giovedì 24 marzo 2016

Balzac e la piccola sarta cinese, Dai Sijie

Titolo: Balzac e la piccola sarta cinese
Autore: Dai Sijie
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 2006
Pagine: 176


Erano anni che avevo in wishlist questo titolo, che rappresenta una tappa quasi obbligata dei lettori seriali.
Venendo da una lettura completamente opposta, una spy story tutta intreccio,  ho avuto un attimo di smarrimento.
Perchè questo è un libro che procede per immagini, non certo per colpi di scena.
Un lungo racconto, ambientato nella Cina di Mao. 
Due ragazzi figli di medici con fama di dissidenti (ci vuole poco, in certi regimi) vengono spediti in un campo di rieducazione. 
Si tratta di un campo sperdutissimo nelle campagne, a due giorni di cammino da un villaggio minuscolo, costretti a lavori fisici faticosi e spessi umilianti. 
Tao, grande narratore, Ma violinista.
Il capo scopre il loro talento nel narrare storie, e gli concede di andare ogni tanto al cinema del villaggio, allo scopo di tornare e raccontare tutto il film, con gli stessi tempi, recitandolo alla perfezione. 
Nessuno può rimanere indifferente al fascino dell'arte, che sia la musica o la mimesi del reale, neanche dei contadini analfabeti.
Tao e Ma fanno amicizia con la figlia del sarto di quelle campagne: una vera e propria autorità. Un evento eccezionale accompagna l'ingresso del sarto nei villaggi, motivo di vanto per le famiglie che possono permettersi nuovi abiti, e corredato da una vera e propria ritualità. 
Ma l'incontro che cambierà loro la vita è quello con il loro amico Quattrocchi, che nasconde in casa una valigia in cui tiene gelosamente nascosti i romanzi occidentali. Un vero tesoro. 
Tao e Ma riescono a rubare la valigia. 
Meravigliosa la scena in cui la aprono, e scoprono le copertine di Balzac, Flaubert, Dumas.

"Rimanemmo abbagliati. Io avevo l'impressione di venir meno, ero come in preda all'ebbrezza. Tirai fuori i libri dalla valigia a uno a uno, li aprii, contemplai i ritratti degli autori, e li passai a Luo. Mi sembrava, a toccarli con la punta delle dita, che le mie mani, diventate pallide, fossero in contatto con delle vite umane."

Inizia così il fermo proposito di Tao di ingentilire la piccola sarta di campagna, raccontandole le storie dei grandi romanzieri occidentali. 
Dunque, sembrerebbe un libro incentrato sull'amicizia. E lo è, è anche la storia di un'amicizia fedele sincera, ma è soprattutto un libro sul potere devastante della letteratura. 
La lettura cambia le persone, ci trasforma, possiede un potere che non a caso il regime non aveva sottovalutato.
Lo fanno, nella loro ingenuità, i due giovani protagonisti, scoprendosi però diversi dalla macchina da lavoro voluta dal programma di rieducazione: scoprendo di avere un'anima, e un cuore che palpita. 
Lo scopre anche il sarto, tanto che nel villaggio cominceranno ad andare di moda dei piccoli vezzi alla marinara (richiami al marinaio di Dumas, che lo aveva tenuto sveglio ben 9 notti); e lo scopre loro malgrado anche la piccola sarta. 
La scoperta sarà una vera rivoluzione, non solo per i tre giovani amici.
Un libro che nella sua semplicità incanta con le sue evocazioni, che pretende dei fermi immagine, e che spinge a riflettere su come la lettura ci ha cambiati.
Posta un commento