Tancredi di Lecce, un caso di body shaming nel medioevo normanno svevo
Si sa che a scrivere la storia siano i vincitori.
In questo caso i vincitori furono gli Svevi, e la loro versione della storia è raccontata da Pietro da Eboli nel Liber ad Honorem Augusti, cronistoria ufficiale e filoimperiale dei fatti che vedono Costanza d'Altavilla erede al trono di Sicilia e il suo ufficiale antagonista, Tancredi di Lecce contendersi il Regno di Sicilia.
Tancredi di Lecce, per interderci, è quello con l'uccello in testa nel quadro qui sopra. Doveva essere il 1190, stava entrando a Palermo ed era appena stato incoronato re di Sicilia, a dispetto di quanto aveva esplicitamente richiesto Guglielmo II (il buono), che aveva designato sua erede la zia Costanza.
Costanza d'Altavilla è l'ultimogenita di Ruggero II, nata pochi mesi dopo la sua morte. Prima di lei, nonostante la numerosa prole, nessuno dei figli gli era sopravvissuto.
Il primogenito, Ruggero III (118-1148) conte di Lecce, non aveva avuto figli legittimi, ma solo due naturali, nati dalla relazione con una nobildonna di Lecce, Tancredi (eccolo, il nostro protagonista) e Guglielmo.
Dopo la morte del padre, Tancredi e Guglielmo, nonostante fossero nati fuori dal matrimonio, crescono comunque alla corte del nonno. Tancredi si fa subito notare: il ragazzo non è proprio obbediente e assertivo; partecipa a tutte le sommosse possibili: contro suo zio Guglielmo il Malo nel 1155 e poi nel 1161, sommossa che costa la vita a suo cugino Ruggero IV di soli 9 anni. Tancredi prova la prigione e anche l'esilio a Costantinopoli, e torna in Sicilia solo nel 1166, quando al potere c'è Guglielmo II.
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Costanza d'Altavilla |
E infatti, quando Guglielmo spira nell'autunno del 1189, Tancredi si fa incoronare re pochi mesi dopo, nel gennaio del 1190. All'epoca infatti, l'elezione poteva avvenire per acclamazione dei vassalli.
Il suo fedele cancelliere Matteo d'Aiello un po' ne convince, un po' ne corrompe, fatto sta che si arriva senza colpo ferire alla sua elezione. Il legato papale è presente e approva.
Le cose sembrano andare lisce anche perchè Costanza ed Enrico sono in Germania, a fare le veci del padre di lui, Federico Barbarossa, partito per la Terra Santa per la Terza Crociata (e mai più tornato).
E' da qui, dal suo ingresso a Palermo che parte il Liber di Pietro da Eboli, opera composta quando già la partita per Tancredi era persa, ovvero tra 1195 e il 1196. Il suo regno era già una parentesi chiusa.
Ipotesi 1. Si tratta di rapaci. La falconeria non è nata con Federico II, ha origini molto più antiche, e i normanni ne erano appassionati. Il fatto che non convince è che gli uccelli siano piccoli e un po' ridicoli. E già questo basterebbe a ridicolizzare la figura di Tancredi, piuttosto che a simboleggiarne la regalità.
Nelle raffigurazioni dell'epoca non è difficile incontrare personaggi con ali sulla testa, solo che vengono associati a figure demoniache (ndr)
Ipotesi 2. (molto affascinante). Si tratterebbe di una citazione intertestuale, ovvero di una variante dei 4 uccelli neri accanto ai Poetae vel magi spiritu immondo instructi, una miniatura dell'Hortus Deliciarum di Herrade de Landsberg del XII secolo, un bestseller dell'epoca.
Potrebbe voler far riferimento alla sapienza di Tancredi nel campo dell'astrologia e della divinazione, doti che senz'altro il re aveva, dato che era cresciuto alla corte di Palermo. Tuttavia, come dice la didascalia, l'ispirazione dei poeti si deve agli spiriti immondi, ovvero demoniaci.
E siamo sempre qui.
Non basta.
Gli epiteti che riguardano Tancredi usati da Pietro da Eboli sono un impressionante sequela di ingiurie: nano, vecchio mostro, prodotto abortivo, scimmia incoronata, uomo deforme (simia, turpis homo, , embrion infelix et detestabile monstrum, facie senx statura puellus; hec abortivo stupet), un essere tanto deforme da suscitare la repulsione delle nutrici.
In un'altra miniatura, Costanza d'Altavilla viene rappresentata enorme in vesti regali, a colloquio con un Tancredi minuscolo rannicchiato sul trono.
Colpi bassi, insomma. Va bene essere partigiano ma, noblesse oblige, non si fa il tifo contro. Soprattutto se la partita è già vinta.
Ora che Tancredi non fosse una gran bellezza, o almeno non lo fosse per i canoni dell'epoca, ce lo dice anche Ugo Falcando nel suo Liber de Regno Siciliae, (diretto concorrente di Pietro da Eboli nel raccontare la storia di quegli anni), nel quale lodava la bellezza del fratello minore Guglielmo e diceva di lui che "l' ingegno era superiore alla sua bellezza".
Questa insistenza sulle doti fisiche di Tancredi potrebbe essere dovuta alla sua linea dinastica. Suo padre, Ruggero III era figlio di Ruggero di II e di Elvira di Castiglia, a sua volta figlia di una principessa araba, e dunque probabilmente mora. Si trattava di Zaida di Siviglia,quarta moglie di Alfonso VI il valoroso (di Castiglia e Leon). Dunque dai bisnonni Tancredi avrebbe forse ereditato il coraggio, ma anche le caratteristiche fisiche arabe, rinomatamente molto diverse da quelle normanne.
Se questo non è body shaming.
Ecco come Pietro descrive la fine del regno di Tancredi:
Nulla manent hodie vetera vestigia fraudis qua Tancridinus polluit error hunum ipsaque transibant derisi tempora regis
(Nulla rimane oggi dell'antica frode con cui Tancredi oltraggiò, e quei tempi ridicoli sono solo un ricordo)
La storia di Tancredi si chiude infelicemente con la sua morte a Palermo, nel 1194. Suo figlio Ruggero era morto l'anno prima.Bibliografiia 2.0:
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Due chiacchiere con Corie ....: