mercoledì 24 febbraio 2021

Villette, Charlotte Brontë

Questo sguardo severo in copertina è quello di Lucy Snowe, protagonista assoluta di questo romanzo. 

Quando parte dall'Inghilterra Lucy, orfana e povera, desidera solo trovare un buon lavoro per mantenersi. Approda così a  Villette, immaginaria città di un immaginario Regno,  identificata con Bruxelles anche per via del fatto che Charlotte ed Emily Bronte vi soggiornarono per un anno. 

Lucy  lavora come insegnante di inglese presso un noto pensionato per studentesse. 

E da qui Lucy e l'eco interiore di tutto ciò che accade intorno a lei assorbono completamente la narrazione, riducendo a comparse tutti gli altri personaggi.

Madame Beck, John Bretton, Madame Bretton, Ginevra Franshaw, Polly  e persino Monsieur Paul Emanuel, che  pure  vengono tratteggiati minuziosamente, vanno avanti vivendo secondo le convenzioni del tempo: si incontrano, frequentano teatri e feste, si innamorano, si sposano. 

Via via la sua solitudine diviene  sempre più eclatante, soprattutto a se stessa. Sembra condannata all'ombra, ad assistere alla felicità altrui. Da qui quel suo carattere pungente, quelle argute risposte, soprattutto negli scambi con Ginevra. D'altronde il suo stesso cognome ci suggerisce un distacco. Distacco, non freddezza. Lucy Snowe è un'eroina passionale e sincera.

Giunti alla fine, non c'è neanche la consolazione di un sospiro di sollievo, perchè la protagonista una vera soddisfazione degli amorosi sensi non la arriva a conoscere. 

[Non si tratta di spoiler: Fazi in quarta di copertina rivela subito che la protagonista non si sposerà nel finale]

A essere giovani e sprovvedute lettrici, verrebbe da chiedersi dov'è il seguito, tipo quando la mia tredicenne cercava a tutti i costi il sequel di Orgoglio e Pregiudizio per vedere i figli di Darcy e Lizzie. 

In fondo la nostra eroina la lasciamo ancora molto giovane qui, e non tutto può essere finito in amore per lei. Insomma, il lettore a questa ragazza finisce per volere un gran bene, e vuole a tutti i costi riscattarla.

Reading on the garden path* Albert Aublet (1883)
Stiamo parlando di sentimenti, eh, perchè professionalmente
Lucy è inceccepibile, addirittura va migliorando. Che sia dunque il primo romanzo che racconta di una donna in carriera in stile Ottocento?

Dalla trama sembrerebbe protofemminista, se non fosse che il punto di forza di tutte queste pagine è  l'introspezione. Non c'è movimento, o minima emozione, o considerazione che non sia scandagliata, spesso personificata.   Non dimenticherò mai la pagina dedicata alla Giustizia.

Si tratta di un romanzo interiore e malinconico,  l'ultimo pubblicato da Charlotte Bronte, che aveva già perso le due amate sorelle e il fratello, e che morì appena due anni dopo. Si sente che è un romanzo maturo, a cui interessa rappresentare ciò che c'è dentro l'anima della protagonsita, non tanto ciò che le accade fuori. In questo senso sembra un romanzo russo, scritto da un'inglese.

Io ho cominciato ad amarlo quando ho smesso di cercare la svolta nella storia, lo snodo che avrebbe cambiato le cose. L'ho amato quando mi sono cominciata a godere Lucy e il suo tempestoso mondo interiore.

Titolo: Villette

Autore: Charlotte Bronte

Traduzione: Simone Caltabellotta

Pubblicazione: Fazi, 2013 (Le strade)

Pagine: 634

mercoledì 27 gennaio 2021

Mia nonna d'Armenia, Anny Romand

 Posso dire con orgoglio di aver allattato la mia primogenita leggendo La masseria delle allodole di Antonia Arslan.

[e così mi posso spiegare tante cose della sua adolescenza anche ...]

La mia passione per la causa armena nasce da una grande amicizia. Una ragazza molto dolce che ho conosciuto quando frequentavo la Scuola Vaticana di Biblioteconomia. Stringemmo subito, diventammo come sorelle per un lungo periodo.

Stamattina, appena ho finito il libro, le ho scritto. 

E' nata a Lione, e mi raccontò tutta la storia della sua famiglia, armena.

Da lì non ho mai smesso di amare questo popolo perseguitato. 

E questo, credo, sia uno degli ultimi libri scritti sull'argomento.

E' una storia scritta a due voci, una nonna e una nipote. Praticamente quello che avrei voluto fare tante volte con la mia, di nonna, che pure ha avuto una storia tutta particolare.

