2 papi, 2 re e una regina: lo Scisma e la perdita di un Regno


 

 Giovanna I d'Angiò ha avuto quattro mariti e cinque pontefici. 

Se con i primi le vicende furono altalenanti e complicate, con i pontefici la diplomazia e il dovere, ma anche una buona dose di devozione, ebbero sempre la meglio.

Con il Santo Padre gli argomenti non mancavano: in particolare due le questioni che si ripresentavano puntualmente:

 il censo che Giovanna doveva a Roma, e per il quale era perennemente indebitata, 

e la questione matrimonio di Giovanna, che oramai,  data l'età della regina, era diventata la questione dell'eredità alla corona.

Per i fatti di cui raccontiamo adesso, siamo nel 1378:

 Giovanna aveva ricevuto la Rosa d'oro dieci anni prima da Urbano V, e ora il Papa Gregorio IX é tornato definitivamente a Roma dopo 70 anni di cattività avignonese, 

il terzo marito Giacomo di Maiorca, che le aveva causato più problemi che altro, è morto da tre anni, e lei ha un nuovo consorte, Ottone di Brunswick. Capitano di ventura, 55 anni, senza pretese al trono, con il solo dovere di servirla, riverirla e difenderla. Finalmente. Cosa si può volere di più. La risposta sarebbe scontata se non fosse che a Giovanna manca un erede diretto. Dei tre figli che aveva avuto, un maschietto e due femminucce, nessuno era sopravvissuto. 

Giovanna aveva già 50 anni, era ormai troppo tardi per pensare ad un figlio, e sapeva che nonno Roberto avrebbe voluto che il trono passasse alla discendenza di sua sorella Maria.

 Margherita, ultima figlia di Maria d'Angiò, andata in sposa al cugino Carlo di Durazzo, sembrava essere la designata al trono.  

In realtà le simpatie della zia erano state tutte per la primogenita, Giovannella di Durazzo. Giovanna aveva pensato per la sua nipote omonima a Federico IV d'Aragona, re di Sicilia. Nel 1365, quando la nipotina compì 21 anni, si pose seriamente la questione:  il matrimonio avrebbe rimediato all'annosa questione della Sicilia e degli aragonesi. E Federico era rimasto da poco vedovo di Costanza. Ma Giovannella non ne volle sapere. Sembra che, tra i numerosi pretendenti, a lei piacesse un certo Aimone di Ginevra. La zia non prese troppo bene l'infatuazione della nipote, tanto che la incarcerò letteralmente. E solo l'intervento di Urbano V, e la partenza di Aimone, le fecero riguadagnare la libertà. In ogni caso Giovannella non sposò Federico, ma Luigi di Navarra, senza la dispensa papale e meno che mai con la benedizione della zia. Si sposò, speriamo per lei, per amore, ma perse così il trono.

Ad ogni modo, su di lei non si poteva puntare per il prosieguo della dinastia. 

Agnese, la seconda nipote, aveva già rinunciato ai suoi diritti sposando Cansignorio della Scala. Rimanevano Margherita e Carlo, cugini di primo grado.

Nonostante le perplessità, il problema sembrava non imminente e tutto , fino alla morte di Gregorio IX, successore di quell'Urbano V che le donò la rosa, si reggeva su un (fragile) equilibrio.

Morto improvvisamente Gregorio IX nel 1378, venne eletto Urbano VI, ovvero Bartolomeo Prignano, napoletano.

Il caso, o piuttosto la folla, o ancora le pressioni di sante e politici, vollero che dopo 70 anni di papi francesi finalmente fosse eletto non solo un papa italiano, ma addirittura napoletano.

E a Giovanna la cosa non poteva che far piacere. Conosceva personalmente il nuovo papa, che era stato rettore dell'Università di Napoli e che ora era vescovo di Bari. In realtà aveva già fatto parlare di sé perché, pur avendo abitato ad Avignone per parecchio tempo, il Prignano ci teneva a mantenere i suoi diritti sulle terre pugliesi e ci fu una lunga vertenza con Francesco del Balzo duca di Andria a proposito di certe decime che il vescovo considerava inviolabili. 

