A Londra con Freddie Mercury, Tamara Baris
Divorato nel fine settimana.
La sua passione di vecchia data si respira ad ogni pagina: la storia dei Queen e di Freddie Mercury è iniziata prima ancora che lei nascesse, e questo è un altro suo merito, perché ricostruire è più difficile che ricordare.
E adesso parliamo del libro. Se siete cresciuti con i Queen, che ve lo dico a fare: potrete seguire le sue tappe, che poi è un po' l'ossessione dei lettori, quello di seguire i passi e i luoghi delle ispirazioni che hanno generato le loro passioni; ma la cosa bella sarà il confronto degli aneddoti.
Quelle cose tipo "ah sì, l'avevo letto anche io " "essì, Freddie faceva proprio così" "non ci posso pensare, mi sto commuovendo" "epperò poteva dire anche quest'altra cosa" "siii, l'ho recuperata anche io quell'intervista" "ma questo come fa a saperlo???" e così via. E come ci piace riconoscerci nelle comuni passioni.
C'è una pagina in cui è lei stessa che se lo augura, con quella capacità che ha lei di essere autrice e lettrice insieme (e anche editor per la verità) e di guardarsi dall'esterno.
Se non lo siete, se siete invece in quella schiera di pubblico "che non può non dirsi Queeniano" perché con Freddie Mercury ci siamo cresciuti tutti, e perché appena leggiamo qualche parola delle canzoni di cui si parla nel libro cominciate inevitabilmente a canticchiare, allora uscite dalla pigra confort zone e magari è la volta buona che ci facciamo un po' di cultura musicale.
Inutile dire che io appartengo, ahimè, alla seconda categoria. Sono pronta, però, a farmi conquistare dal racconto, e a collezionare anche io qualche oggetto che mi possa ricordare di questa bella lettura e delle canzoni che l'hanno ispirata.
Di questa passeggiata a Londra mi porto a casa Garden Lodge, residenza di Freddie Mercury, il primo e ultimo posto in cui l'autrice cerca il suo protagonista. Non c'è niente di romanzato qui: l'ho detto che è una filologa, solo ricerca delle fonti, primarie e secondarie, per raccontare un personaggio. E dunque, guardare i quadri alle pareti, sbirciare nella sua libreria, scovare le sue chitarre, meravigliarsi nella suite specchiata, per non parlare del suo armadio (anche se lì qualcosa ci aspettavamo). E da lì parlare dei suoi gatti, di Mary (questa modestamente la sapevo anche io), e di Jim (Hutton): la Baris ne parla con classe, senza cedere al pettegolezzo, con grandissimo rispetto. Lo stesso che dimostra entrando in punta di piedi nell'altro argomento delicatissimo del libro: la malattia.
Spostare l'attenzione sui luoghi può aiutare, in effetti. Ma tanto quando vai a svelare le vulnerabilità di una personalità così dirompente, il colpo arriva dritto al cuore anche a chi come me, è stata una queeniana non praticante.
Bellissima la parte sulle origini della famiglia di Freddie, e poi quella del concerto a Wembley, il 13 luglio 1985.
Una leggenda tale che 40 anni dopo una scrittrice con il suo inseparabile zaino, che all'epoca non era ancora nata, ne sta ancora parlando.
Tamara Baris
Giulio Perrone editore, 2026 (Passaggi di dogana)
149 p.






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Due chiacchiere con Corie ....: