martedì 21 settembre 2021

La signora di Wildfell Hall, Anne Bronte

Quando la lettura di un classico non ti ha convinta del tutto, ti senti sempre tu quella sbagliata. Perchè al 99% dei lettori forti, lo zoccolo duro del gruppo Telegram che frequenti, lettori voraci che leggono i Russi anche sotto l'ombrellone,  è piaciuto.

Raffinato lo stile, moderna la protagonista, scandalosa la storia (per l'epoca si intende, eh). 

Nel gruppo entusiasmo alle stelle, insomma.

Tutte cose che ovviamente riconosco. 

Anne Bronte sembra abbia scritto il seguito triste di Orgoglio e pregiudizio. Ecco cosa succede a tutte le altre donne, meno fortunate di Elizabeth Bennett.  

Potrebbe essere la storia di una delle sue sorelle.

Ecco la sorte di chi, dopo la famosa "stagione", nella quale la ragazza in età da marito cerca appunto un buon partito,  sposa un libertino. si innamorano, pensano di poterlo cambiare, illudendosi che le proprie virtù basteranno a fargli rinunciare ai suoi vizi.

Diciamo pure che è un romanzo sulle sorprese del matrimonio.

E affronta senza mezzi termini  temi come la violenza domestica e l'alcolismo.

Come pure la diffidenza sociale che desta una donna sola che vive con suo figlio, sebbene ufficialmente vedova, e che vende quadri per mantenersi.

Non c'è da stupirsi che nel 1848 non sia piaciuto. Addirittura non piacque neanche alla sorella maggiore Charlotte, quella di Cime tempestose la quale, dopo la sua morte, dcise non ripubblicarlo.

La signora di Wildfell hall è originale anche nel suo impianto strutturale: metà epistolare, metà diaristico. Gli eventi non seguono l'ordine cronologico di fatti. Una serie di flash back ci fa tornare rivivere i dolori e le delusioni di Helen Graham.


"Tieniti stretti il tuo cuore e la tua mano finché non vedrai una buona ragione per separartene; e se una tale occasione non si dovesse presentare mai, consolati con questa riflessione: che sebbene in una vita da sola le tue gioie rischiano di non essere molte, i tuoi dolori,almeno, non saranno maggiori di quanto puoi sopportare. Il matrimonio può cambiare in meglio la tua situazione; però, a mio avviso, è molto più probabile che produca il risultato contrario"

E allora cosa c'è che non va. 

Perchè ho chiuso la lettura e non sono entusiasta come speravo. 

Forse la trama era un po' prevedibile, almeno per me. In verità credo che Helen sia una eroina con cui si può solidarizzare, ma che non empatizza. E' una donna severa, rigida. cCapisco che questo sia il tratto che ne fa la forza e la fierezza, e anche che è la naturale conseguenza di una scottatura, ma con me non ha funzionato. 

Paradossalmente, e contro corrente, ho preferito il primo romanzo di Anne, Agnes Grey, che peccato che non ho recensito. Una donna dallo sguardo puro, ma più umana, più fallibile.

Cosa costituisce la virtù, signora Graham? La condizione di saper e voler resistere alla tentazione, o quella di non avere tentazioni a cui resistere?

Titolo: La signora di Wildfell Hall
Titolo originale: The tenant of  Wildfell Hall
Autore: Anne Bronte
Traduzione: Martina Rinaldi
Pubblicazione: Rba (Storie senza tempo, 2020)
Pagine: 357

lunedì 20 settembre 2021

I bambini nella Torre: la fine degli Hohenstaufen

Miniatura della cronaca di Giovanna Villani, Battaglia di Benevento 1266

 ... e non sono i figli di Edoardo IV di York. I bambini nella Torre non sono stati, purtroppo, una triste esclusiva del Regno di Riccardo III, bensì una nota dolente anche della storia del Regno di Napoli, ma molto meno conosciuta.

Si tratta dei figli di Manfredi di Sicilia (biondo e bello e di gentile aspetto, Dante, Pg. 3. canto) e Elena d'Epiro, detta anche Elena degli Angeli.

Casa Hohestanfen infatti non si estingue con Corradino (decapitato appena sedicenne in Piazza del Mercato a Napoli nel 1268), ultimo figlio di Federico II. Come sempre ciò che sembra scontato nei libri di storia, ninvece non è affatto.

Manfredi era nato fuori dal matrimonio, ma Federico II lo legittimò sposando sua madre Bianca Lancia poco prima di morire. Perciò era a tutti gli effetti l'erede di suo padre. 

