venerdì 19 luglio 2019

Gli indifferenti, Alberto Moravia

Titolo: Gli indifferenti
Autore: Alberto Moravia
Pubblicazione: La Biblioteca di Repubblica, 2002
Pagine: 286

Ecco il classico dell'estate 2019 di Corie.
Lo avevo puntato da un po' [circa 8 anni (...)], da quando il Dirigente mi disse di averlo letto, e di averlo apprezzato molto. 
Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei, insomma.

I personaggi in scena sono cinque: una madre, Maria Grazia, vedova,  con i due figli grandi, Carla e Michele, il suo amante Leo Merumeci e l'amica di famiglia Lia.

Nessuno di loro dice la verità. Nessuno ha il coraggio di vivere come vorrebbe. C'è sempre un buon motivo di opportunità, di formalità, per mentire o astenersi dal dire il vero.
Tutti oscillano tra il ridicolo e  la malvagità.
Fa da sfondo a tutta la vicenda un tempo grigio e piovoso, una perenne foschia che domina ogni scena. E questo grigiore fa respirare al lettore l'insoddisfazione, il disagio e l'abisso che vive ogni personaggio.
Una narrazione dove non c'è speranza. 
Forse non me la meritavo.
Mi inchino, invece, dinanzi allo stile di Moravia: tagliente, essenziale, forbito, preciso nelle sue analisi. Un impianto dell'opera che si gode come una rappresentazione a teatro. Una lettura amara ma che non stanca. 
Ritornerò su Moravia, è da qualche tempo che ho preso in ebook La Ciociara. 
Speriamo solo di non far passare altri otto anni.

venerdì 12 luglio 2019

Le ragazze di Madame Liang, Pearl S. Buck

Titolo: Le ragazze di Madame Liang
Autore: Pearl. S. Buck
Traduttore:Maria Jatosti
Pubblicazione: Club degli editori, 1970
Pagine: 304

Cosa c'è di più affascinante di una bella collezione di libri vintage. 
La libreria di casa Corie, per esempio, è piena di romanzi ereditati da Nonna Dedda e dalla nonna di Amica: praticamente il 90% delle edizioni partono dagli anni '20 e sono ferme al 2000 più o meno, che, a pensarci bene, è circa 20 anni fa.

Ho imparato a conoscere la Buck sulla poltrona di mio nonno, dove lessi Ritratto nuziale, quando ancora non ero un recensore ossessivo di tutto ciò mi capitasse sotto mano (anche se c'erano già tutti i presupposti). Seguirono Cielo cinese e Vento dell'est vento dell'ovest
Li ho trovati tutti meravigliosi. La scrittura della Buck è delicata, pur rappresentando un periodo storico e un Paese, come la Cina, continuamente dilaniato dalle contraddizioni e dalla fatica della modernità.
Ora che la fine naturale del mio amato ereader ci ha separati, ho potuto dedicarmi ai miei cartacei. 

Era da tanto che corteggiavo questo titolo. 
E' la storia di una donna cinese, colta e raffinata, studentessa a Parigi, che ha partecipato attivamente alla Grande Rivoluzione culturale del '66. Sposa un suo compagno rivoluzionario, dal quale ha tre figlie femmine. Chiede il divorzio quando lui, pur di avere un figlio maschio, vuole imporle una concubina.
Vive mandando avanti un raffinato ristorante, luogo di incontro dei politici locali più importanti. Una donna emancipata dunque, una che ha rinnegato la tradizione per abbracciare la rivoluzione nella quale ha creduto.
Le figlie di Madame Liang vanno presto a studiare in America. La famiglia Brandon, vicina di casa a Shanghai, ma costretta all'esilio dal regime di Mao quando i rapporti con l'America si compromettono politicamente, si prende cura delle ragazze e della loro istruzione.  L'aria che si respira sotto il Regime di Mao suggerisce alla madre, non senza dolore, che la cosa migliore fosse permettere alle sue figlie di coltivare i loro talenti all'estero. 
Ora che sono professioniste affermate, il Regime le rivuole indietro. 
Manda a chiamare la prima, una competente dottoressa. La seconda torna di sua spontanea volontà.
L'amore per il loro Paese d'infanzia, la nostalgia e la responsabilità di dover fare qualcosa per la propria nazione la spinge a tornare con il marito e a far nascere il loro figlio in Cina.
 La terza figlia, pittrice,  sposa un artista cinese in America, e rimane lì, ancora di salvezza per le altre due.
Dopo una vita in America, per le sorelle Liang la Cina non si dimostra il posto accogliente che avevano sperato. La stessa signora Liang sente il peso della Rivoluzione  di cui lei stessa è stata artefice, disorientata da una violenza che non aveva messo in conto. 
Come ogni madre, vorrebbe le figlie al sicuro, là dove lei stessa le aveva lasciate. Tenta, con ogni mezzo, di avvertirle, di metterle in guardia. Ma la loro ingenua gioventù non riesce a capire la delusione di una donna che ha creduto in un'altra Storia. Con grande dolore le segue e le rispetta, sa tacere quando è necessario, usando tutta la sua composta dolcezza orientale.

