mercoledì 20 aprile 2016

L'ultimo treno per Istanbul / Ayşe Kulin

Titolo: L'ultimo treno per Istanbul
Autore: Ayşe Kulin
Traduttore: L. Di Maio
Pubblicazione: Milano : Newton Compton, 2015
Pagine: 333

Un romanzo corale: una storia, tante voci diverse.
Una storia affascinante, ispirato a fatti realmente accaduti, che fanno luce su un aspetto poco noto dell'olocausto.
Ambientato tra la Turchia e la Francia, racconta la storia di tante famiglie ebree emigrate da un Paese all'altro, che il governo turco tenta in ogni modo di salvare riportandole nel loro Paese d'origine. 
Confesso che non ricordavo la posizione della Turchia durante il secondo conflitto mondiale, e ho dovuto, durante la lettura, consultare più volte le voci di Wikipedia per seguire bene i passaggi sugli equilibri diplomatici raccontati nel libro. Gran parte della narrazione infatti segue la difficoltà e la fatica del ministero degli esteri della Turchia per mantenere la neutralità tra Germania e Inghilterra, entrambe intenzionate a trascinare la repubblica  in guerra. 
Per una volta, insomma, i Turchi si liberano dai luoghi comuni e mostrano il lato umano e onesto del loro popolo. Per tutto il libro la loro neutralità e la loro laicità saranno il faro di salvezza del popolo ebreo oppresso e perseguitato dai nazisti.
Cuore del romanzo è la storia di due sorelle, figlie benestanti di una prestigiosa famiglia musulmana. Entrambe belle e colte, cresciute frequentando scuole private, imparando le lingue e pronte a vivere appieno la  nuova cultutra laica e aperta della Repubblica. Selva, la più piccola, scoprirà presto le contraddizioni di un Paese  non ancora realmente pronto alle novità: quando presenta il fidanzato ebreo alla famiglia si scatena il putiferio. Il padre la rinnega, e a lei al futuro marito non rimane che partire per Parigi, e poi stabilirsi a Marsiglia. Lo scoppio della guerra e l'occupazione nazista della Francia mette in serio pericolo la vita di Alfandari.
La storia delle due sorelle, emblematica sia a livello umano che politico (l'una ligia alle tradizioni, l'altra più ribelle, anche se entrambe hanno qualcosa di non risolto che le accompagna), si unisce a tante altre, dando vita ad un romanzo con tanti protagonisti, di cui viene raccontata la storia e il punto di vista, creando un forte legame con il lettore, che non può non sentirsi partecipe e fare il tifo per la salvezza di ognuno di loro.
Credo, però, che qualcosa non abbia funzionato nella traduzione. Alcune scene sembrano troncate: per esempio quando Selva si precipita per le scale vedendo i nazisti che portano via il marito per strada lasciando il bambino solo a dormire; oppure quando Marcel fa lo sgambetto agli ufficiali delle SS sul treno per Istanbul. Si ha la sensazione che dovessero avere delle conseguenze, invece rimangono lì, in sospeso.
Anche sullo stile ho qualcosa da dire: l'impatto è quello di un romanzo scorrevole, forse un po' superficiale; superate le 50 pagine si entra nel cuore della storia e allora il romanzo comincia ad appassionare.
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