Serphouhi Hovaghian scrive un diario tra il 1915 e il 1917. E' il diario di una deportazione, delle fughe continue dalle carovane umane, in cerca di salvezza. Un diario di abbandoni e di disperazione.

Jean Louis Théodor Gericault, La Balsa de la Medusa
Con gli occhi e con il cuore di una bimba di non più di 10 anni, l'autrice accompagna il racconto della nonna con la sua percezione della Storia.

Una voce delicata e innocente che spiega uno dei più brutali genocidi del 20. secolo.

"E' un po'strana, mia nonna. La proteggerò sempre"

Una delle prime cose che le sentiamo dire. 

Tutto questo dolore non è passato senza lasciare traccia. La nonna alta, bionda, che parla francese, armeno, turco e greco, ha però una tristezza che la consuma. I ricordi della violenza, della fame, del freddo, della figlia perduta, la perseguitano ancora. Non ha paura di condividere con la nipotina tutto questo dolore, che tutti sembrano volersi lasciare alle spalle. E Anny, a soli 8 anni, vorrebbe difenderla da tutti i suoi fantasmi

Ci sono poi un paio di quadri citati più volte nel libro

Il massacro di Scio, di Eugène Delacroix

e

La zattera della Medusa, di Théodore Géricault

Non c'è solo la disperazione dei protagonisti, ci sono tutte le  persecuzioni delle minoranze.

E anche se tutto sembra finito, anche se tutto sembra racchiuso in un libro a (semi)lieto fine, non dobbiamo mai dimenticare di indignarci ancora di fronte all'orrore dela violenza.

 

 

Titolo: Mia nonna d'Armenia

Autore: Anny Romand

Traduzione:Daniele Petruccioli

Pubblicazione: La Lepre Edizioni, 2020


martedì 19 gennaio 2021

Desiderata

Meglio una scatola di Ferrero Rocher o tre di cioccolatini dozzinali?

La risposta non è così scontata. Allo stesso prezzo, il tempo di consumazione dei cioccolatini di fascia media sarebbe triplicato, e un piacere duraturo può essere altrettanto appagante di un piacere intenso, ma più fugace.

Perciò direi che il 2020 è stato l'anno del cioccolato dozzinale. 

Piccoli piaceri ossessivi. Desideri a basso sforzo.

Da marzo in poi, Corie ha dunque collezionato mug, tazze da tea di tutti i tipi e colori, con relative miliardi di bustine. Un gusto per ogni sfumatura di umore.  Ne sono serviti una quantità inverosimile, che ha necessitato l'acquisto di una bag per riporre le bustine, ovviamente.

Ha accumulato quaderni e agende, recuperando tra l'altro alcuni diari che Bimba non voleva più. Uno per i libri da acquistare, uno per quelli letti, uno per quelli letti col gruppo di lettura delle amiche, uno per appunti vari di un romanzo che chissà se avrà mai luce, uno per le citazioni, uno per gli appunti di lavoro, uno per le telefonate che non deve dimenticare di fare. 

Tutti rigorosamente rosa, qualcuno brillantato. 

Calze. Di tutti colori, e di tutte le fantasie. 

Libri. Un vero restyling della libreria. Aveva iniziato con la collezione Rba di Storie senza tempo, poi con i romanzi della von Arnim, e infine è diventata cliente oro di IBS.

Rossetti.  Iniziare a utilizzare il rossetto in piena pandemia con obbligatorio uso della mascherina. 

E' stato allora che Corie ha avuto un lampo di lucidità. 

Va bene lo shopping compulsivo in tempo di #iorestoacasa, ma a tutto c'è un limite.

La voglia di vita, avendo incontrato una strada inaspettatamente tortuosa e ripida, ha trovato una scorciatoia.   

Il cioccolatino dozzinale,insomma, invece del Ferrero Rocher.

Ecco dunque il mio desiderio per il 2021: che la confort zone della Corie che è in me si ribelli a stessa.

E così, tanto per inaugurare bene il nuovo anno, il proposito  è avere sempre in casa una confezione di Ferrero Rocher. Che duri almeno 10 giorni, però.


lunedì 9 novembre 2020

Una vita allo sbando, Anne Tyler

Anne Tyler n. 8.

 Tra i mille mila titoli pubblicati dalla mia autrice preferita, scelgo questo direttamente dalla mia libreria.

L'argomento è quello su cui spesso torno a tormentarmi: l'adolescenza e i suoi perchè.

Con una tredicenne e un decenne preadolescente in casa, ho spesso voglia di leggere storie di chi se la passa peggio della sottoscritta. Consola parecchio, devo dire.