Elena, all'epoca diciassettenne, e Manfredi, che di anni ne aveva 27, si erano sposati a Trani, in Puglia, il 2 giugno 1259, con una magnifica festa, di cui parlarono tutte le cronache del Regno. Porta in dote al suo sposo Durazzo, altre città dell'Albania, e l'isola di Corfù. Particolare non da poco, che contribuì in parte alla sua condanna, e alla successiva storia del Regno.

Sette anni dopo quel luminoso giorno a Trani, la discesa di Carlo d'Angiò in Italia cambiò completamente la sua vita e quella dei suoi figli.

Elena si era rifugiata nel castello di Lucera, roccaforte saracena fedele alla casa di Svevia. Non era sola, c'erano con lei i 4 figli avuti da Manfredi.

Beatrice, di appena 6 anni, Enrico, 4 anni, Federico di 3 anni, ed Enzo, appena svezzato. C'è chi dice ci fosse un quarto maschio, in fasce, che morì l'anno dopo.

La figlia citata da Manfredi nel Purgatorio di Dante è Costanza, nata dal primo matrimonio con Beatrice di Savoia, che sposò poi Pietro d'Aragona.

Si ritiene ormai con certezza che Dante, come probabilmente tutti i contemporanei, non sapesse della tristissima sorte dei quattro bambini. 

Venuta  a sapere della morte del marito, Elena provò a fuggire con i bambini, a tornare verso casa, partendo da Trani. Il mare in tempesta, però,  non permise loro di partire, e accettarono l'ospitalità del castellano di Trani. 

Ma qualcuno tradì. Sicari del papa, forse, da sempre nemico della stirpe di Federico II, e del re angioino: non si sa con certezza. 

Sappiamo che incontrò Carlo a Lagopesole,vicino Potenza. Sappiamo che era sola, che i bambini erano rimasti a Trani.

Probabilmente Carlo le offrì di sposare Enrico di Castiglia, fratello di Alfonso X, che così avrebbe trovato finalmente un territorio su cui governare; o forse le impose la rinunza alla dote. 

Beatrice Hohenstaufen di Sicilia
Di fatto dopo quel colloquio Elena fu portata alla Rocca di Nocera, e la figlia Beatrice a Castel dell'Ovo a Napoli. Una prigionia non troppo dura: avevano stanze confortevoli e personale di servizio, nonchè conservarono i beni e i gioielli personali. 

Elena morì a soli 30 anni. Beatrice  rimase prigioniera di Carlo d'Angiò fino al 1284, quindi per ben 18 anni,  quando Pietro d'Aragona, marito della sorellastra Costanza, non la fece liberare dopo aver rivendicato il trono di Sicilia. Sposò poi Martino IV, conte di Saluzzo.

E i piccoli Hohenstaufen? gli eredi legittimi del casato? sembra se siano dimenticati tutti, compresa la sorellastra Costanza e suo marito Pietro, che continuava a cercare allenaze ghibelline in Italia, contando sulla successione al reame per via della moglie.

I bambini invece erano vivi, ma prigionieri in Castel del Monte. Un documento del 1294, sotto il regno di Carlo II, attesta che i tre ragazzi rischiavano di morire di fame. Dunque la loro prigionia fu drmmatica, molto più dura di quella della sorella Beatrice. 

Quando nel 1299 Carlo II li volle trasferire a Castel dell'Ovo, erano uomini fatti, ma distrutti da tanti anni di prigionia. Enzo morì subito dopo il trasferimento a Napoli.  Il primo figlio di Manfredi, Enrico, morì dopo 52 anni di prigionia.

Solo Federico riuscì a fuggire. Probabilmente si gettò in mare. Raggiunse l'Inghilterra: una lettera di Edoardo II a Giovanni XXII del 1318 lo conferma, quando cercò accoglienza dal re inglese.

Federico Hohestafeun, ultime erede della casata sveva, seppur vivo e libero, non riuscì mai a farsi riconoscere veramente, nè a trovare una reale accoglienza,  nè in Inghilterra nè in Spagna. Girovago tra le corti d'Europa, non tutti furno disposti a riconoscerlo, per lo piiù lo prendevano per avventuriero o impostore. Morì in miseria in Egitto.

