[spin off] L'affare della duchessa Giovanna di Durazzo



E' verità universalmente riconosciuta che ogni nobildonna voglia diventare regina.

Questa storia è l'eccezione alla regola.

Giovanna d'Angiò Durazzo (1344-1387), duchessa del Regno di Napoli, e principale candidata alla guida del Regno per mancanza di eredi diretti della zia Regina Giovanna I d'Angiò, fece di tutto per evitare di indossare l'ambita corona.

Di lei abbiamo già accennato qui, a proposito del suo primo amore. 

Giovannella è la prima delle nipoti di Giovanna I, figlia di sua sorella Maria. Quella stessa sorella che, secondo nonno Roberto (il saggio), in caso di mancanza di eredi della maggiore, avrebbe avuto il trono.

In quanto a eredità e parentele, diciamocelo,  gli Angiò non furono proprio degli assi.  

La confusione che si creò quando fu chiaro che la regina non avrebbe avuto figli cui lasciare il trono (ma anche prima oserei dire), e tutti gli accolli che questa corona comportava, furono forse tra le cause che fecero scientemente desistere Giovannella dal voler diventare Giovanna II. 

Angioini di Napoli

Eppure i Regno di Sicilia non si può dire che non fosse ambito. 

Luigi il Grande d'Ungheria lo mise a ferro e fuoco nel 1348 rivendicandolo dopo la morte del fratello, Andrea d'Ungheria. Solo la peste fermò l'invasione degli ungheresi nel Regno, ma Luigi non rinunciò mai al suo progetto di gioventù.

 L'assassinio di Andrea costò la vita al padre della piccola Giovanna. Sua madre, Maria, donna di leggendaria bellezza, fu corteggiata dal re ungherese, che considerava evidentemente cosa facile fare fuori la regina Giovanna, impalmare la sorella che già aveva reso vedova, ed ereditare il trono. 

Giovanna I organizzò così il rapimento di Maria  da Castel dell'Ovo, dove era semiprigioniera della regina. Acconsentì alle nozze con Roberto del Balzo, su richiesta del padre Ugo, conte di Avellino, il quale organizzò una flotta per portarla fino in Provenza, e si prese più confidenza di quello che gli spettava: Maria subì violenza e fu costretta alle nozze, ma Roberto non fece una bella fine, morendo avvelenato in prigione 3 anni dopo.

All'epoca dei fatti, la nostra duchessa Giovanna aveva circa 10 anni, e fino a quel momento non aveva avuto certo un'infanzia spensierata.

Dopo la morte del padre, la custodia di Giovannella e delle sue sorelle, Agnese e Margherita, passò alla regina Giovanna, che dovette lottare non poco con lo zio delle bimbe, Luigi di Durazzo,  per la loro custodia.

Di cose che succedono nel back office di un trono, insomma, Giovannella già ne aveva viste abbastanza. Senza contare che anche lei era stata promessa con tanto di scambio di anelli al piccolo Carlo Martello, suo primo cugino, primogenito della regina e Andrea d'Ungheria, preso in ostaggio dallo zio Luigi d'Ungheria e mai più tornato in patria. 

Divenne sempre più chiaro col tempo che il suo non sarebbe stato un ruolo qualsiasi: anche lei era una pedina della scacchiera, e anche lei doveva fare la sua mossa.

Angioini d'Ungheria

Quando, nel 1363, Giovannella conobbe Aimone di Ginevra, la sua mano se l'erano già contesa in tanti, ma, tra tutti, alla duchessa  questo Aimone sembrava piacere parecchio. Si erano incontrati per la prima volta ad un ballo ad Aversa. Aimone faceva tappa lì perché in viaggio per la crociata in Terrasanta con Amedeo VI di Aosta, e pare che avessero iniziato a frequentarsi, con tanto di scambi di doni (lei gli regalò un palafreno,  lui un anello di diamanti) e, qualcuno azzarda che addirittura ci possa essere stato un matrimonio segreto.

Ma il matrimonio (quello ufficiale almeno) non si fece. 

La zia aveva tutt'altri piani per la sua nipote primogenita. 

Non fu un affare da poco, perché Giovannella era così tanto incapricciata del suo svizzero che la zia finì con l'imprigionarla, sperando di farla addivenire a più miti consigli (i suoi, ovviamente). La regina proponeva Federico IV d'Aragona. L'unione, non è necessario neanche specificarlo, avrebbe messo fine alla diatriba con gli Aragonesi in Sicilia e riunito il regno. 

Urbano V si disse d'accordo: il matrimonio s'ha da fare. Eppure non si fece neanche questo.

Giovannella aveva mandato un suo fedelissimo ad informarsi sulle doti fisiche e umane del suo presunto promesso sposo, e niente di buono ne era venuto. Perciò preferì la prigionia al matrimonio. 

Dal canto suo, sebbene politicamente vantaggioso in futuro, la regina Giovanna  rimase molto delusa dalla rivolta di Messina del 1364. Federico assicurò di esserci entrato poco, ma la regina non ci avrebbe messo la mano sul fuoco. In fondo lei doveva spianare la strada agli eredi, non agli usurpatori.

In più, si era messo di mezzo Urbano V che intimò alla regina di liberare la nipote e di trasferirla fuori dal regno, per tutelarne l'incolumità.

Eppure il tempo stringeva. Giovanna era al terzo matrimonio: nel 1362 aveva sposato Giacomo di Maiorca, ma l'unione era più infelice che mai, perciò di figli  eredi non se ne vedeva l'ombra. Luigi d'Ungheria e Carlo V di Francia erano già d'accordo per spartirsi il regno con un bel matrimonio: Luigi d'Orleans, figlio secondogenito di Carlo V di Francia, avrebbe sposato Caterina, figlia primogenita di Luigi il Grande d'Ungheria. 

Carlo si sarebbe preso la Provenza, e Luigi il Regno di Napoli.

Non solo. La sovrana temeva un colpo di mano anche da parte di Filippo di Taranto, terzo marito di sua sorella Maria.

Ma tra due litiganti il terzo gode:

Il 18 giugno 1366 la duchessa Giovanna di Durazzo, 20 anni,  sposa, a sorpresa, Luigi di Navarra. Un matrimonio che scatena un putiferio. Scomuniche e interdetti.

Questo Luigi di Navarra altri non era che il fratello di Carlo II il Malvagio e il figlio di Giovanna II di Francia. Carlo fu la spina nel fianco di Giovanni II il Buono di Francia e di suo figlio Carlo V, e dunque anche di Urbano V, papa francese residente ad Avignone. 

Alleato degli inglesi e dei castigliani fedeli a Pietro I contro l'usurpatore Enrico di Trastamara, prese parte alla guerra dei cent'anni logorando la corona francese. Luigi di Navarra, il fratello minore di Guglielmo, aveva partecipato a tutte le battaglie con discreto successo. Nel 1365 ebbe in dono dal fratello la contea di Beaumont le Roger e la signoria d'Anet.

Un ramo cadetto insomma,  un cavaliere. 

Urbano V si infuriò, anche perché nella questione spagnola lui parteggiava per Enrico di Trastamara, proprio come Carlo V e la regina Giovanna. 

Per dimostrare il suo scontento, addirittura la regina non si presentò al matrimonio. 

Giacomo IV di Maiorca
Tuttavia, col senno di poi, sembra improbabile che il papa e la regina non ne sapessero nulla. Troppe  le trattative che precedevano l'unione dei due. Giovannella era troppo ricca per non essere tutelata da patti prematrimoniali: il fior fiore dei giureconsulti napoletani erano andati in Spagna a patteggiare le condizioni del matrimonio con un cavaliere tanto meno solido di lei. 
E' più facile che il falso sdegno fosse dettato dall'amicizia con Carlo V.

A volere questa unione e a portare avanti le trattative in loco potrebbe essere stato Giacomo di Maiorca,  marito della regina. Proprio nel gennaio del 1366 Giacomo era tornato in Spagna per combattere al fianco dei Navarresi il comune nemico aragonese cui non aveva mai perdonato la presa di Maiorca e la sua prigionia. 

I coniugi non erano mai andati troppo d'accordo, e anche da lontano Giacomo riuscì a far infuriare la sua regina, mettendola ancora in difficoltà col re francese, suo storico alleato, ma inviso a Giacomo per via del suo appoggio ai sopraffatori Enrico di Trastamara e Pietro IV d'Aragona.  Chi può dargli torto.

Ad ogni modo, scomuniche e interdetti durarono poco, e il cavaliere spiantato di Giovannella si rivelò quello che ci voleva per la duchessa. 

Tra i tanti possedimenti  che aveva ereditato figurava anche il ducato di Durazzo. Minacciato e, a poco a poco, conquistato dai bulgari, si era ormai ridotto alla sola città di Durazzo. 

L'anno del matrimonio tra Giovannella e Luigi di Navarra fu anche l'anno in cui il principe albanese Karl Thopia minacciò la città angioina. 

E chi meglio di un cavaliere abituato a mettersi in gioco sui campi di battaglia per cercare di riprendere ciò che era suo? Luigi e Giovanna ebbero il sostegno di Carlo il Malvagio e anche di Carlo V nell'impresa.  Luigi impiegò la compagnia di mercenari della Navarra che avevano già combattuto con lui in Francia. Ripresero Durazzo nel 1376, ma Luigi morirà poco dopo. 

Stemma di Luigi di Navarra, conte di Beaumont
[Piccola parentesi di gossip medievale: Luigi lasciò erede il suo figlio illegittimo, avuto dalla donna cui era legato, ma non sposato per veto posto dal fratello in Navarra, Maria di Lizarazu: Charles du Beaumont, secondo di quattro figli, capostipite di una famiglia che rimarrà sempre legata alla Navarra, di cui lo stesso Charles divenne luogotenente]

 Da Giovanna invece Luigi non ebbe figli.

Quando nel 1376 Giovannella si ritrovò vedova, e dunque di nuovo sulla piazza degli affari matrimoniali, qualcosa era cambiato nel Regno, e tanto per cambiare niente era facile.