Una mia cara amica, per spiegare al figlio cosa fosse l'adolescenza, gli ha detto che i ragazzi a quell'età assomigliano a degli ubriachi. Vagano così, quasi sempre in preda all'euforia, difficilmente concentrati sulle cose realmente da fare, oppure in preda agli sconforti più totali.

Evie e Drum, i protagonisti di questo libro, sono proprio così. 

Timidi e insicuri, vagano in mezzo a contorni sfumati, e sembra che facciano cose a  caso, guidati da una imprecisata voglia di  agire, non si sa bene in quale direzione.

Lei è una goffa diciassettenne, molto sola, con un padre apparentemente distaccato, ma forse solo incapace di fare il padre; lui, diciannovenne, un musicista narciso  e presuntuoso quanto basta, alla continua ricerca di conferme.

Le trova tutte in Evie queste conferme, desiderosa di vivere, pronta a darsi, a crescere, a non risparmiarsi, a vedere soluzioni ad ogni problema, a vedere il bello di ciò che sarà e non lo squallore del presente. 

Così a soli 17 anni Evie lo sposa, trascura la scuola, va a vivere in una baracca, ricuce tutti i rapporti che lui aveva sfilacciato, comincia  alvaorare per portare qualche soldo a casa.

Come tutte le donne che amano troppo, al limite dell'abnegzione, conosce anche lei la delusione di avere accanto un uomo che non ne è all'altezza.

 La delicatezza di Anne Tyler sa bene dove colpire.

Titolo: Una vita allo sbando
Autore: Anne Tyler
Traduzione: Laura Pignatti
 pubblicazione: Guanda, 2011 
Pagine: 218

venerdì 23 ottobre 2020

Via dalla pazza folla, Thomas Hardy

 

Non si può resistere ad una copertina così. 

Vale per un po' tutte le copertine della collezione (Storie senza tempo, ndr), solo che questo bordeaux proprio mi conquista. 

 Appena l'ho avuto tra le mani, non ho potuto fare a meno di proporlo nel mio gruppo di lettura: pur con le nostre peculiarità, quando si tratta di classici, siamo unite come non mai.

Un romanzo  classe 1874. Piena età vittoriana. Non ci sono  però le belle ville di Londra, la buona società, i pettegolezzi, i matrimoni combinati dalle madri, i facoltosi tenutari inglesi.

Qui siamo in piena campagna, ambientazione prettamente bucolica. Protagonisti: un pastore, un affittuario, un sergente, una bella affittuaria che infiamma il cuore di chi la incontra, Bathsheba Everdene.

Non è proprio una storia d'amore, anche se l'amore compare in ogni pagina di questo libro: quello discreto del pastore Oak, quello ossessivo di Boldwood,
quello ingannevole del sergente Troy.

E' la storia di una donna fiera, indipendente, che in piena epoca vittoriana rifiuta ben due volte il matrimonio, sicura di bastare a sé stessa

"Be', quello che intendo dire, è che non mi dispiacerebbe di fare la sposa a un matrimonio, se potessi farlo senza avere un marito. ma dato che una donna non può mettersi in mostra in quellamaniera da sola, non mi sposerò, almeno per ora."

Eppure Bathsheba finisce per innamorarsi innamora perdutamente.

"Bathsheba amò Troy nel modo in cui amano le donne indipendenti quando abdicano alla propria indipendenza. Quando una donna forte getta volutamente al vento la propria forza è peggiore di una donna debole che non abbia mai avuto neanche un bricolo di forza da gettar via".

In una cosa Hardy mi ha fatto pensare alla Austen: nella pessima figura che fanno i militari inglesi: in un modo o nell'altro, risultano inaffidabili.

 Via dalla pazza folla è un classico che passa un po' in sordina.

Contiene sull'amore delle verità universali, che però non lo rendono stucchevole. E' poetico nello stile, delicato dei sentimenti, intrigante nell'intreccio. Mi ha tenuta col fiato sospeso: non avevo proprio idea di come potesse finire, e di come Bathsheba avrebbe sbrogliato l matassa nella quale era finita. 
La traduzione rimane fedele ad un italiano un po' desueto, anticheggiante, che rende suggestiva la lettura a lungo andare. L'impatto con lo stile mi aveva un po' scoraggiata, bisogna prenderci un po' la mano. 
Dico solo che dopo le prime 50 pagine, la trama e lo stile sono così coinvolgenti che è difficile separarsene.

Titolo: Via dalla pazza folla
Titolo originale: Far from the Madding Crowd
Autore: Thomas Hardy
Traduzione: Enrico Mistretta
Pubblicazione: Rba (Storie senza tempo, 2020
Pagine: 361