Sul perchè Carlo I d'Angiò  tenne in prigione i figli di Manfredi e non li eliminò mai, si sono potute fare delle ipotesi. Sicuramente Elena e Beatrice potevano servire come  prigioniere da riscattare o  essere oggetto di buoni contratti matrimoniali. 

Prigionieri da riscattare potevano essere anche i figli maschi, forse. Di fatto nessuna trattativa li richiese mai però. O forse in quanto innocenti non potevano essere decapitati. Esporli in pubblica piazza avrebbe riacceso focolai antiangioni. Meglio dimenticarli allora.

Una storia, quella degli eredi di una dinastia caduta in disgrazia che ha qualche analogia con la storia di piccoli York, Edoardo e Riccardo, rinchiusi nella Torre di Londra dallo zio Riccardo III, e mai più usciti. Probabilmente uno di loro, il piccolo Riccardo riuscì a fuggire, o forse riuscì a non entrarci mai, mandando al suo posto il figlio di un contadino. Anche lui provò a tornare, e non fu mai riconosciuto. Finì decapitato sotto Enrico VII.

 

Bibliografia:

Ludovico Gatto, Le grandi donne del Medioevo, Newton Compton, 2011

Michele Vocino, Regine di Napoli, Grimaldi 2017

Pasquale Cafaro, I figli di Manfredi, in Atti del 3. congresso storico pugliese, Cressati 1955


sabato 18 settembre 2021

L'inverno dei leoni, Stefania Auci

Chiudo il libro con la sensazione di aver vissuto per 5 anni (almeno quelli continuativi) in una città e di essermi persa dei pezzi fondamentali.

La storia dei Florio è straordinaria. Lo è anche per la sua drammaticità. 

Nel giro di tre generazioni due fratelli di Bagnara Calabra  creano un impero economico e perdono tutto, perfino il nome.

 Ho passeggiato spesso con gli occhi all'insù, affascinata dai grandi palazzi, dalle facciate grigie, spesso decadenti, pensando facessero parte di un passato molto lontano. 

Invece lo splendore diq uesta città è così recente che le nonne palermitane possono ricordarlo. 

Questo romanzo ha dato un volto e uno spessore ai tanti nomi di vie, e a tanti palazzi storici. E questo  è stato uno dei tratti più commoventi del libro.

Uno spaccato di storia recente che andrebbe più spesso menzionato, anche come esempio di imprenditoria del Sud.  Non dimentichiamo che i Florio sono stati più ricchi degli zar di Russia, e che ahho investito in moltissimi rami (dal vino al tonno, alle navi)
Un caso eseplificativo di come l'Unità d'Italia non ha giovato alle poche imprese del meridione.

Sì, i personaggi mi sono rimasti dentro, soprattutto i fratelli Ignazio e Vincenzo jr. Per una volta non ho empatizzato con le protagoniste femminil: Giovanna d'Ondes e Franca Florio sono certamente di grande forza, ma questi due ragazzi che si trovano sulle spalle tutte le responsabilità e il patrimonio di famiglia hanno conquistato la mia indulgenza.

Il libro è lungo. Se il primo volume (I leoni di Sicilia) si divora in pochi giorni, questo richiede più tempo. Le digressioni storiche sono frequenti e analitiche. Si vece che c'è moltissimo studio mditero ad ogni pagina. Le introduzioni ai capitoli forse non necessarie. Ci sono molte frasi in dialetto, alcune incomprensibili anche per me che lì ci ho vissuto. Forse si potevano fare delle note, non ci sarebbe stato niente di male.

A me che i libri piace leggerli velocemente, la lettura mi ha spesso stancata. Si riprende molto sul finale. 

Diciamo che le ultime 200 pagine riscattano la lentezza delle prime 500.

  "Ciascuno ha il suo modo per sfuggire al dolore,  e nessuno può rimproverare all'altro di aver tentato di sopravvivere, nonostante tutto."

Titolo: L'inverno dei leoni. La saga dei Florio. 

Autore: Stefania Auci

Pubblicazione: Nord, 2021 (Narrativa Nord)

Pagine: 688

giovedì 16 settembre 2021

Il primo giorno di scuola

Quel momento in cui devi affrontare l'ennesimo inserimento di tuo figlio.

Siamo in seconda elementare: con i bimbi speciali ogni cambiamento richiede un inserimento.

Ogni mamma sa che sarà una settimana di orari un po' sballati, di umori forse un po' ballerini al mattino, ma forse anche no. 

E' da agosto che Gugu chiede di tornare a scuola. 