Scritto nel '69, questo è senz'altro il romanzo meno sentimentale e più politico della Buck. Fu accusata di "imperialismo culturale americano" e le fu impedito di tornare in Cina, dove aveva vissuto da bambina e con il suo primo marito.
Un'infinita disillusione caratterizza la lettura di questo libro. Non rientrava nelle mie aspettative (confesso che pensavo fosse la storia di una casa di appuntamenti, ndr), e forse non è il miglior libro dell'autrice, ma non mi fermerò: c'è già un'altra edizione anni '60 della Buck che mi aspetta nella mia libreria. 
D'altronde c'è tempo, morto un ereader non se può fare subito un altro.



venerdì 5 luglio 2019

La maledizione di Nefertiti, Elizabeth Peters


Titolo: La maledizione di Nefertiti
Autore: Elizabeth Peters
Traduzione: Maria Barbara Piccioli
Pubblicazione: Editrice Nord, 2007
Pagine: 455

Primo dei cartacei dell'era post Kobo a casa di Corie.
Lo avevo comprato per Bimba, quando mi disse che le sarebbero piaciuti i gialli storici. [Una cosa a cui potevo credere solo io (...).]
Naturalmente le presi il cartaceo, acquistando il volume che credevo più interessante per via di Nefertiti.
In realtà non ha niente a che vedere con la bella regina d'Egitto se facciamo eccezione per il titolo e per un breve accenno nella narrazione. 
Mi sono fatta conquistare dal titolo come un mero lettore dilettante.
Ho acquistato infatti direttamente il settimo volume della serie, facendo una fatica incredibile a leggere le prime 150 pagine. 
Personaggi e caratteri mi erano sconosciuti e sono rimasti confusi per buona parte della lettura, fino a quando non ho cominciato ad appuntarmeli.
I riferimenti alle vicende precedenti sono tantissimi, soprattutto al sesto episodio, Il mistero della città perduta, dove compare per la prima volta la giovane Nefret.
 
Una volta superati i primi capitoli, si rivela una serie straordinaria per chi è appassionato di archeologia. Credo che contenga qualche subliminale messaggio che induce ad un desiderio incontenibile di rivedere tutta la serie de "La Mummia" e  "Indiana Jones".
Ambientata alla fine dell'800, quando in Inghilterra scoppia una vera e propria egittomania, ci troviamo tra le mani un mistery archeologico di tutto rispetto, dove non mancano avventure rocambolesche e agguati di ogni tipo. Non credevo che una nobile attività come l'archeologia potesse suscitare tanta rivalità da meritarsi inimicizie e tanta violenza.
Protagonista della serie è Amelia Peabody, archeologa dall'inseparabile parasole, e suo marito Emerson, affermato archeologo di fama internazionale. 
Eccola, Amelia, quando si ripresenta al marito che ha perso la memoria (ma non il suo brutto carattere), e nenche la riconosce
"Io scavo, proprio come voi... So tracciare schizzi, ho familiarità con gli strumenti di rilevazione e leggo la scrittura geroglifica. Parlo arabo. I principi dello scavo scientifico mi sono noti e sono in grado di distinguere una terracotta predinastica da un frammento rinvenuto a Meidum. In breve, posso fare quello che fate voi , o qualunque altro uomo
Niente male per una donna del 1880 circa. Coraggiosa, avventurosa,  senza false umiltà, e molto molto passionale.
Marito e moglie, assai ben tratteggiati, sono l'emblema dell'egittologia pioneristica. Trovandoci alla fine del diciannovesimo secolo, i siti dei Luxor e Amarna, dove è ambientata la nostra storia, sono ancora un cumulo di sabbia: sono siti nei quali c'è ancora tutto da scavare e da intuire, già predati completamente di ogni tesoro, destinato al mercato nero. 