In ogni caso, Giovanna non mancò di mandargli subito i suoi omaggi, tramite suo marito e il suo braccio destro Niccolò Spinelli.

Gli inizi del pontificato non furono malvagi: Urbano VI mise fine alla guerra degli otto santi, che vedeva coinvolta tutta l'Italia centrale, con Firenze come capofila.

Eppure venne fuori ben presto il carattere rigido e dispotico del Pontefice.

Urbano VI si inimicò molto presto i cardinali francesi, riducendo drasticamente i loro poteri e il loro stile di vita, per esempio privandoli di servi e cavalli, e obbligandoli a vivere a Roma nelle basiliche che presiedevano. Si diceva all'epoca che fosse spesso dedito al bere, e che non mancava di fustigare letteralmente i cardinali disobbedienti.

Si crearono così due opposti partiti, tra chi voleva addirittura interdirlo e chi voleva tenerlo, e Giovanna si ritrovò in mezzo. I cardinali francesi arrivarono ad assoldare truppe mercenarie contro il Papa. La sovrana tentennava: appoggiava ufficialmente ancora il Pontefice, aiutandolo militarmente, ma comunque fece in modo di proteggere i tesori personali dei cardinali francesi, scortandoli fino in Francia.

C'è da dire che non solo i francesi mal tolleravano il nuovo Pontefice. I cardinali italiani si riunirono dapprima a Sessa [Aurunca, ora provincia di Caserta, ndr], scegliendo come rappresentante Giacomo Orsini. Sostenevano che l'elezione del pontefice non poteva considerarsi  valida poiché la folla non aveva lasciato scelta.  

Giovanna I fu  nominata arbitra della spinosa questione. Giacomo Orsini fu certamente convincente, ma la regina aveva i suoi motivi per appoggiare un antipapa.

Urbano VI non volle in nessun modo prorogare i termini per il pagamento del censo che Giovanna gli doveva, addirittura minacciandola di scomunica. Invitò poi dall'Ungheria alla corte papale Carlo di Durazzo, presunto erede al trono: la sua presenza era già una eloquente minaccia per Giovanna. 

E dunque, una parte dei cardinali si riunì a Fondi, nel palazzo di un fedele della regina, Onorato Caetani, e il 20 settembre 1378 decisero per l'elezione di un altro papa. 
Sebbene si fosse fatto il nome di un altro italiano, Pietro Corsini, si scelse invece un avignonese, Roberto di Ginevra, con il nome di Clemente VII
 
E Scisma fu.

Anche Roberto non era una nuova conoscenza per Giovanna, perché fratello di quell'Aimone di cui si era infatuata sua nipote Giovannella.  

Lo scisma ebbe una fortissima ricaduta sul mondo occidentale. Carlo V di Francia appoggiò l'elezione dell'antipapa e anche Giovanna scelse la fazione francese invece che quella italiana. Fece consegnare subito a Clemente VII l'arretrato del censo dovuto alla Santa sede, fece arrestare gli emissari di Urbano VI a Napoli e organizzò a Castel dell'Ovo l'omaggio al nuovo Pontefice. I due papi non ci misero molto a venire alle armi, e Clemente VII subì ben presto la prima sconfitta a Marino da parte dell'esercito di Urbano VI.

Carlo III di Durazzo
In occasione della protezione data a Napoli a Clemente VII, Giovanna fece coniare una moneta. Sul dritto della moneta si legge: Ierl et Sicilie Regin (Giovanna era infatti anche regina di Gerusalemme), mentre al rovescio compare la scritta: Iesus Nazarenu. Questa legenda nel rovescio della moneta non compare in nessun altra moneta angioina. E anche questo conio è di estrema rarità. Fu probabilmente il modo più semplice per veicolare al popolo napoletano l'arrivo  del vicario di Cristo, Clemente VII. Ma servì a poco.

