4321, Paul Auster
Ovviamente non è l'unico caduto in questa specie di limbo nel quale si perderanno le storie nelle quali qualcosa non ha funzionato, pur riconoscendone le qualità. Il timore è che sia l'ennesimo romanzo destinato inesorabilmente all'oblio. Lasciatemi dire, però, che dopo quasi mille pagine, rassegnarmi a tutto ciò è davvero chiedere troppo.
E allora, cominciamo dalle cose che mi sono piaciute:
La genialata della struttura: seguire le sliding doors del nostro destino: 4 possibili noi che percorrono destini diversi.
Naturalmente, a pagina 300 circa, ho capito che dovevo
a) prendere appunti
b) cambiare l'ordine delle storie
c) comprare il cartaceo (per fortuna c'erano gli sconti Einaudi)
Assolutamente impossibile, per me, leggerlo in ebook. Ho avuto proprio bisogno, ogni tanto, di tornare indietro, rileggere dei passi, riprendere il filo, rigodermi delle riflessioni, scoprire che non avevo dato importanza a dei dettagli che invece l'avevano.
E questa cosa, se da una parte mi dava soddisfazione, dall'altra mi innervosiva. Sono una lettrice vorace: voglio godermi il viaggio, ovviamente, ma non voglio che sia eterno. Se ogni volta che sfoglio il libro, mi tocca (anche con piacere) ricominciare a leggere, non vedo mai la fine, e allora mi destabilizzo.
Ritorniamo agli aspetti positivi:
4321 è un inno alla scrittura. Anche alla letteratura, al cinema e alla lettura: ma soprattutto alla scrittura. E' proprio l'apologia della vocazione dello scrittore. Il protagonista, Archie Ferguson, in ogni versione della sua vita, non può prescindere dallo scrivere. Le pagine più belle sono al 4.3, dove Archie decide di diventare scrittore dopo aver letto Dostoevskij. Dostoevskij
Tra l'altro intanto il fatto che Archie sia nato il 2 marzo mi faceva iniziare la lettura sotto un buon auspicio: esattamente la data in cui ho iniziato la lettura.
Infine: è un grande romanzo americano ambientato negli anni '60: dietro le storie di Archie, dell'immancabile Amy, di Jim e di Noah, c'è la Storia di quegli anni: il movimento studentesco, l'assassinio di Kennedy, la lotta per i diritti civili dei neri d'America, il dibattito sul Vietnam, la rivoluzione sessuale.
Altra cosa piaciuta: l'amore che traspare per New York. Rispetto alla capitale di tutto l'universo mondo, le altre città non possono che essere "sbadigliopoli."
Mi è piaciuto poi come romanzo sull'identità: la riflessione di fondo che ognuno di noi è il prodotto sì delle nostre inclinazioni, ma che la nostra educazione sentimentale non dipende direttamente da noi, ma dalle circostanze della vita: lutti, abbandoni, incontri decisivi.
Ok, ho finito. Ora inizia la parte che non mi ha convinta.
L'ingranaggio si è inceppato su se stesso. E' tutto troppo.
- eccessivo nelle digressioni (giuste, ma troppo lunghe),
- eccessivo nel voler dare un nome a tutte le comparse (così il lettore si disorienta, non sa chi dovrà ricordare e chi no, e lo costringe a chiedersi continuamente se questo nome lo aveva già sentito nella stessa vita o in quella degli altri Archie Ferguson);
- eccessivo nella sintassi (periodi troppo lunghi).
Ma non è solo questo: è un profluvio di parole da cui mi sono sentita schiacciata fin dalle prime pagine: fatti, fatti, fatti, talmente tanti fatti che poi dopo 200 pagine te li sei dimenticati.
Ancora, i finali (ma perché????). Naturalmente e non posso spoilerarli, ma li ho ben appuntati sul mio book journal, qualora mi venisse in mente di ripensare a questo libro.
Infine, forse il nostro Archie si meritava una storia d'amore totalmente appagante e serena almeno in una delle sue vite. Eh lo so, così non sarebbe stato un romanzo americano, però ad Archie gli si vuole bene, questo sì: un ragazzo che in tutte le sue quattro vite non smette di conquistare il lettore, per quel suo peculiare e tumultuoso mondo interiore.La sconfinata fiducia che ho in Paul Auster mi ha spinta ad andare avanti, anche nei momenti di sconforto. E ce ne sono stati.
Ho capito però che forse questa sconfinata fiducia, che si è guadagnato con Follie di Brooklyn e Baumgartner, è meglio riporla in opere più brevi, che qui l'ego gli ha un po' preso la mano.
Libri così sempre meglio non affrontarli da soli: io ho condiviso la lettura con le mie amiche virtuali (e non) di Instagram. Ne è venuta fuori una bella chat di confronto e di riflessioni.
Paul Auster
Traduzione di Cristiana Mennella
Einaudi, 2019 (Super ET)
960 p.
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