Sua zia Giovanna era implicata fino al collo nello Scisma d'Occidente. Assieme al re di Francia sosteneva Roberto di Ginevra, in arte Clemente VII, fratello del primo amore di Giovannella, Aimone, quello che le costò la prigionia. E' proprio vero che in amore in guerra non si guarda in faccia a nessuno.

Comunque, se la prima volta se ne era uscita per il rotto della cuffia, unendosi in matrimonio senza nessuna benedizione ufficiale, questa volta doveva fare il suo dovere.

Serviva un fedele alleato alla casa dei Valois e degli Angiò, e serviva protezione per l'immenso patrimonio della duchessa.

Nell'aprile del 1379 sposa Roberto IV d'Eu della casa d'Artois, in quel momento uno dei più fedeli alleati del re di Francia. 

Stemma degli Artois
Gli Artois erano i discendenti di Roberto, fratello di Carlo I d'Angiò e Luigi IX. Roberto II il nobile era stato reggente di Carlo II dopo la morte dello zio Carlo I, mentre il cugino era prigioniero degli aragonesi.

Da poco poi, dopo il fattaccio di Roberto III, avevano riconquistato la fiducia del re di Francia, acquisendo sotto Giovanni il Buono la contea d'Eu, e giurando da quel momento devozione e fedeltà alla corona francese. 

Ciliegina sulla torta: Roberto aveva 12 anni meno della sposa: lei 33, lui 21. 

[NdR Il caso volle che la contea di Beaumont, appannaggio di Luigi di Navarra, primo marito di Giovannella, fosse appartenuta solo due generazioni prima proprio agli Artois. Roberto III la perse a causa di un brutto affare di falsificazione degli atti ereditari, e Filippo VI lo mandò in esilio. Carlo V poi, la cedette a Carlo II il Malvagio nel 1354 con il trattato di Mantes.]

Al matrimonio di Giovanna e Roberto parteciparono anche le sorelle minori di Giovannella: Agnese e Margherita.

Margherita aveva sposato suo cugino Carlo III di Durazzo nel 1370, e con lui aveva vissuto in Ungheria i suoi primi 5 anni di matrimonio

Un ciclone  stava per travolgere la casa reale, e quel ciclone era proprio Carlo. Cresciuto in Ungheria per volere di Luigi I il Grande, che al trono di Napoli non rinunciò mai, Carlo si schierò (con tutto il suo esercito) dalla parte di Urbano VI. 

Giovannella, che pure si era rifiutata di aiutare economicamente la regina per difendersi da Carlo, tuttavia scelse di resistere con la zia e sua sorella Agnese a Castelnuovo in attesa dei rinforzi. L'assedio al castello fu serrato: si dice che furono lanciati cadaveri e barili pieni di sterco per provocare un'epidemia all'interno. E chissà se non si sia mai pentita di aver sottovalutato il cognato.

La regina Giovanna dovette trattare, e firmò praticamente la sua condanna. 

Giovanna e Roberto prestarono omaggio a Carlo III, re di Napoli.

L'omaggio della coppia, che, non dimentichiamolo mai, sarebbe dovuta per diritto sedere su quel trono a cui Giovannella pure non sembrava tenere, non convinceva il re Carlo. 

A Carlo servivano soldi, e Giovanna non aveva nessuna intenzione di cedere. Fu così che provò l'ennesima prigionia in Castel dell'Ovo. Questa volta non ci fu nessun papa che ne potesse ordinare la scarcerazione.

 Lei e suo marito finirono lì i loro giorni, trattati come traditori. 

In quegli anni confusi e agitati non vennero neanche a sapere della morte del padre di lui. Roberto avrebbe ereditato la contea francese, e magari ci sarebbe stata per loro una via di scampo.

I ricchi e numerosi feudi della duchessa furono coattivamente  passati alla corona, e lo stesso giorno dei funerali Margherita si dichiarò duchessa di Durazzo. 

Bella, ricca, fiera, orgogliosa, caparbia, Giovanna duchessa di Durazzo avrebbe avuto il giusto piglio per governare il Regno che le spettava. Eppure ha deciso consapevolmente di restare nelle pieghe della storia, cedendo ad altri  il ruolo di primo piano.


Gisant della duchessa Giovanna di Durazzo e Roberto d'Artois

Bibliografia: 

Mario Gaglione, Converà ti que aptengas la flor : profili di sovrani angioini, da Carlo 1. a Renato (1266-1442), Lampi di stampa, 2009 

Davide Passerini, Gli Angiò-Durazzo: la rappresentazione del potere, Università degli studi di Napoli, 2019-2020 [tesi di dottorato]

Angela Valente, Margherita di Durazzo vicaria di Carlo III e tutrice di re Ladislao, Napoli, 1919

Pietro Fedele, L'amore di Giovanna di Durazzo per Aimone 3. di Ginevra, Miscellanea di studi storici in onore di Antonio Manno, 1912

Eustachio Rogadeo, Il primo matrimonio di Giovanna duchessa di Durazzo, Trani, 1902

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