Roberto di Ginevra fu accolto a Napoli dalla regina, eppure il popolo non la seguì, e riservò a Clemente VII un pessimo benvenuto inneggiando a Bartolomeo Prignano. 

L'antipapa dunque partì subito per Avignone, e il conio di questa moneta resta uno degli ultimi atti politici di un regno durato 40 anni.

Urbano VI scomunicò Giovanna e la processò per Scisma (1379). Non contento, chiese l'intervento armato del re d'Ungheria, il grande Luigi, quello dell'invasione del 1348, e di Carlo III di Durazzo, chiamato in causa come successore al trono di Giovanna. 

Il 2 giugno 1381 Carlo III di Durazzo venne investito del Regno di Sicilia in San Pietro.

Fu così che Giovanna, con la bolla papale firmata da Clemente VII, scelse come erede al trono il fratello del re di Francia, Luigi I di Valois, duca d'Angiò.

E da guerra tra due papi, divenne guerra tra due re. 

Giovanna confidava nell'aiuto militare del Valois e nel valore del suo consorte Ottone di Brunswick,  ma Carlo di Durazzo aveva dalla sua un esercito di 7000 ungheresi e 1000 italiani.

Il caso volle che Carlo V, il re di Francia, morisse proprio in quel frangente e che Luigi divenisse il nuovo re di Francia, cambiando le sue priorità, e ritardando così l'intervento nel regno promesso.

Luigi di Valois, conte d'Angiò
Carlo entrò in città con il suo esercito e pose l'assedio a Castelnuovo, dove si era rifugiata Giovanna con i suoi fedelissimi. Nonostante le trattative, il 2 settembre 1381 Giovanna veniva fatta prigioniera a Castel dell'Ovo,   e poi, accusata di continuare a ordire congiure, trasportata al castello di Nocera e infine a Muro Lucano.

Nel frattempo Luigi era partito dalla Francia, investito del titolo di duca di Calabria (titolo ereditario del Regno) da Clemente VII. Purtroppo la notizia della discesa di Luigi accelerò la morte della Regina, poiché la sua morte privava di ragione l'impresa di Luigi contro il Regno. 

Il 27 luglio 1382 Carlo III fece diffondere la notizia della morte della regina. Il suo corpo fu trasportato al monastero di Santa Chiara, dove i francescani lo collocarono fuori dalle mura della chiesa poiché era morta eretica e scismatica. Il volto tumefatto e i lividi rendevano le sembianze della sovrana quasi irriconoscibili. Carlo III di Durazzo l'aveva fatta soffocare, probabilmente dopo averla maltrattata e affamata. 

Ogni napoletano sa che la sua anima insepolta, fuori le mura di Santa Chiara, grida ancora vendetta.

Per ora ci fermiamo qui, con la nota dolente della ingloriosa fine di una donna che, tra mille tempeste, tenne il trono per 38 anni.

Bibliografia 2.0:

https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Urbano_VI

https://it.wikipedia.org/wiki/Scisma_d%27Occidente

https://www.storiadellachiesa.it/glossary/grande-scisma-e-la-chiesa-in-italia/ 

https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanna-i-d-angio-regina-di-sicilia_%28Dizionario-Biografico%29

P. Brezzi, Il regno di Napoli e il grande scisma d'occidente, in Annali del Pontificio Istituto superiore di scienze e lettere ‘Santa Chiara 12 (1962), P. 9-32

Mario Gaglione, Converà ti que aptengas la flor : profili di sovrani angioini, da Carlo 1. a Renato (1266-1442), Lampi di stampa, 2009

Raffaele Iula, Quel denaro scismatico della regina Giovanna I d'Angiò per la zecca di Napoli, in Il Giornale della Numismatica, 5 settembre 2017

Davide Passerini, Gli Angiò-Durazzo: la rappresentazione del potere, Università degli studi di Napoli, 2019-2020 [tesi di dottorato]

Commenti

Storie del blog