costellando le pagine di complici intese letterarie, strizzando l'occhio al lettore.  
E così ti ritrovi alla fine della lettura, che pensi di aver letto un giallo e di aver chiuso una serie dedicata ad una giovane e contemporanea ghostwriter, con una cultura su Alice nel Paese delle Meraviglie, e una voglia incredibile di riprendere in mano Il conte di Montecristo.

Titolo:Un caso speciale per la ghostwriter
Autore:Alice Basso
Pubblicazione: Garzanti, 2019
Pagine: 384