Sono andata a riguardare la geografia dell'Egitto, e alcune delle vicende storiche cui si fa riferimento, come la ribellione mahdista in Sudan, per esempio.
Non era un libro adatto a Bimba, ma ho scoperto una bella serie,e ho già ordinato il primo volume, La sfida della mummia

Forse la vita senza Kobo non sarà poi così triste.

venerdì 28 giugno 2019

La bambina dagli occhi di cielo, Barbara Mutch

Titolo: La bambina dagli occhi di cielo
Autore: Barbara Mutch
Traduzione: Valeria Galassi
Pubblicazione: Corbaccio, 2013
Pagine: 460


Ho scelto questa lettura per un capriccio del mio Kobo. 
Prima che se ne andasse definitivamente, infatti, mi ha dato poca scelta. Degli ebook caricati , mi dava la possibilità di leggerne sì e no una quindicina, di cui alcuni già letti. Così ho iniziato questo, che onestamente non mi ricordavo neanche di aver preso.


Il romanzo è ambientato nel Sud Africa degli anni '30, tra la seconda  guerra mondiale e la fine dell'Apartheid grazie all'elezione di Nelson Mandela.
Protagonista è Ada, domestica di colore nella casa di Madam
Cathleen Harrington, Cradock House. 
Miss Cathleen è originaria dell'Irlanda, giunta qui per raggiungere il futuro marito, con il quale avrà due figli, Phil e Rosemary.
Tutto l'universo di Ada è confinato qui, nella bella villa con la sua "Madame", dove conosce la gioia di amare e di essere amata, la passione per il pianoforte e l'istruzione, ma anche la rassegnazione e il senso di colpa.
Il bene che la bianca Cathleen dimostra ad Ada va ben oltre l'ostacolo di colore e razza imposti dall'Apartheid: la ama e la perdona come farebbe come una figlia, anche quando Ada decide di lasciare la casa.
Grazie alla conoscenza del pianoforte, e alla scolarizzazione che Miss Catherine aveva provveduto a darle, Ada trova lavoro come insegnante di musica in una scuola per ragazzi di colore, riuscendo a mantenere la sua piccola figlia mulatta. 
Conosce così, l'altro lato del fiume, il Groot Vis ( Grande Fiume) che fa da spartiacque tra i quartieri dei bianchi e i fatiscenti sobborghi neri, senza acqua corrente, senza un letto dove dormire, circondati da un natura selvaggia e rude. Come è rude e violento il rancore che cova negli ambienti neri che si preparano alla rivoluzione, dove non mancano i pregiudizi per chi non appartiene alla loro razza.
E' una storia pervasa dalla malinconia: sulle note di Chopin e Debussy si raccontano le storie di queste due donne. Entrambe madri, entrambe deluse dalla vita ma determinate, entrambe sole e costrette a vedere allontanarsi i loro affetti più cari, e perciò unite: non è solo la musica, è anche la loro storia e il loro mdo di vedere il mondo che le rende affini.
Entrambe le donne attraversano la violenza dei loro tempi con gli occhi annebbiati: entrambe non colgono realmente cosa si sta consumando, perchè entrambe assolvono il mondo dell'altra.

Devo dire che un tempo la letteratura femminile mi entusiasmava di più.
Nonostante l'argomento toccante, è un romanzo che con ogni probabilità non  resterà nella mia memoria emotiva. Tutta la narrazione è incentrata su Ada e Cathleen, sulla preziosa rarità della loro amicizia. Sono donne che sanno unire la determinazione alla infinita dolcezza e rassegnazione. In un libro che parla di Apartheid, però, non voglio trovare toni pacati e composti; voglio pangere per la rabbia e il dolore. La figlia di Ada, mulatta in un mondo bianco o nero, sembrava essere più emancipata, più provocatoria, ma trova pochissimo spazio.
Resterà comunque nei miei ricordi, perchè il mio premuroso Kobo ha avuto l'attenzione di farmelo concludere prima di dirmi definitivamente addio.

mercoledì 26 giugno 2019

Su Michael Jackson, Margo Jefferson

 
Titolo: Su Michael Jackson
Autore: Margo Jefferson
Traduzione: Sara Antonelli
Pubblicazione: 66thand2nd, 2019
Pagine: 153
 
Se c'è un video che quest'anno ho consumato è stato quello di  You are not aloneAdoro il suo movimento di spalle in Black or white  , l'energia di They Don’t Care About Us,  il ritornello di Blood On The Dance Floor, e potrei continuare per tutto il post.
Bimbo, invece, ha imparato a memoria Dirty Diana e Billie Jean.
Eppure non è stata la colonna sonora della mia adolescenza, ero troppo piccola per andare ai suoi concerti, non avevo i suoi poster in camera, Ho un vago ricordo che ne avesse uno mio fratello. Sicuramente lo accompagnai a vedere Thriller al cinema.
L'ho conosciuto davvero quest'anno, a 10 anni dalla sua scomparsa. Mi ha completamente conquistata. Lo sa bene Alexa, che oramai quando le chiedo di mettermi la mia musica preferita, sa già da dove dover iniziare.
Ho scelto così, su suggerimento di un'amica, questo libricino della Jefferson, Premio Pulitzer per la critica. Non è una biografia, è un'indagine sulle metamorfosi di Michael Jackson.  
 
"Negli ultimi anni abbiamo visto Michael Jackson trasformarsi da uomo longilineo con la pelle scura in un bianco vagamente anoressico e… cosa? Osservi il viso e potrebbe sembrarti un transessuale, il guardaroba però fa pensare a un dandy gotico.  […] È nero o bianco, maschile o femminile? Il realismo non esiste, c’è solo il mito. Il volto è una maschera cerimoniale, come la Gorgone. È frutto della chirurgia plastica."  
 
"Era un uomo, un ragazzo, un ragazzo uomo, un ragazzo donna? Un manichino o uno zombi postmoderno? Era una persona nera che in passato era sembrata senza dubbionera e che adesso sembrava bianca, o perlomeno non nera. Era, come minimo, un nuovo mulatto, creato dalla scienza, dalla scienza e dalla cosmetologia." 
 
Bambino prodigio, cui l'infanzia e l'adolescenza sono state negate, estremo perfezionista, estroso, puerile, amato e invidiato, circondato da sciacalli, diventato una macchina per fare soldi.
Meglio non leggere questo libro se non si è abbastanza informati sulle vicende della vita del Re del Pop. L'autrice dà per scontato che conosciamo tutti la sua storia, dalla famiglia, agli incidenti sul set, alle sue storie d'amore, al suo processo. 
 
Su Michael Jackson è chiaramente una risposta alle accuse che da 10 anni infangano il suo nome, soprattutto dopo l'uscita del documentario Leaving Neverland.* 
Il libro è già stato pubblicato nel 2006, quando MJ era ancora in vita. Ora la Jefferson ha aggiunto la prefazione, che da sola merita una doppia lettura, all'inizio e alla fine del libro.
 
L'autrice  parte dai miti di MJ, dalla sua passione per P.T. Barnum e i suoi freaks, e come si può immaginare, James Barrie (autore di Peter Pan), che rappresentano quei capisaldi della sua formazione che ne hanno poi profetizzato il trasformismo. Passa al setaccio componenti e dinamiche familiari, ma soprattutto fa un sorprendente lavoro analitico sui suoi video, sul suo look e le sue perfomance, dimostrando come nei suoi video "il suo aspetto è sempre pericolosamente instabile ... Michael subisce immancabilmente delle mostruose  trasformazioni: 
da ragazzo innamorato a mostro sanguinario (Thriller),
da pop star riccioluta a fighetto (Billie Jean), 
da teppista urlante a Buddha (Scream)."  
 
Per starle al passo ho dovuto riguardare con occhi nuovi le copertine degli album e molti dei suoi video. 
Tuttavia, nonostante l'affetto con cui parla del suo stesso idolo, non crede del tutto alla ua innocenza. Pur non assolvendolo, ne spiega la colpevolezza. E su questo punto non posso concordare. Sono sicura sia innocente: un uomo bizzarro, certo, a volte buffo, trasformista al limite del ridicolo, ma non colpevole. 

 *Gli abusi sessuali denunciati da Robson e Safechuck in Leaving Neverland  si basano solo sulle loro testimonianze. Ad oggi i giudici a cui hanno presentato istanza di risarcimento hanno rigettato la richiesta. Michael Jackson è stato assolto dal processo del 2003