Bene, bene: dice mamma Corie per farsi coraggio.

Non importa che stiano facendo i lavori nella sua scuola e che dunque la sede sia cambiata. Si adatterà. 

Non importa se ha cambiato l'insegnate di sostegno. Si adatterà.

Non importa se  una delle due maestre di classe è cambiata. Si adatterà anche a questo.

E così tutta la domenica pomeriggio, come milioni di altre mamme, anche Corie ha partecipato al rito collettivo dell'etichettatura del materiale scolastico.

Poi giunge il sospirato giorno, e la precaria succursale trovata dal Comune per i bimbi di seconda non è più disponibile. Si trattava in effetti dei locali della Parrocchia, quelli destinati al catechismo.

Peccato che la Curia (almen così si dice, ma non è stato trovato altro responsabile plausibile) tra il sabato e la domenica abbia cambiato idea.

28 mamme, qualche papà, e altrettanti bambini fuori la parrocchia di lunedì mattina alle 8. 

Alle 10 c'erano anche i carabinieri.

Soluzione: la mamma di una compagna di Gugu mette a disposizione il lido di famiglia per questa prima settimana. I bambini faranno lezione in spiaggia.

Tutto bellissimo, se non fosse che se Gugu vede una spiaggia vuole farsi il bagno. Potrebbe accontentarsi di rotolarsi nella sabbia. Non contempla proprio l'idea di sedersi a studiare.

E ovviamente c'è chi il figlio lo ha gà spostato di scuola.

Chi ha denunciato. Negazione di diritto allo studio. Sospensione di pubblico servizio. Ci sta.

Chi ha scritto lettere.

Chi si è presentato dal preside e dai relativi dirigenti.

Corie per la sua ha scritto, telefonato, aderito ad ogni forma di proposta fattibile, consapevole di non poter cambiare scuola, e che nel frattempo tutti stanno cercano una soluzione.

Quindi per ora il primo giorno di seconda elementare con nuovo sostegno, nuova maestra, nuova sede è stato anche il più breve inserimento della storia.

Chi l'avrebbe detto.

E siamo solo in seconda, eh. 


domenica 29 agosto 2021

Casa Tyneford, Natasha Solomons

 Questo libro è arrivato subito dopo Il Conte di Montecristo.

E un po' è sicuramente colpa sua. 

Cambiare genere è stato difficile, perchè il Conte ha in sé tutto ciò che il lettore cerca.

Per rimediare al blocco che sembrava imminente, ho pensato di prendere in mano un'autrice che mi era piaciuta moltissimo, che avevo apprezzato per la sua originalità nel raccontare una storia d'amore fuori dal comune.

Dalle stelle alle stalle, praticamente.

La storia è ambientata in questa antichissima residenza (addirittura un'ala della villa risale al tempo dei Tudor),  a ridosso sul mare.  La villa, oramai fatiscente, con una servitù ancorata ala passato glorioso, ma desueta anche negli anni '30, è abitata dal padrone di casa e da suo figlio, in età da matrimonio. Dopo l'annessione dell'Austria alla Germania, ospitano una giovane ebrea, cui offrono un lavoro come cameriera. 

Edda, la nostra protagonista, si adatta, pur provenendo dalla ricca borghesia. 

Aspetta di raggiungere i genitori e la sorella in America, vivendo con angoscia gli anni della guerra tra bollettini di guerra e lettere della famiglia. 

Ma in ogni caso è una protagonista con la quale non si empatizza.

Un libro noioso, pieno di descrzioni onestamente poco funzionali e poco suggestive. La storia d'amore è esile, non ho neanche capito se può definirsi tale. Non è chiaro se vuole proporsi come  testimonianza di vita nella seconda guerra mondiale, oppure essere semplicemente una storia d'amore a sfondo storico mal riuscita.

La storia è ispirata al reale Paese fantasma di Tyneham, nel Dorset, dove in effetti esisteva una straordinaria villa di epoca elisabettiana. Durante la seconda guerra mondiale la villa fu sequestrata dall'esercito e utilizzata per scopi militari. L'intero villaggio non fu mai restituito ai suoi abitanti, ma requisito da Churchill anche dopo la fine della guerra. La storia di Tyneham potete trovarla qui.

Titolo: Casa Tyneford
Titolo originale: The novel in the Viola
Autore:Natasha Solomons
Traduzione. Stefano Bertolussi
Pubblicazione:Neri Pozza, 2020 (I narratori delle tavole)
Pagine:413