venerdì 4 settembre 2015

Telecamere nascoste

Che stia crescendo è indubbio. E anche che io mi debba dare una regolata.
Ho voluto mettere la sua età in stand by, ho voluto curarmi ancora di lei come si fa con i bimbi piccoli, e invece lei reclama la sua crescita. Lo fa il suo corpo, che in pochi mesi si è allungato e affinato. Lo fa la sua testa, che ha voglia di crescere, tra le mille insicurezze di una ottenne.
Quando  lo dicevano le mie amiche, che già quest'età sarebbe stata complicata, non ci volevo credere. Tanto tempo fa pensavo che non potesse succedere a mia figlia, di cui avrei tutelato finchè potevo l'infanzia. L'ho fatto, l'ho protetta la sua infanzia. Ma invitabilmente è cresciuta lo stesso in fretta. E io ho smesso di giudicare gli altri già da parecchio tempo, ormai.
E scalcia. Io cerco di tirare il freno, ma lei scalcia.
E ora devo farci i conti. Farmi venire qualche buona idea. Modificare il modo di essere madre, finora ancorato alla cura. Troppo facile insegnarle che non si toccano le prese, e che non si lancia niente dalla finestra, come faccio con Gugu. Che non si scalcia e non si fanno i capricci, come con Bimbo. Ora mi tocca spiegare, avere pazienza, ricordarmi di dissimulare le mie preoccupazioni quotidiane (che mi si leggono in faccia), sorridere di più, mordermi la lingua.
Due occhi mi scrutano, mi giudicano. Vogliono imparare come gira il mondo. Vogliono assomigliarmi, vogliono contestare tutto, vogliono delle nuove attenzioni tutte per sè.
Paul è molto più bravo di me. Quando lei scalcia lui rimane tranquillo, a volte ride. Sdrammatizza, la accetta per quello che è. E io vorrei una telecamera per spiare dentro di lui, e capire come si fa.


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